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Dal mondo

Pakistan: incentivi fiscali e tasse soft,
due novità che fanno discutere

L’obiettivo del governo è stimolare gli investimenti esteri e locali e rilanciare le attività produttive

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Attrarre maggiori investimenti esteri e locali con incentivi fiscali sempre più appetibili. Rilanciare l’economia e salvaguardare i conti pubblici attraverso un aumento calibrato delle entrate. Sono queste le idee chiave che guidano la nuova politica fiscale del Pakistan, repubblica islamica federale  in cui la pressione fiscale media è fra le più ridotte dello scenario mondiale. Lo stato asiatico, punto di collegamento fra il Medio Oriente e l’Asia meridionale e per questo centrale nella geopolitica mondiale  fin dalla fondazione nel 1947, è retto dall’esecutivo guidato da Nawaz Sharif. Il veterano della politica pakistana è ritornato al governo dopo il successo nelle elezioni della primavera 2013 (dopo una pausa lunga 14 anni) e ha  messo sul tavolo una serie di novità fiscali destinate a fare discutere.
 
Gli incentivi fiscali  – Pur partendo da una delle pressioni fiscali più basse al mondo, pari circa al 9% della ricchezza prodotta, il governo pakistano ha introdotto una serie di ulteriori esenzioni e crediti di imposta per stimolare gli investimenti esteri e locali e rilanciare le attività produttive.  In particolare, le imprese hanno a disposizione crediti di imposta dal 10 al 20% per gli investimenti e per la sostituzione di impianti e macchinari.  Non solo, un credito di imposta pari al 100% dell’imposta dovuta  per cinque anni è previsto per le aziende che rinnovano impianti e macchinari con investimenti a capitale totalmente nuovo.
 
Nelle zone economiche speciali l’esenzione raddoppia – Col supporto del Governo di Pechino, il Pakistan si è dotato di una serie di zone economiche speciali a tassazione agevolata (alcune delle quali riservate proprio agli investimenti cinesi). In queste aree speciali gli investimenti sono incentivati con un’esenzione fiscale decennale, doppia quindi rispetto a quella prevista per le zone ordinarie.
 
Alla ricerca dell’equilibrio fra tagli fiscali e consolidamento del Welfare State – All’incentivazione fiscale degli investimenti si affianca anche una riduzione dell’imposta sulle società, che passa dal 35 al 34%. Accanto a questi tagli sono state però  introdotte delle misure per garantire un’adeguata copertura sul fronte delle entrate e della spesa sociale.  La tassa minima dovuta indipendentemente da qualsiasi deroga  o perdita è stata quindi aumentata dallo 0,5 all’1 %. Allo stesso tempo è stato introdotto un nuovo prelievo per il sostegno al reddito,  pari allo 0,5 % della ricchezza “mobile” netta superiore a un milione di rupie pakistane.  Con lo stesso obiettivo di aumentare le entrate,  per  tutti coloro che hanno un reddito tassabile è stato introdotto l’obbligo (con severe sanzioni penali per il mancato rispetto) di  compilare una “autocertificazione” della propria ricchezza, da allegare alla dichiarazione dei redditi.
 
Il prestito del Fmi – La politica fiscale del governo pakistano sposa la filosofia del Fondo monetario internazionale, che quest’estate ha infatti approvato l’erogazione di un prestito di 6,65 miliardi di dollari per - si legge in comunicato stampa – “sostenere il programma di riforma economica del paese e per promuovere la crescita inclusiva” chiedendo in cambio, fra le altre cose,  la riduzione il deficit di bilancio dall’8% al 3,5% del PIL entro il 2015/16. In particolare l’Fmi richiede a chiare lettere alle amministrazioni provinciali, in cui si articola la repubblica federale pakistana, di contribuire attivamente al processo di consolidamento fiscale dello Stato.
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