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Dal mondo

Ocse: su sviluppo e crescita,
America Latina chiama Cina

Presentato il Rapporto 2016 che si sofferma sulle prospettive economiche e le strategie del continente

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I tempi sono maturi per rafforzare le relazioni economiche tra America Latina e Cina e promuovere moderne strategie di sviluppo reciproco. È questa la prima sommaria conclusione della nona edizione del Latin American Economic Outlook realizzato dall’Ocse, con la collaborazione della Commissione economica per l'America Latina e i Caraibi e della Banca di sviluppo dell'America Latina. Il rapporto, presentato in Colombia durante il primo meeting tra i ministri degli Esteri della Conferenza iberoamericana, parla chiaro e non fa sconti a nessuno dei Paesi coinvolti.

 
Tesi e sintesi del nuovo modello cooperativo
La diagnosi parte dai dati raccolti dai tecnici dell’Organizzazione internazionale. Nel 2015 il Pil complessivo dell’America Latina è sceso al di sotto della media Ocse per il secondo anno di fila e le previsioni sull’andamento del Prodotto interno lordo continentale sono seriamente preoccupanti. Gli alti tassi di crescita economica sperimentati negli anni 2000 sono ormai un ricordo del passato.
Tuttavia, le economie latinoamericane e caraibiche non formano un blocco compatto e omogeneo e non bisogna generalizzare. Mentre in Messico e America Centrale l’esportazione delle produzioni industriali e manifatturiere è in ripresa, i paesi andini stanno lottando duramente per mantenere gli attuali livelli di crescita. Infine, le due economie chiave del sub-continente (Brasile e Venezuela) sono alle prese con un periodo di recessione. Il quadro complessivo, perciò, appare tetro.

La cura è semplice ed è presto detta: Cina, Cina, Cina
All’appello proveniente dall'Ocse si sono uniti la Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (Cepal) e la Banca di sviluppo dell'America Latina (Caf). Tutti i soggetti che hanno collaborato alla stesura dell’indagine auspicano una maggiore collaborazione tra America Latina e Cina all’insegna dello sviluppo. A trarne vantaggio sarebbero tutti gli attori coinvolti. La Cina dal canto suo potrebbe servirsi dell'America Latina come una fonte affidabile di materie prime, un solido mercato per le sue esportazioni e una destinazione attraente per diversificare i propri investimenti verso l'esterno.
Per risultare redditizia, la partnership dovrebbe promuovere almeno un certo grado di simmetria nelle relazioni commerciali, investimenti nei settori strategici e rilevanti trasferimenti di tecnologia e know how. Ma soprattutto, dal punto di vista dell’America Latina, per il rapporto di Ocse, Caf e Cepal, bisogna puntare sullo sviluppo delle competenze professionali e sull’innovazione, per evitare una pericolosissima inversione di tendenza. Entro il 2030, infatti, saranno circa 200 milioni i cinesi ad aver raggiunto livelli superiori di istruzione, il doppio dei laureati disponibili sui mercati dell'America Latina. Prepararsi subito alle sfide che deriveranno da queste trasformazioni garantirebbe maggiori probabilità di mantenere in vita il circolo virtuoso instauratosi tra le due macro aree geografiche.
 
Le ragioni della nuova (santa) alleanza
Dal 2000 a oggi, le relazioni commerciali tra l'America Latina e la Cina hanno sperimentato un'espansione straordinaria, moltiplicando i valori iniziali di 22 volte. Il dato è ancora più sorprendente se paragonato allo sviluppo dei rapporti economici tra la Repubblica popolare cinese e il resto del mondo, che negli ultimi quindici anni si è “solo” triplicato. Oggi la Cina svetta come il principale partner commerciale per Brasile, Cile e Perù.
La dipendenza nei confronti della Cina riguarda anche i movimenti di capitali. Negli ultimi cinque anni il flusso di prestiti diretti verso l'America Latina provenienti da banche e finanziarie cinesi ha raggiunto quota 94 miliardi di dollari, facendo diventare la Repubblica popolare il più grande finanziatore della regione. Per i firmatari dello studio, pensa un po’, questa tendenza è destinata a durare nel tempo. 
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