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Dal mondo

Regimi fiscali preferenziali.
Si allarga il monitoraggio Ocse

Nell’ultimo report sull’Azione 5 Beps, l’Organizzazione di Parigi analizza ulteriori 57 discipline impositive di favore

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Si aggiorna il database Ocse dei regimi fiscali preferenziali adottati complessivamente nel mondo. Lo scorso 29 gennaio l’Organizzazione di Parigi ha pubblicato il report Harmful Tax Practices - 2018 Progress Report on Preferential Regimes, che registra l’avanzamento finora raggiunto dal Forum on Harmful Tax Practices (FHTP) nel monitoraggio dei trattamenti fiscali specifici messi a punto da singole giurisdizioni fiscali per favorire determinati tipi di attività, investimenti, zone geografiche. Quest’ultimo conteggio, commenta l’Ocse, mette in rilievo soprattutto gli sforzi compiuti dalle giurisdizioni che si sono impegnate a eliminare dal proprio ordinamento regimi catalogati in precedenza come “dannosi” (harmful) e che ora sono stati aboliti del tutto oppure modificati in modo tale da rispettare i criteri di trasparenza delineati dall’Azione 5 del progetto Beps (base erosion and profit shifting) di Ocse e G20.


Tutti i numeri del monitoraggio
Il report registra la contabilità generale dei regimi analizzati fin dall’inizio dell’implementazione dell’Azione 5, nel 2015, aggiungendo l’esame di ulteriori 57 regimi rispetto a quelli analizzati nello scorso aggiornamento. A livello complessivo, ad oggi sono state verificate 255 disposizioni normative speciali, adottate nell’ambito delle 127 giurisdizioni che hanno aderito finora all’Inclusive Framework Ocse più alcune che, seppur non aderenti, sono considerate “giurisdizioni rilevanti” per qualche specifico regime speciale adottato. Tra i tratti più significativi di questo aggiornamento, c’è il superamento delle criticità precedentemente rilevate su 44 regimi fiscali speciali, che sono stati o modificati o direttamente aboliti dal Paese che li aveva adottati. Hanno agito in questo senso 17 giurisdizioni fiscali. Si tratta di Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Botswana, Costa Rica, Curaçao, Francia, Giordania, Malesia, Macao, Panama, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Seychelles, Spagna, Thailandia e Uruguay. Inoltre, si calcola che entro il 30 giugno 2021 dovrebbero estinguersi definitivamente i regimi, oggi emendati o aboliti, che erano stati adottati dagli operatori prima delle correzioni normative, secondo le singole clausole di grandfathering che molte discipline prevedono al loro interno.


La valutazione dell’Azione 5 sui regimi fiscali preferenziali
Il lavoro dell’Azione 5 consiste nella valutazione critica di ogni regime di tassazione agevolata che un Paese può adottare al fine di verificare se questo vantaggio possa potenzialmente o concretamente rivelarsi uno strumento utile per una pianificazione fiscale elusiva a livello internazionale. Vengono quindi valutati diversi aspetti della singola disciplina, dall’aliquota impositiva prevista, al suo grado di trasparenza, alla previsione di un collegamento del beneficio a un’attività effettivamente svolta dal beneficiario. In particolare, tutti i regimi Ip (vale a dire quelli riguardanti la tassazione delle proprietà intellettuali) già individuati nel Report Beps 2015 sull’Azione 5 rispettano oggi il cosiddetto “nexus approach” richiesto in ambito Beps, vale a dire consentono una tassazione favorevole dei redditi prodotti da asset intangibili se sono stati effettivamente sostenuti i costi in ricerca e sviluppo per la loro generazione. Analogamente, quasi tutti i regimi favorevoli non-Ip adottati dalle giurisdizioni aderenti all’Azione 5 vanno nella direzione di collegare la tassazione al luogo di creazione del valore, prevedendo nei requisiti di accesso il riferimento a un’attività sostanziale effettivamente sostenuta.

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