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Portogallo: il sistema tributario
deve essere rivisitato… in parte

È l’invito dell’Ocse nell’ultimo Rapporto che apprezza i passi avanti, ma chiede nuovi sforzi strutturali

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Nell’Economic Survey 2017 l’Ocse dà un giudizio positivo alle riforme messe in atto dal Portogallo negli ultimi anni, ma mette in evidenza però anche alcune zone d’ombra dell’economia lusitana.
 
Un sistema fiscale più efficiente
Secondo l’Ocse, Lisbona deve fare ancora molto per migliorare l’efficienza del sistema tributario. Nell’Economic Survey precedente, che risale al 2014, l’organizzazione con sede a Parigi aveva indicato chiaramente al Governo lusitano come intervenire per migliorare il sistema: ridurre le numerose esenzioni e aliquote ridotte ancora vigenti. Una strada che il Portogallo ha seguito solo in parte, come rileva il report del 2017. A finire nel mirino degli esperti Ocse è soprattutto l’imposta sul valore aggiunto: non solo non sono state soppresse le aliquote ridotte, ma è stata introdotta un’ulteriore riduzione dell’imposta sui servizi di ristorazione.
Secondo l’Ocse, andrebbero eliminate, inoltre, le numerose agevolazioni tributarie esistenti nel settore agricolo e in quello ittico. Incassano una valutazione positiva, invece, l’aumento delle imposte su carburanti, autoveicoli e tabacco e l’abbassamento della tassazione sui redditi delle persone fisiche.
 
I frutti delle riforme
Gli interventi strutturali varati dal Governo di Lisbona dal 2011 in poi, in particolare quelli nel mercato del lavoro, nella concorrenza, nella politica fiscale e nel settore pubblico, hanno permesso all’economia del Paese di uscire da una profonda recessione. Le riforme sono state realizzate sotto l’egida della Commissione europea, dato che dal 2011 al 2014 il Portogallo è stato oggetto di un programma di assistenza finanziaria da parte dell’Unione.
Lo studio Ocse evidenzia come la spinta propulsiva all’economia data dalle riforme e dagli aiuti economici dell’Unione abbia innescato un circolo virtuoso: la produttività sta crescendo, la disoccupazione sta diminuendo e c’è stato una forte aumento nelle esportazioni, che attualmente rappresentano oltre il 40 per cento del Prodotto interno lordo. Anche dal fronte delle finanze pubbliche arrivano risultati incoraggianti e il debito pubblico dovrebbe rientrare per la prima volta nei parametri di Maastricht.
 
Più sostegno alle imprese, più produttività
L’Economic survey però ribadisce quanto già espresso nelle previsioni economiche dello scorso novembre: il Governo lusitano deve attuare ulteriori nuove riforme. In particolare, il report Ocse indica tre strade da seguire: ridurre la vulnerabilità del settore bancario, incentivare gli investimenti, migliorare l’educazione e la formazione. Rimane ancora alto, evidenzia il report, il livello di indebitamento sia del settore pubblico sia di quello privato; il sistema bancario è debole e probabilmente necessita di un intervento statale (che però avrebbe ripercussioni negative sul debito perché aumenterebbe la spesa pubblica); la produttività del mondo del lavoro, se paragonata a quella degli altri Paesi Ue e Ocse, è ancora bassa. Inoltre, il Portogallo presenta disuguaglianze di reddito tra le più alte in Europa.  A questo proposito, il report sottolinea come le disparità potrebbero essere ridotte se venissero ampliate le risorse per i sussidi di disoccupazione, così come già suggerito dall’Economic Survey del 2014.
Il governo portoghese dovrebbe, inoltre, incentivare gli investimenti nelle attività imprenditoriali, diminuiti a causa della crisi. Per sostenere le imprese, soprattutto quelle medio-piccole, Lisbona dovrebbe riformare il sistema giudiziario, cambiare le norme di regolamentazione dei mercati e ridurre gli oneri amministrativi a carico delle aziende.
Infine, il Portogallo dovrebbe investire maggiormente in programmi educativi e nella formazione permanente dei lavoratori.
 
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