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Dal mondo

Regno Unito: contro l'evasione
il Fisco ricorre al counseling

La psicologia è la nuova strategia per creare consenso intorno alle iniziative del governo a partire dalle politiche fiscali

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Un gruppo di esperti di alto profilo, con il compito di creare consenso intorno alle iniziative del governo, a partire dalle politiche fiscali. È, in estrema sintesi, la nuova strategia del Fisco di Sua maestà.  Il principio ispiratore del Behavioural Insight Team - questo il nome del team di sette psicologi "antievasori" per qualche mese in forza all'Her Majesty's Revenue and Customs, l'amministrazione fiscale del Regno Unito, è "rendere più facili le scelte migliori (per la comunità) e più difficili quelle peggiori", secondo la scuola di pensiero fondata da Richard Thaler e Cass Sunstein con il loro Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness ("La spinta gentile: la nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità", Feltrinelli 2009), una summa del cosiddetto "paternalismo liberale".
Ebbene, secondo il quotidiano The Independent, il primo suggerimento della task force è ritoccare le lettere con cui il Fisco intimava ai contribuenti ritardari di pagare le imposte, imperniate su un tono "aggressivo e assertivo". Secondo l'interpretazione quasi parodistica che ne ha dato David Halpern, professore della Cambridge University, uno dei guru del gruppo, il messaggio suonava pressappoco così: "Stiamo venendo a cercarti, sfondiamo la porta e portiamo via i tuoi bambini". Un vero boomerang secondo l'équipe di psicologi, fautori di un approccio che tende a convincere dell'opportunità di adottare un comportamento socialmente accettato, senza imporlo con metodi prescrittivi.
Più efficace risulta infatti una formulazione basata su messaggi valoriali e sul rinforzo della "norma": la nuova versione sottolinea che il 94% dei contribuenti paga le imposte regolarmente, entro i termini, e implicitamente contiene una sanzione per il restante 6% di "devianti". In questo modo, stando a quanto riportato dal quotidiano inglese, la percentuale di risposte alle warning letters è passata dal 50% all'84%, con un maggior gettito quantificato in 200 milioni di sterline.

Le ricerche dell'Amministrazione finanziaria britannica
L'approccio innovativo dei seguaci del Nudge poggia però sulle solide basi dei sondaggi di opinione realizzati negli anni precedenti dal Fisco di Sua Maestà: da ultimo, la ricerca sulle opinioni dei contribuenti nei confronti del nuovo regime di sanzioni introdotto nel 2009. Si trattava di un'indagine in profondità, condotta anche attraverso focus group, che tendeva a chiarire cosa rappresentasse nella percezione comune l' "avere cura delle questioni fiscali". Lo studio ha rilevato un sostanziale accordo tra gli intervistati sui requisiti minimi del "buon contribuente" e un diffuso apprezzamento per un sistema trasparente di premi e punizioni, fondato su un criterio di equità nel trattamento dei contribuenti. Per rispondere in modo adeguato alle attese di equità, il campione ha suggerito l'adozione di alcuni strumenti:

  • il "cartellino giallo" per la prima infrazione nei confronti del Fisco;
  • l'esenzione dal pagamento per eventi eccezionali (malattie, calamità naturali, ecc.)
  • la responsabilità in capo al delegato, in caso di errori non riconducibili alla volontà del contribuente.

Un'altra ricerca, rivolta nel 2008 a un campione di piccoli e medi imprenditori, sondava il grado di "fidelizzazione" nei confronti dei servizi erogati dall'Amministrazione finanziaria: quali sono, si chiedevano i ricercatori, le dinamiche razionali ed emozionali che spingono gli utenti a "ripetere l'esperienza" con il Fisco? Anche in questo caso il campione selezionato è stato aggregato in 16 focus group guidati da antropologi ed etnografi, ai quali il Fisco ha chiesto di rilevare l'incidenza sulla tax compliance delle attività quotidiane e degli atteggiamenti dei contribuenti. Le indicazioni ricavate hanno evidenziato cinque aree di miglioramento:

  • le tasse sono viste come qualcosa di "complicato", la cui gestione comporta il ricorso a professionisti;
  • le autorità fiscali sono temute, e per questo talvolta evitate o non sufficientemente considerate come strumenti di supporto;
  • i ritmi lavorativi non consentono di dedicare adeguata attenzione alle questioni fiscali, motivo per cui queste sono "esternalizzate", delegate a terzi;
  • il principio dello "scambio equo", elemento centrale per il campione intervistato, sembra venire meno nel caso delle transazioni fiscali. In altri termini, i piccoli e medi imprenditori non vedono nell'esborso fiscale alcun "ritorno";
  • le interazioni con l'Amministrazione fiscale sono percepite come staccate dal contesto sociale di riferimento e troppo legate al singolo caso, non gestite, come dovrebbero, nella loro globalità.

Il fil rouge sotteso a queste ricerche è una migliore comprensione del contribuente e delle motivazioni che determinano il suo comportamento verso gli obblighi fiscali, all'interno di un approccio che non è più soltanto economico ma si apre ai contributi della psicologia e della sociologia. È questa la nuova strada aperta dal Fisco di Sua Maestà.


 

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