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Dal mondo

Pechino: vita sempre più difficile
per gli evasori Made in China

Inaugurata stretta anti-elusione a protezione d'un tesoro da 24mila mld di dollari per frenare la fuga dei capitali

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I ricchi cinesi, oggi, possono certo sfuggire agli occhi del fisco, ma nascondersi all’infinito con i loro miliardi è sempre più difficile. In patria e all'estero, benestanti, nuovi milionari e miliardari - una new-entry ogni mese è registrata dall'Amministrazione finanziaria cinese - si trovano di fronte a una miriade di regole fiscali e di procedure stringenti. Tutto ciò mentre Pechino accelera in casa propria la pressione sugli evasori fiscali. Per la prima volta, i media offrono lunghi e dettagliati articoli sulla revisione del codice fiscale per frenare la corsa dell'evasione e sugli sforzi del governo e delle Entrate cinesi per individuare i trasgressori. Volti familiari sono già stati catturati nel giro di vite decretato a dicembre scorso su evasione ed elusione fiscale.

Common Reporting Standard a pieno regime
Un sistema di divulgazione globale dei profili finanziari e fiscali di tutti i contribuenti - il Common Reporting Standard - sta iniziando a "mordere" i patrimoni di coloro che abitualmente nascondono denaro all'estero. Non a caso, l'anno scorso, la Cina ha iniziato a scambiare automaticamente informazioni con circa 100 giurisdizioni su conti appartenenti a persone soggette a tasse in ogni Paese membro. In pochi mesi, ben 23 miliardari cinesi sono stati invitati dal Fisco di Pechino a chiarire le rispettive situazioni fiscali. Un fenomeno alimentato dal fatto che la ricchezza personale della nazione è salita a 24 trilioni di dollari, un vero record. Ma di questi trilioni, almeno 2 o 3, secondo le stime dell'Amministrazione finanziaria cinese risulterebbero alloggiati all'estero in paradisi fiscali e centri finanziari dove godrebbero di scarsa visibilità e di un livello alto di riservatezza. In sostanza, il gioco globale del gatto e del topo tra gli eserciti di ragionieri, consulenti e gestori patrimoniali che lavorano per ridurre al minimo i pagamenti delle tasse dei loro clienti, e i governi, in questo caso quello cinese, e le autorità di regolamentazione schierati contro di loro, è particolarmente acceso in Cina tanto da occupare un intero foglio dell'ultimo discorso del Premier.
 
Paradisi fiscali davvero in via d'estinzione?
Sono più di 100 le giurisdizioni che si scambieranno informazioni a fini fiscali entro il 2020. Le autorità fiscali dei Paesi che hanno aderito alle procedure del Crs condividono relazioni annuali che descrivono in modo dettagliato i conti da segnalare, i loro saldi e i loro beneficiari. Un data-cloud fiscale senza precedenti. Quindi, se un residente fiscale cinese aprisse un conto bancario nel Regno Unito, le autorità britanniche invierebbero queste informazioni a Pechino come parte del loro rapporto e viceversa. È un mandato ampio. Infatti, è  potenzialmente oggetto di segnalazione ai sensi del Crs  qualsiasi entità o individuo che risiede in uno Stato firmatario del Crs, sebbene sia corretto ricordare che alcuni beni come gli immobili siano esclusi dallo scambio d'informazioni. Persino i paradisi fiscali si sono registrati alla procedura del Crs dato che è impossibile sottrarvisi. Rimangono alcune "riserve" di privilegio fiscale ma gli sconvolgimenti politici, economici o sociali in quei luoghi li rendono meno favoriti come rifugi fiscali. Certo, un'altra stranezza è che gli Stati Uniti non hanno firmato l'accordo. Tant'è che la nazione più ricca del mondo ha scelto di attenersi ai suoi 113 accordi bilaterali separati, denominati Foreign Account Tax Compliance Act, o Fatca, con cui impone alle banche straniere di setacciare le liste dei clienti e segnalare chiunque possa essere cittadino statunitense.

Cinesi in patria, ma stranieri per evadere il fisco. Semaforo rosso dell'Ocse
Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che sovrintende all'iniziativa Crs, i cittadini cinesi erano tra quelli che ricorrevano più di altri a determinati schemi di residenza e cittadinanza offerti in posti come Cipro e le Seychelles, che avrebbero potuto essere utilizzati per indebolire il Crs. A ottobre, l'Ocse ha cercato di smascherare e limitare molti di questi schemi. E così i ricchi cinesi si sono dovuti rassegnare a escogitare metodi alternativi. Tanto più che il Forum globale dell'Ocse sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali tiene d'occhio qualsiasi cosa ritenga che indebolisca il Crs. Radhanath Housden, capo dell'Unità di scambio automatico di informazioni dell'Organizzazione, ha affermato di aver esaminato diverse centinaia di esenzioni e schemi da quando è iniziata la fase di lancio del Crs. "Il che prova che il Forum globale lavora continuamente per garantire l'effettiva implementazione del Crs, monitorando da vicino tutte le fonti di informazione disponibili, compresa la funzione di divulgazione dell'Ocse", ha detto Housden.
 
Che cosa cambia a Singapore?
La complessa normativa in vigore a Singapore potrebbe apparentemente delineare uno stratagemma che consente ai cinesi di evitare legalmente il Crs. Tuttavia, la richiesta da parte dei clienti cinesi di trovare modi per minimizzare le tasse e mantenere la riservatezza è crescente. In pratica, si usa creare dei fondi che potrebbero aver originariamente previsto la designazione come istituto finanziario senza obbligo di comunicazione ai fini del Crs operando, ad esempio, come fondo pensione. In seguito, provvedere a raggruppare i conti separati in modo che ciascuno costituisca meno del 5% del fondo complessivo ricollocandolo nella categoria di un ampio fondo pensione partecipato, che non è riportato sotto Crs. C'è da dire, però, che di recente Singapore ha attivato rapporti con la Cina per lo scambio automatico di informazioni finanziarie, rendendo probabilmente l'approccio insostenibile. Inoltre, l'Ocse ha ulteriormente ostacolato tali strategie con orientamenti aggiornati che chiariscono che il test del 5% dovrebbe essere applicato a livello del comparto. Insomma, anche Singapore non è più un porto sicuro per i miliardari cinesi.

Trust d'oltremare cercasi
Il desiderio di trasferire denaro all'estero è, quindi, più alto e più rischioso che mai. La Cina infatti continua a chiudere le scappatoie. In passato, i ricchi cinesi potevano evitare di pagare le tasse sui guadagni esteri acquistando un passaporto o una carta verde estera, pur mantenendo la loro cittadinanza cinese. Ma quest'anno il governo ha iniziato a tassare le entrate globali di tutti i detentori di registrazioni di famiglie "hukou" - il modo più ampio per identificare i cittadini cinesi - indipendentemente dal fatto che siano cittadini altrove. Le autorità hanno anche introdotto una nuova piattaforma di dati, soprannominata Golden Tax System Phase III, che offre loro un quadro più completo delle finanze dei singoli. Le banche della Cina potrebbero ora essere accusate di reato se accettano transazioni di cambio illegali. Le donazioni di beni a parenti o a terzi possono essere tassate mentre una legge sull'imposta patrimoniale potrebbe entrare in vigore nel 2020. L'ansia su come le nuove regole saranno applicate ha già –messo in moto una marea di clienti cinesi che cercano di creare trust ovunque.
 
 

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