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Ocse: il successo di politica fiscale
dipende dalla qualità delle norme

Nell'ultimo recente Rapporto l’organizzazione delinea il trend del federalismo negli ultimi vent'anni

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L’analisi dell’Ocse evidenzia i progressi del processo di consolidamento fiscale intrapreso nell’ambito degli strati intermedi di governo all’indomani della crisi scoppiata nel 2008 e i passi ancora da compiere per riportare l’asticella del debito sotto la soglia di guardia.
Nell’area Ocse, il deficit governativo generale è schizzato dall’1 per cento del prodotto interno lordo nel 2007 all’8 per cento nel 2009, per poi tornare al 6 per cento nel 2012. Nello stesso arco di tempo, i bilanci delle amministrazioni locali erano vicini al pareggio nel 2007, successivamente hanno registrato un deficit del 2 per cento e si sono ripresi nel 2012 arrivando sotto l'1 per cento del Pil. Complessivamente, dunque, le finanze dei governi locali hanno subito meno gli effetti della crisi rispetto a quelle dei governi centrali.
Al momento, la situazione finanziaria delle amministrazioni locali è giudicata complessivamente positiva nella maggior parte dei Paesi Ocse, anche se alcune amministrazioni devono ancora lavorare molto per riportare il debito ai livelli pre-crisi.
 
Il quadro normativo – In secondo luogo, il Report dell'Ocse sottolinea che la sostenibilità delle politiche fiscali adottate dai governi locali è strettamente connessa alla qualità delle norme fiscali vigenti. Nel lungo periodo, norme fiscali ben congegnate – che garantiscano un certo grado di flessibilità nei momenti di declino e, al contrario, possano essere rafforzate nelle congiunture positive – contribuiscono a consolidare le finanze pubbliche, offrono un ammortizzatore contro gli eventi avversi, aiutano a stare in guardia di fronte agli eccessi di spesa e conferiscono autonomia finanziaria ai governi locali.
 
Le parole d'ordine: decentralizzazione, competizione e perequazione – La relazione dell’Ocse accende un faro anche sulla correlazione positiva tra decentralizzazione e Pil pro capite, pur ammettendo che l'effetto economico in questo caso è relativamente contenuto.
Un capitolo è dedicato, inoltre, all'analisi dei vantaggi e dei limiti della competizione fiscale fra giurisdizioni diverse. In particolare, la competizione fiscale è maggiore per le imposte sui redditi delle persone fisiche e delle imprese, mentre è più debole per le imposte sui consumi e sulla proprietà immobiliare. Ancora, le aliquote sono più basse nelle giurisdizioni ricche rispetto a quelle povere, più alte negli agglomerati urbani rispetto alle zone periferiche.
Lo studio si concentra, infine, sulla perequazione fiscale, intendendo con questa espressione il meccanismo di trasferimento che consente a giurisdizioni diverse di fornire ai propri cittadini servizi pubblici simili mantenendo lo stesso livello di imposizione, nonostante alcune giurisdizioni siano economicamente più forti di altre. I dati dell'area Ocse dimostrano che la perequazione fiscale, ingrediente sociale chiave del federalismo, ha un forte effetto redistributivo e contribuisce a eliminare le differenze nei tassi di benessere regionale. È però anche vero che questa strategia ha un costo e può, in alcuni casi, minare gli sforzi di sviluppo degli enti locali.
 
Fisco locale protagonista – In conclusione, dal Report si evince che la leva del Fisco a livello locale è una risorsa cruciale per stimolare la sostenibilità, la trasparenza e l'efficienza dei servizi pubblici. Ne consegue che i sistemi adottati da ogni Paese per distribuire ai vari livelli il potere di tassare, riscuotere le imposte e ripartire i fondi hanno un impatto rilevante sulla struttura e sul funzionamento del sistema fiscale nel suo complesso e possono avere implicazioni positive sul piano delle performance macroeconomiche. 
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