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Dal mondo

Onu: avanza la proposta africana di una
Convenzione globale sulla tassazione

Un recente report del segretario delle Nazioni Unite promuove l’idea dei ministri finanziari dei Paesi africani

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Le Nazioni Unite cominciano a tracciare una road map per superare l’attuale patchwork di iniziative, promuovere un “multilateralismo più interconnesso, inclusivo ed efficace” nel contrasto dei flussi finanziari illeciti internazionali e arrivare al varo di una Convenzione globale sulle questioni fiscali. È questo il tema centrale del recente report del segretario dell’Onu, Antonio Guterres, predisposto a seguito dell’approvazione della risoluzione A/RES/76/196 in cui gli Stati membri hanno messo nero su bianco la priorità condivisa di contrastare i flussi finanziari illeciti internazionali. Un’esigenza che vede in prima fila il continente africano: il report, infatti, rilancia la recente proposta della Conferenza dei Ministri del continente di arrivare a una Convenzione globale sulla tassazione.

Egemonia africana
Il documento tiene conto dell’emergere di una leadership coesa nel continente africano, capace di prendere l’iniziativa nel dibattito che attraversa l’Onu. Arriva, infatti,  dalla cinquantaquattresima sessione della Conferenza dei Ministri delle Finanze dei Paesi africani dello scorso maggio l’invito a cominciare i negoziati per giungere alla sottoscrizione di una “Convenzione internazionale sulle questioni fiscali”, con la partecipazione di tutti gli stati membri dell’Onu e dei più rilevanti stakeholder per “affrontare – spiega il report –  i flussi finanziari illeciti di natura fiscale e in particolare l’erosione della base imponibile, il trasferimento degli utili e l’evasione fiscale, compresa la questione della tassazione dei capital gain”. Del resto, il recente rapporto Africa Initiative ha messo in evidenza i sempre migliori risultati conseguiti in Africa in materia di scambio di informazioni. A partire dal 2014 i Paesi africani hanno, infatti, esteso notevolmente le reti dello scambio di informazioni, con il numero di relazioni Eoi (Exchange of information) che è cresciuto complessivamente da 913 a 4.135 nel 2021. Non è comunque la prima volta che la proposta di giungere una Convenzione Onu in materia fiscale viene avanzata, anzi nel marzo 2022 una prima bozza di tale testo è stata proposta all’Eurodad (una rete di 58 organizzazioni della società civile da 28 Paesi europei) e alla Global Alliance For Tax Justice da un gruppo di esperti in tassazione internazionale.

Un sondaggio Onu sullo scambio di informazioni per supportare i Paesi più fragili
Secondo il report “ci sono una serie di ragioni che spiegano perché sono proprio i Paesi che ne avrebbero più bisogno a ricevere meno informazioni utili a contrastare le frodi fiscali. Per esempio, questi Paesi possono […] non avere sufficienti capacità tecniche o possono aderire a una vasta gamma di impegni che risultano poi di costosa applicazione […]. Specialmente i Paesi in via di sviluppo […] possono avere bisogno di migliorare la capacità di usare efficacemente le informazioni”. E proprio per individuare con precisione gli ostacoli principali nell’attività di scambio di informazioni il Comitato di esperti nella Cooperazione internazionale in materie fiscali dell’Onu predisporrà a breve un sondaggio Paese per Paese. Alla base di questa iniziativa si trova anche Il Codice di Condotta sulla Cooperazione nel contrasto all’evasione fiscale internazionale adottato con la risoluzione 2017/3, che invita formalmente i Paesi Onu a scambiare informazioni sul fisco, sia da un punto di vista civilistico che penale, e approva il lavoro svolto in materia di scambio automatico. Del resto, il Report sottolinea l’efficacia di alcune delle iniziative attuate dai Paesi membri. “Molti Paesi – si legge nel documento – hanno avviato programmi di voluntary disclosure e per rafforzare la compliance, promuovendo allo stesso tempo lo scambio automatico di informazioni. Queste iniziative e le investigazioni offshore, rese possibili dallo scambio di informazioni su richiesta, hanno contribuito a generare globalmente 112 miliardi di euro in entrate addizionali, 30 dei quali nei Paesi in via di sviluppo”.

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