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Dal mondo

Olanda: sulla via del rigore fiscale
"folgorati" anche i Tulipani

Tra i paladini più risoluti nel sostenere la politica di austerity di Berlino, oggi vacillano sotto il peso delle tasse

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Il Primo Ministro olandese, Mark Rutte, illustra, e concorda, di fronte ai membri del Governo, le misure fiscali, 14, che avrebbero dovuto ricondurre il deficit entro il parametro debitorio dettato da Bruxelles. In pratica il salvagente contabile del 3%. Come passo successivo l’attuale Capo dell’Esecutivo non si reca in Parlamento per richiedere su questo testo il sì della maggioranza, piuttosto sale le scale della residenza reale e sfoglia, con la regina, il documento che accompagna la lettera di dimissioni che, al termine dell’incontro, presenta ufficialmente. L’irritualità di questa agenda risiede nella motivazione. È la prima volta, infatti, che un capo di Governo lascia la sua carica per ragioni esplicitamente fiscali. Comunque, con queste dimissioni si allunga la lista dei Paesi segnati da istantanei cambi di Governo vittime della nuova linea dell’austerity del fisco decisa da Berlino, e appoggiata tra l’altro, oltre che da Parigi, dalla stessa Olanda, che nei mesi scorsi ha espresso la voce più dura riguardo il salvataggio della Grecia, superando spesso nei toni la Germania. È per questo che analisti, ed economisti, evocano, prima di scorrere le tavole statistiche del Paese dei Tulipani, le parole “….chi è causa del suo mal pianga se stesso”.   Pensioni e mutui vittime dell’austerity fiscale modello Amsterdam – Nel complesso, le misure fiscali in questione avrebbero condotto a un risparmio sostanziale pari a circa 13miliardi di euro. La stima massima, contenuta nel documento, si spinge ad indicare in 16miliardi di euro il potenziale di risparmio. Sfogliando le norme si tratta d’una duplice azione convergente parallela sia sul versante dei tagli alla spesa sia su quello della riduzione degli sconti fiscali e dell’aumento delle imposte e delle tasse a oggi in vigore. Nel dettaglio, la riduzione del budget destinato ai pensionati è senza dubbio tra le misure che hanno convinto parte della maggioranza che sosteneva il Governo a sfilarsi. In termini strettamente fiscali la palma del rigore spetta però al taglio, verso il basso, della possibilità di scontare fiscalmente gli interessi sui mutui. In Olanda, da anni, si applica uno sconto eccezionalmente generoso. Di recente, secondo uno studio della Banca Centrale olandese, è proprio da questa misura fiscale, eccezionalmente sbilanciata sui bilanci dei sottoscrittori dei mutui, che deriva il boom, registrato negli ultimi anni, della posizione debitoria dei singoli contribuenti olandesi. In pratica, mentre dieci anni or sono il lavoratore medio olandese vantava una solidità di risparmio che poteva gareggiare con quella dei Paesi più lontani dalla top list dei debiti familiari, negli anni successivi proprio questa politica di apertura fiscale ha determinato la scalata del debito delle famiglie che, oggi, di fatto spinge l’Olanda tra i Paesi meno virtuosi.   Questione di deficit – Comunque, il pacchetto di misure fiscali che l’Esecutivo si apprestava a varare si poneva come finalità il rientro del deficit all’interno della soglia del 3% indicata da Bruxelles. Attualmente, infatti, a causa del prolungarsi della recessione economica e della pessima performance dell’area euro, il deficit olandese è stimato ampliarsi sino al 4,6% del pil. Uno squilibrio eccessivo che necessita di un immediato intervento. Eppure, come sottolineato da molti esperti, Amsterdam investe all’incirca 40 miliardi di euro a Hong Kong, e altrettanti in Lussemburgo e in Svizzera. Al contempo, l’Olanda ha lanciato una decisa iniziativa di consolidamento delle relazioni fiscali, soprattutto dirette all’avvicinamento di giurisdizioni a bassa tassazione. Dunque, la macchina economica e il sistema finanziario, non sembrano affatto prossimi a un esaurimento di capitali. Somme significative che, nonostante i forti sconti fiscali e i percorsi agevolati in vigore, migrano al di fuori dei confini nazionali piuttosto che puntare sul consolidamento degli investimenti domestici. Anche in questo caso lo squilibrio risulta palese, oltre che eccessivo e forse un maggior rigore del fisco, sul versante dei controlli, sarebbe ben accolto.
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