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Dal mondo

Più personale, servizi e digitale.
L’Irs presenta la sua strategia

L’Agenzia delle Entrate Usa ha presentato il suo programma per i prossimi 5 anni

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Più servizi, riduzione del tax gap, investimenti sul personale e trasformazione in chiave tecnologica e digitale. Sono le quattro direttive lungo cui l’agenzia federale delle entrate Usa, l’Irs (internal revenue service) costruirà il proprio futuro nei prossimi cinque anni, secondo quanto esposto nel piano strategico quinquennale 2022-2026 presentato dall’agenzia fiscale lo scorso 20 luglio. Nel piano è esposto anche un bilancio dell’ultimo anno di attività, che indica la lavorazione di 269 milioni di dichiarazioni, l’erogazione di quasi 500 milioni di dollari in aiuti economici e circa 4.100 miliardi di dollari di entrate raccolte.

Cosa c’è in agenda
I quattro punti appaiono fortemente interconnessi e raccontano un’Irs impegnata in una fase di investimento che punta ad avere più personale e ad ammodernare i propri strumenti e delle proprie strutture. Nel piano si parla dello sviluppo del machine learning e di nuove tecniche di analisi dei dati da impiegare tanto nell’erogazione di assistenza e servizi quanto nel recupero del tax gap grazie all’incentivazione dell’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti, nella selezione e conduzione dei controlli e nell’intercettazione delle frodi. Stessa attenzione per il contrasto al cybercrime e anche alle nuove frontiere della finanza (blockchain, monete virtuali), su cui l’ente intende fornire ai suoi funzionari una specifica formazione.

Raggiungere le comunità e sviluppare i servizi digitali
Nell’elenco di priorità dell’Irs al primo posto c’è lo sviluppo dei servizi ai cittadini. Gli obiettivi su cui si concentra il piano sono soprattutto due: il primo è raggiungere le comunità di cittadini che nel territorio nazionale hanno più difficoltà a mettersi in contatto con i servizi pubblici loro offerti e l’altro, in parte propedeutico al primo, è il rafforzamento ulteriore dei servizi digitali.
In particolare, per quanto riguarda le comunità meno raggiunte dal fisco, ma anche dal welfare e dai servizi offerti dal sistema pubblico (l’Irs, gestisce anche l’erogazione di rimborsi e benefici fiscali e sociali), si tratta di una fetta non inconsistente di popolazione. Tra gli ostacoli su cui lavorare ci sono senza dubbio le barriere linguistiche: nel piano si osserva che circa il 20% della popolazione residente parla in casa una lingua diversa dall’inglese; ma ci sono anche condizioni sociali, fisiche e persino territoriali che sono peculiari per la vita di molti americani e che richiedono adeguate modalità di erogazione dei servizi e dell'assistenza fiscale. Si tratta di minoranze linguistiche, persone immigrate, comunità di nativi americani, così come i cittadini con disabilità, gli anziani, i senzatetto, i veterani. Per riuscire a raggiungere più facilmente questi target diversificati di cittadini, è stato creato il Taxpayer Experience Office (ufficio per l’esperienza del contribuente), che ha lo scopo di ideare strategie ad hoc (servizi e assistenza multilingua, partnership con associazioni ed enti sul territorio formazione e pubblicistica) per raggiungere tutte le tipologie di comunità e cittadini, ciascuno con esigenze diverse.

Più personale per compensare pensionamenti e dimissioni
Un capitolo specifico è dedicato al personale. Solo qualche mese fa, il Commissario dell’Irs Charles P. Retting aveva evidenziato che, a causa dei tagli di budget fino al 15% avvenuti nei 10 anni precedenti, il personale dell’Irs si è contratto di circa il 30% dal 2010 e aveva sottolineato l’esigenza di nuove assunzioni, preannunciandone una tranche di 10mila unità per quest’anno, grazie ai maggiori fondi stanziati dal Congresso per lo sviluppo dell’Agenzia (vedi articolo Stati Uniti, la legge di Bilancio 2023 accresce i fondi per le Entrate).
Il documento di luglio fa ora una previsione piuttosto allarmante, stimando che l’Irs potrebbe perdere il 63% del suo personale – ossia 53mila dei suoi attuali 83mila dipendenti - nel giro di 6 anni, tra pensionamenti e dimissioni possibili. La stima si basa sul fatto che il tasso di abbandono del posto di lavoro degli impiegati Irs è del 7,3% annuale, contro la media del 5,8% delle altre agenzie federali, secondo quanto riporta l’organizzazione no profit Partnership for Public Service. L’ente misura il grado di soddisfazione del personale federale statunitense assegnando a ciascuna agenzia un ranking di gradimento, in cui l’Irs si colloca al 271esimo posto sulle 432 agenzie della sua categoria. Il piano, quindi, conferma la prospettiva delle nuove assunzioni per i prossimi anni, che serviranno a compensare i futuri ritiri.
Il piano prevede inoltre investimenti sulla formazione, ma anche una particolare attenzione alla diversità e l’inclusività all’interno dell’Agenzia, sul solco di una ricerca del 2021 sui dipendenti Irs da cui è emerso che per l’88% degli intervistati diversità e inclusività del personale sono elementi importanti per migliorare la risposta della stessa Agenzia alle richieste e ai bisogni di tutti i cittadini: attualmente, stando alle ricerche di Partnership for Public Service, sui circa 83mila dipendenti dell’Irs il 64,7% sono donne e, dal punto di vista delle origini del personale, quasi il 50% dei dipendenti è classificato come bianco, il 28,3% afroamericano, il 13,8% ispanico-latino e per il resto appartenente ad altre minoranze.

 

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