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Dal mondo

Ocse: Trinidad e Tobago, l’eccezione
che vale un “cartellino rosso”

Presentati i risultati aggiornati delle procedure di revisione adottate su trasparenza e scambio informazioni

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Anche l’Ocse tra i protagonisti del G20 tenutosi ad Amburgo nei giorni scorsi. L’Organizzazione con sede a Parigi ha presentato i risultati aggiornati delle procedure di revisione portate avanti del Global Forum sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali.
 
Trinidad e Tobago tra i meno disciplinati
Cartellino rosso ancora valido per Trinidad e Tobago, unico Stato rimasto sulla lista nera dei Paesi che non cooperano nel contrasto all’evasione fiscale che l’Ocse ha presentato nei giorni scorsi al G20 di Amburgo. Ai big della Terra l’Organizzazione con sede a Parigi ha fornito un quadro esauriente sullo stato dell’arte. Le isole Marshall sono riuscite negli ultimi mesi a diventare parzialmente collaborative, mentre Andorra, Antigua e Barbuda, Costa Rica, Dominica e Repubblica Dominicana, Guatemala, gli Stati federali di Micronesia, Libano, Nauru, Panama, Samoa, gli Emirati Arabi e Vanuatu sono riusciti a ottenere lo status di ampiamente collaborativi. Tra questi, Guatemala, Micronesia e Panama hanno acquisito la nuova condizione partendo da una situazione di assoluta chiusura.
 
Al debutto la special fast-track review procedure
I risultati presentati al Global Forum sono stati resi possibili grazie all’adozione della nuova procedura accelerata di revisione tra pari (special fast-track review procedure), approvata all’unanimità durante il Global forum di Tbilisi nel novembre 2016. Tre i criteri utilizzati dall’Organizzazione con sede a Parigi per indentificare i Paesi più a rischio. In pratica, per evitare di finire nella lista nera gli Stati hanno a disposizione tre comportamenti virtuosi: o essere largamente conformi agli standard sullo scambio di informazioni su richiesta, o impegnarsi a diventarlo entro il 2018, o aderire a una convenzione multilaterale sulla mutua assistenza.  
 
I prossimi sviluppi del Common Reporting Standard
La nota Ocse che accompagna i risultati della procedura avviata negli ultimi quindici mesi evidenza anche l’importante spinta propulsiva che l’indagine sui cosiddetti “Panama Papers” ha avuto sul rafforzamento del contrasto all’evasione. Il prossimo step, sottolinea la nota, sarà l’implementazione dello standard sullo scambio automatico di informazioni, Common Reporting Standard (CRS), per il quale l’Ocse ha progettato anche un’infrastruttura tecnologica a disposizione dei Paesi aderenti. I primi sviluppi si concretizzeranno a partire dal prossimo settembre, coinvolgendo in una prima fase cinquanta giurisdizioni.
 
Quasi dieci anni di lavoro allo specchio dei risultati
Arrivano così i frutti importanti di quasi dieci anni di lavoro. Il Global Forum sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali, infatti, nasce nel settembre del 2009, raccogliendo l’eredità di un gruppo di lavoro che già da qualche anno lavorava in seno all’Ocse per contrastare l’evasione sul fronte internazionale. La task force è riuscita a supportare i 142 Paesi membri nell’adesione agli standard internazionali sullo scambio di informazioni, sia automatico che su richiesta. Più di settemila, inoltre, i nuovi accordi siglati per lo scambio di informazioni. Come sottolinea la nota, “la cooperazione fiscale internazionale tra Stati e giurisdizioni è diventata ormai la norma”, proprio grazie all’attività del Global Forum.
 
Il ruolo dei report di monitoraggio
Sono più di 250 i processi di revisione tra pari (peer review) portati avanti in questi anni, grazie alle quali è stato possibile un confronto reciproco in materia di trasparenza fiscale tra i Paesi partecipanti. L’attenzione del Global Forum continua spesso oltre i processi di revisione, attraverso l’elaborazione di report di monitoraggio sull’effettiva attuazione degli standard internazionali all’interno dei singoli Stati.
 
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