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Dal mondo

Qatar ed Emirati Arabi in testa,
Arabia terza per attrattiva fiscale

189 economie al vaglio per calcolare quanto un’azienda spende per assolvere i propri compiti fiscali

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Paese che vai, efficienza fiscale che trovi. La Banca mondiale e una nota società di consulenza hanno pubblicato a novembre la nona edizione di Paying Taxes, uno studio che, analizzando ben 189 economie mondiali, sulla base di un apposito indicatore (chiamato appunto Paying Taxes), illustra le modalità con cui i diversi Paesi riescono a gestire il proprio regime fiscale e il carico complessivo che le aziende affrontano per rispettare le norme tributarie e la frequenza dei pagamenti da corrispondere ogni anno. Lo studio prende a modello una “PMI nazionale, produttrice e distributrice, con specifici presupposti deliberatamente scelti per assicurare che l’attività commerciale possa essere identificata e comparata in tutto il mondo”.
 
Sei settimane e mezzo con il fisco
In linea generale, considerando la media di tutte le economie mondiali prese in esame, nel 2013, anno di analisi dell’indagine, la nostra azienda modello ha impiegato il 40,9% del suo fatturato per il pagamento delle imposte; ha speso 6 settimane lavorative e mezzo (264 ore) per assolvere i propri obblighi tributari e ha effettuato un pagamento ogni due settimane (25,9 all’anno).
 
Il confronto con l’anno precedente
Una situazione che tende sempre a migliorare anno dopo anno, infatti rispetto all’anno precedente i tre indicatori hanno registrato tutti valori più bassi. In particolare, con un carico fiscale che è sceso dell’1,3%, l’azienda ha dovuto dedicare al fisco 4 ore in meno e ha effettuato un pagamento in meno. Si tratta di un trend di riduzione del carico per assolvere gli obblighi tributari che dal 2004 (anno della prima edizione dello studio) si è ridotto costantemente, anche grazie all’utilizzo sempre più ampio degli strumenti elettronici sia per la presentazione delle dichiarazioni che per effettuare i relativi pagamenti (impiegati ormai nel 43% dei Paesi in esame).
 
Non solo imposta sui redditi
Quando si parla di carico fiscale sui profitti dell’azienda modello, va precisato comunque che non è tutto dovuto all’imposta sui redditi delle società. Lo studio infatti misura l’aliquota fiscale totale (total tax rate) includendo tutta una serie di imposte e tasse nazionali e locali, come l’imposta sul redditi e gli altri profitti delle società, i contributi sociali e le imposte sul lavoro pagati dal datore di lavoro, le tasse di proprietà, le tasse sul trasferimento della proprietà, dividendi, capital gain, transazioni finanziarie, rifiuti, veicoli, ecc.. Piuttosto, lo studio dimostra che l’equivalente della nostra Ires rappresenta soltanto una faccia della medaglia quando si parla di contributi alle finanze pubbliche fatte dalle imprese. Infatti, sempre in linea generale, l’imposta sui redditi delle società e le altre imposte sui profitti rappresentano il 12% del totale dei pagamenti effettuati dall’impresa modello, il 27% del tempo impiegato e il 40% dell’esborso totale. Quest’ultimo indicatore non tiene conto delle imposte sui consumi (come ad esempio l’Iva), che, invece, sono calcolate negli altri due indicatori (pagamenti e tempo impiegato).
 
Una panoramica a 360 gradi
Analizzando 189 economie mondiali, lo studio ci fornisce una fotografia completa del carico fiscale di un’azienda a tutte le latitudini e le longitudini del globo terrestre. Oltre ad analizzare ogni singolo paese, è possibile accorpare i dati per regioni geografiche e regioni economiche. Risulta quindi che il numero dei pagamenti varia da 3 (Arabia Saudita e Hong Kong) a 71 (Bolivia e Venezuela) e il tempo dedicato alla tasse è invece più alto in Brasile, con ben 2.600 ore. Proprio l’America del Sud rappresenta la regione mondiale con il più alto numero di ore spese per fare i compiti fiscali (620) e con l’aliquota media maggiore (55,4%), mentre al medio Oriente spetta il premio per la regione mondiale più efficiente, in quanto soltanto il 24% dei profitti sono versati alle finanze pubbliche, impiegando appena 160 ore ed effettuando 17 versamenti annuali. Il minor numero di versamenti viene tuttavia fatto in Nord America dove la nostra azienda modello dovrà effettuare i propri pagamenti solo 8,2 volte l’anno, contro i 36,2 dell’Africa e i 33,2 dell’America Centrale e i Caraibi (quest’ultimo indicatore risente tuttavia della capacità delle aziende di presentare e pagare le imposte telematicamente). Venendo alla classifica generale per Stati, i top ten sono: il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti che si spartiscono lo scettro di paesi più efficienti e dividono il podio con l’Arabia Saudita, seguono Hong Kong e Singapore, quindi l’Irlanda al sesto posto (prima tra le economie occidentali e quindi anche dell’Ue), seguita da Macedonia, Bahrain, Canada (primo Paese G8) e Oman.

 

 

 
Fonte: Rapporto Paying Taxes
 

La situazione nell’area dell'Ue & EFTA
Con l’Irlanda capolista e l’Italia fanalino di coda, la situazione generale dei 32 Paesi in Europa (Unione europea più Svizzera, Norvegia, Islanda e San Marino[1]), registra un’aliquota totale del 41%, giusto un filo sopra la media mondiale, con poco meno di 4,5 settimane dedicate al fisco (176 ore) e un pagamento effettuato ogni 4 settimane (12,3 l’anno). Da sottolineare che nell’ultimo triennio l’aliquota è rimasta stabile, mentre sono scesi gli altri due indicatori, esattamente 62 ore e 10 pagamenti in meno, grazie soprattutto all’utilizzo degli strumenti telematici (implementati dal 90% dell’economie dell’area). Tuttavia, è la prima volta che l’aliquota totale risulta più alta (anche se solo di un decimo di punto percentuale) della media mondiale. Da non sottovalutare infine il peso delle tasse sul lavoro, che in Europa hanno un ruolo rilevante nella composizione dell’aliquota generale, considerato che quell’aliquota al 41%, è composta da un 13% di imposta sui profitti, 26% di imposte sul lavoro e 2% di altre tasse. Il carico fiscale sul lavoro incide quindi per più del 63% sull’aliquota totale.
 
Il confronto tra i singoli Stati
Venendo al dettaglio degli Stati, detto dell’Irlanda, campione europeo di efficienza fiscale, l’aliquota più bassa è quella croata (18,8%), mentre la più alta, e per di più diabolica, è quella registrata in Francia (66,6%), seguita da Italia (65,4%) e Spagna (58,2%). Un’azienda san marinese è invece quella che ha speso il minor tempo a sbrigare le pratiche con il fisco, solo 52 ore (poco più di una settimana lavorativa di 40 ore), mentre la stessa azienda, basata in Bulgaria ne impiega 454. Infine, solo quattro pagamenti all’anno vengono fatti in Norvegia, contro i 29 di Cipro.
Lo studio mette poi a disposizione un elaboratore interattivo dei diversi dati raccolti con cui è possibile cimentarsi in diverse tipologie di confronti tra Paesi, aree geografiche e zone economiche.
 
 
 
 
 
[1] Nello studio si fa riferimento all’area “EU&EFTA”, ma in realtà nell’elenco dei 32 Paesi presi in esame in quest’area è stato inserito San Marino ma non il Liechtenstein, che sarebbe invece il quarto stato aderente all’Associazione europea per il Libero Scambio (EFTA)
 

   
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