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Dal mondo

Ocse: nel 2018 Pil mondiale in crescita
Usa e Germania spingono l’economia

Focus sull'impatto nazionale e internazionale della riforma fiscale approvata a fine anno negli Stati Uniti

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Le previsioni sull’andamento dell’economia mondiale dell’Ocse sono ancora più rosee del previsto. L’asticella della crescita attesa per il biennio 2018 – 2019 viene, infatti, adesso riposizionata sul +3,9% (rispettivamente +0,2% e +0,3% rispetto alle precedenti stime). I fattori chiave che hanno spinto l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico a rivedere grafici e percentuali sono soprattutto la riduzione delle imposte e l’aumento della spesa stabiliti negli Usa negli ultimi tempi e la recente politica di stimolo fiscale decisa dalla Germania. Nell’Interim Economic Outlook di marzo, intitolato non a caso “Getting stronger, but tensions are rising”, si puntano i riflettori anche su tutti gli elementi che suscitano preoccupazione e che potrebbero invertire l’andamento positivo dell’economia mondiale. Un intero paragrafo dell’Outlook, infine è dedicato alla riforma fiscale Trump, approvata a fine 2017, e al suo impatto sull’economia statunitense e su quella dei Paesi confinanti (Canada e Messico, in primis).
 
L’analisi sul Tax Cut and Jobs act e gli effetti nel breve periodo
Per l’Ocse, la riforma fiscale targata Trump e la decisione del Congresso degli Stati Uniti di aumentare il tetto alla spesa pubblica per i prossimi due anni implicano un significativo allentamento della politica di bilancio di circa l'1% del Pil statunitense per i prossimi due anni. Sulla base di questa premessa, l’Interim Outlook tratteggia una prima valutazione degli effetti che le nuove misure fiscali degli Usa avranno nel breve periodo.
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico parte dalla considerazione che, nell’insieme, la riforma Trump potrebbe far crescere il Pil americano di ulteriori 0,5 e 0,75 punti percentuali. Inoltre, le modifiche legislative approvate poco più di tre mesi fa dovrebbero causare ulteriori effetti a catena, a partire dai contraccolpi positivi su altre economie, in particolare quelle del Messico e del Canada. Complessivamente, però, i costi diretti del Tax Cuts and Jobs Act aumenteranno il deficit degli Usa di circa lo 0,7% del Pil nel 2018 e di un ulteriore 0,7% nel 2019. In seguito, l'impatto sul disavanzo scenderà intorno allo 0% entro il 2026-27.
Un’altra conseguenza della riduzione dell'aliquota Ires decisa dalla riforma fiscale 2017 è il calo del gettito derivante dalle imposte sul reddito delle società stimato intorno a circa lo 0,5% del Pil nel 2018 e allo 0,8% nel 2019. L’Ocse ipotizza che la riduzione delle aliquote Irpef, invece, provocherà una riduzione delle entrate erariali pari a circa lo 0,6% del Pil entro il 2019. Gli altri effetti attesi della riforma Trump sono l’aumento degli investimenti delle imprese, la crescita delle importazioni e la riduzione della disoccupazione, che dovrebbe ridursi dello 0,5% nel 2018-2019.
 
L’economia corre più forte del previsto, e non solo negli Usa
La riduzione delle tasse e gli aumenti della spesa pubblica decisi negli ultimi tre mesi negli Stati Uniti, insieme alle nuove politiche di bilancio tedesche sono i fattori alla base della revisione al rialzo delle stime di crescita globale realizzate dall’Ocse. La crescita sarà molto più sostenuta di quanto inizialmente immaginato non solo negli Stati Uniti, ma anche in Germania, Francia, Messico, Turchia e Sudafrica. Negli Stati Uniti, in particolare, il Pil dovrebbe aumentare tra il 2% e il 3% nel 2018 - 2019. Inoltre le misure fiscali introdotte dal Congresso potrebbero aggiungere tra il mezzo punto e tre quarti di punto (percentuale) alla crescita del Pil statunitense, con ricadute positive anche su altre economie, specie quelle confinanti. I tassi di crescita più forti dell’economia mondiale derivano anche dalle misure fiscali messe in atto da molti Paesi negli ultimi due anni, è il commento dell’Organizzazione internazionale. Data la ripresa, però, Parigi consiglia ai governi di evitare di puntare su politiche eccessivamente pro-cicliche. Secondo i tecnici dell’Ocse, invece, sarebbe più utile riflettere su come spostare le risorse disponibili in modo da affrontare le sfide strutturali nei singoli Paesi. L'attenzione del legislatore fiscale, pertanto, dovrebbe spostarsi verso il medio termine e verso la predisposizione di misure che rafforzino le prospettive di una crescita che sia al contempo solida e inclusiva. A preoccupare l’Ocse, infine, è il paventato aumento del ricorso al protezionismo che rischia di danneggiare la crescita e i posti di lavoro. Il probabile aumento dei tassi d’interesse potrebbe inoltre far emergere tensioni e vulnerabilità finanziarie, causando ulteriori problemi alle economie coinvolte.
 
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