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Dal mondo

Perù, le casse del Fisco ridono.
Entrate tributarie su del 13%

Nei primi undici mesi del 2011 gli incassi dell'Erario sono cresciuti a un tasso quasi doppio rispetto al Pil del Paese

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Fine d'anno con il botto per il Fisco peruviano. Il 2011 si è chiuso in bellezza, convogliando nelle casse del Paese sudamericano un fiume di denaro sonante superiore alle aspettative: oltre 69 miliardi di nuovi sol, stando alle ultime rilevazioni di novembre, con un aumento del 13 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. A renderlo noto è la Sunat (Sovrintendenza nazionale dell'amministrazione tributaria), l'Agenzia delle Entrate locale, che sottolinea in una nota il valore di questa performance inattesa. Ancora ad agosto, infatti, le stime del Ministero dell'Economia di Lima davano le entrate in crescita del 10,4 per cento su scala annuale.  Il trend degli incassi dell'anno scorso è ancora più sorprendente se si considera che il Pil del Perù nello stesso periodo è cresciuto “soltanto” del 6,8 per cento. Una tendenza positiva che, secondo il Fisco peruviano, è il risultato di una felice concomitanza di fattori: dal buon andamento dell'economia nazionale in generale passando per le quotazioni favorevoli dei minerali di cui il Paese è un grande esportatore, come l'oro, lo zinco, il rame e l'argento. A questo si aggiungono, secondo il rapporto pubblicato dalla Sunat, l'intensificazione dei controlli sul versante fiscale, che comporta un allargamento della base imponibile, l'estensione delle detrazioni a un maggior numero di beni e servizi e le azioni messe in campo per favorire la tax compliance, ossia l'adempimento spontaneo degli obblighi tributari da parte dei contribuenti.    Imposte sui redditi col vento in poppa – Nel novembre 2011, ultimo mese preso in considerazione dalle statistiche ufficiali, le entrate tributarie dello Stato andino hanno fatto registrare un incremento reale del 9,3 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, attestandosi a 6,3 miliardi di nuovi sol. In particolare, l'imposta sui redditi ha generato introiti per 2,3 miliardi, con un aumento del 14,7 per cento rispetto al 2010. Una prestazione ancora più positiva se si guarda ai primi undici mesi dell'anno scorso: + 27,5 per cento, con un gettito complessivo di 31,2 miliardi. Merito soprattutto dell'ascesa dei cosiddetti redditi di terza categoria (derivanti da attività commerciali, industriali, agricole e di servizi), di quinta categoria (redditi da lavoro dipendente) e delle ritenute subite dai contribuenti stranieri. Ottimo risultato anche per il gettito dell'imposta sui redditi di prima categoria o fondiari che, solo nel novembre scorso, ha spostato al rialzo l’asticella del 16,6 per cento.    Vendite col segno più – Anche l'Igv, l'imposta generale sulle vendite, registra un incremento del 4,9 per cento nel penultimo mese del 2011, toccando quota 3,5 miliardi, e del 10,6 per cento da gennaio e novembre, per un totale di 36,9 miliardi. E questo nonostante una serie di fattori in linea di principio sfavorevoli, come il taglio di un punto dell'aliquota avvenuto a marzo (dal 19 al 18 per cento), che avrebbe potuto generare una diminuzione complessiva degli incassi, il tasso di cambio più basso e un'inflazione più alta rispetto a quella prevista.    Piccoli, medi e grandi alla cassa – Per quanto riguarda le diverse tipologie di contribuenti, la Sunat segnala un aumento delle imposte versate dai soggetti più piccoli, come quelli che rientrano nel regime speciale dell'imposta sui redditi: + 26,9 per cento a novembre e + 26,4 per cento nei primi undici mesi dell'anno scorso. Stessa musica per i contribuenti che aderiscono al regime unico semplificato, con un aumento della riscossione pari al 14 per cento a novembre e al 5,7 per cento nel periodo da gennaio a novembre.   In ascesa anche i versamenti dei contribuenti medio-piccoli (+ 11,2 per cento nel 2011) e di quelli di maggiori dimensioni (+ 17,9 per cento).    In agenda l'exploit dei controlli – Tra i buoni propositi della Sunat per il 2012 c'è l'intensificazione delle cosiddette “attività di fiscalizzazione”, in primis controlli e verifiche, che dovrebbero impennarsi del 60 per cento rispetto all’anno appena trascorso. Il risultato atteso è ambizioso: almeno 2,5 miliardi di nuovi sol in più nelle casse dell’Erario, con un aumento di un punto percentuale della pressione fiscale. Questa si aggira attualmente intorno al 15,6 per cento, ma secondo le previsioni del governo dovrebbe raggiungere la soglia del 18 per cento nel 2016. Una sfida per cui la Sunat può ora contare su basi concrete, che poggiano su disposizioni legislative più forti, personale più specializzato e infrastrutture materiali e tecnologiche più al passo con i tempi.    Strategie di lungo periodo – La fine del 2011 ha portato una ventata di rinnovamento nei palazzi dell’amministrazione tributaria peruviana. La Commissione Economia del Congresso, infatti, il 15 dicembre scorso ha approvato una norma che punta a rafforzare la Sunat, riconoscendo all’ente uno status di piena autonomia sul piano finanziario, operativo ed economico. Questo permetterà al Fisco andino di ingaggiare da un lato una lotta più efficace e diretta ai fenomeni dell’evasione, dell’elusione e del contrabbando e, dall’altro, migliorare i servizi e l’assistenza ai contribuenti diffondendo una maggiore coscienza civica tra i cittadini.  L’obiettivo ultimo è posizionarsi su standard di controllo, riscossione e servizi paragonabili a quelli dei Paesi del Primo mondo, programmando politiche e strategie su scala pluriennale. Un traguardo che potrà essere tagliato solo garantendo maggiore continuità all’azione dei dirigenti di vertice dell’amministrazione, incapaci finora di mettere sul tappeto misure di ampio respiro a causa della durata eccessivamente breve dei loro mandati, in media 1,4 anni.  In Cile la dirigenza di vertice dell’amministrazione tributaria resta in carica mediamente per sette anni, fino a cinque in Bolivia e quattro in Argentina. 
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