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Dal mondo

Ocse: per la Turchia riforme,
equilibrio, coesione le priorità

Pubblicato l’ultimo rapporto economico che, a Gaziantep, è stato presentato dal segretario generale, Angel Gurría

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Economic Survey 2016: l’Ocse conferma il trend di forte crescita del Pil turco per l’anno in corso (circa +4%). Le analisi dell’istituzione internazionale – realizzate, va detto, su dati precedenti alla crisi nazionale di portata storica provocata dal tentato golpe di metà luglio – dipingono un quadro abbastanza positivo. Intanto perché in Turchia l'economia ha resistito bene alle difficili condizioni esterne degli ultimi anni. E poi, per via dell’intraprendente mondo imprenditoriale, che ha dimostrato notevoli capacità di adattamento alle mutate condizioni dei mercati.
L'indagine, presentata a Gaziantep dal segretario dal segretario generale dell'Ocse, Angel Gurría, e dal vice primo ministro turco Mehmet Şimşek, stila una lista di priorità da affrontare, inviando alla classe dirigente le consuete raccomandazioni targate Parigi.
Il primo aspetto evidenziato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è presto detto: in Turchia la robusta crescita economica continua a convivere con un’incredibile miscela di contraddizioni.
Illustrando i risultati del rapporto poco prima del fallito colpo di Stato, Gurrìa ricordava che, sebbene "la Turchia ha dovuto affrontare momenti difficili”, il lato positivo della situazione in cui versa oggi il Paese è che le imprese stanno “dimostrando la loro straordinaria capacità di recupero e la loro eccezionale versatilità”, indirizzando le esportazioni verso mercati più promettenti, in modo da cogliere opportunità finora non del tutto sfruttate.
Anche per questo, per il segretario generale, “la sfida per il futuro sarà quella di riequilibrare l'economia”, spostandone il baricentro da un eccessivo affidamento sui consumi interni ​​a un modello più decisamente orientato sull’export.


 
Il contraccolpo della guerra in Siria, la società turca e il contesto economico
Nonostante tutto, nel 2016 l’economia del Paese viaggia a vele spiegate. E questo malgrado i venti contrari causati dai conflitti che imperversano al confine meridionale della Turchia, le tensioni interne nelle regioni orientali, le restrizioni al commercio verso la Russia e l'afflusso di milioni di rifugiati provenienti dal Medio Oriente.
Per l’Ocse, che si preoccupa non a caso di questi aspetti, ulteriori interventi sono però auspicabili. Almeno per cercare di aumentare i tassi di produttività e per far compiere alla Turchia ulteriori passi avanti sul sentiero di una crescita più equilibrata e socialmente sostenibile, in modo da innalzare gli standard di vita per tutta la popolazione. In ogni caso, le auspicate riforme dovrebbero mirare a rafforzare la capacità di ripresa economica e la coesione sociale e a migliorare il contesto imprenditoriale, in modo da permettere alle imprese turche di diventare grandi, internazionalizzarsi e uscire dal nido protetto rappresentato dal mercato nazionale. 
Tra i vari aspetti sociali, l'indagine dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico prende in esame anche la complessa questione del preoccupante flusso di rifugiati dalla Siria. Per Parigi, tutto il Paese dovrebbe compiere ulteriori sforzi per sostenere l'integrazione dei profughi nei posti di lavoro e per garantire opportunità di istruzione a tutti i nuovi arrivati.
 
Ridurre l’inflazione e dare spazio alle donne nel mercato del lavoro
Nel rapporto, l'Ocse incoraggia la Turchia a continuare a progredire, realizzando un piano d'azione di ampio respiro per affrontare i problemi strutturali presenti nel Paese. Inoltre, i tecnici di Parigi consigliano alle classi dirigenti turche di perseguire politiche macroeconomiche prudenti volte a abbattere l'inflazione, e di preoccuparsi di stimolare gli investimenti esteri e migliorare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Sempre in materia di mercato occupazionale, per dare slancio alla crescita della produttività, Ankara dovrebbe garantire parità di trattamento alle imprese di tutte le dimensioni e promuovere la qualità e l’aggiornamento professionale delle risorse umane. Inoltre, per Parigi sono necessari ingenti investimenti sul know how del capitale umano, soprattutto per recuperare il ritardo accumulato dalla Turchia rispetto alle best practice internazionali.
 
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