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Dal mondo

Regno Unito: da Oxfam appello
unanime contro i paradisi fiscali

Una lettera aperta firmata da più di 300 economisti rivolta ai leader mondiali a Londra per il summit anticorruzione

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Non esiste alcuna reale ragione economica che possa ancora giustificare l’esistenza dei paradisi fiscali e delle operazioni effettuate attraverso strutture offshore, se non quella di incrementare illecitamente i patrimoni di pochi ricchi possidenti e i proventi delle multinazionali, a discapito delle economie nazionali e a favore dell’aumento delle diseguaglianze a livello globale. È questo in buona sostanza il contenuto di una lettera aperta, firmata da più di trecento rinomati economisti provenienti da più di trenta Paesi, rivolta ai leader mondiali in occasione del summit anticorruzione che il 12 maggio vedrà coinvolti a Londra i rappresentanti di quaranta Paesi, della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.
 
L’appello di Oxfam – L’appello è stato diffuso da Oxfam, organizzazione internazionale che opera contro la povertà e l’ingiustizia sociale a livello globale, nell’ambito di una petizione che in pochi mesi ha raccolto l’adesione di quasi 280 mila cittadini di tutto il mondo.
Basta con i paradisi fiscali”, questo il nome della petizione, è un progetto che si pone l’obiettivo di porre fine alla rete globale dei Paradisi offshore, che consentono a pochi super-ricchi e alle multinazionali di eludere il fisco nazionale, privando l’intero sistema delle risorse finanziarie necessarie per il finanziamento dei servizi pubblici essenziali, quali le scuole, gli ospedali  e i trasporti, a danno delle fasce più deboli della popolazione, a cui è negato l’accesso agli stessi servizi.
Le misure proposte per porre fine all’egemonia dei paradisi fiscali, secondo la stessa Oxfam, sono molteplici tra cui:
  • la fine, su scala nazionale, degli incentivi delle pratiche fiscali dannose per contrastare la concorrenza fiscale tra gli Stati;
  • la creazione di un sistema country by country reporting, che consenta di avere una panoramica generale sulla ripartizione a livello mondiale degli utili conseguiti dalle multinazionali e delle relative imposte versate;
  • l’istituzione di registri pubblici dei “titolari effettivi” delle società e delle altre entità giuridiche, quali i trust, per impedire i trasferimenti in forma anonima dei proventi dell’evasione e dell’elusione fiscale internazionale;
  • l’introduzione a livello europeo di un modello vincolante di tassazione unitaria del reddito imponibile delle multinazionali;
  • la creazione di appositi meccanismi per incrementare la cooperazione fiscale fra i Paesi, per riscrivere le regole della fiscalità internazionale attraverso misure anti-elusive delle multinazionali.
La lettera ai leader mondiali – Su queste premesse ha preso forma l’appello degli economisti affinché ogni governo metta in campo il proprio impegno per scrivere la parola fine alla segretezza delle operazioni finanziarie realizzate attraverso strutture offshore.
È opinione comune che tutti i Paradisi fiscali siano realtà che trovano giustificazione solo nell’arricchimento indebito e nell’occultamento di materia imponibile di poche persone e soprattutto delle multinazionali. Tali realtà non contribuiscono in alcun modo all’aumento della ricchezza globale o del benessere comune ma, al contrario, producono come effetto l’aumento delle diseguaglianze.
Come dimostrato dal recente scandalo dei cd. Panama Papers, la segretezza garantita dai Paesi offshore alimenta la corruzione e compromette la capacità dei singoli Stati di reperire gettito fiscale, con particolare riferimento ai Paesi poveri che perdono ogni anno almeno 170 milioni di dollari di tasse non riscosse.
Tutti gli economisti coinvolti sono concordi nell’affermare che l’esistenza di questi Territori generi una grave distorsione al funzionamento dell’economia globale e tutti i governi sono chiamati a garantire la diffusione di tutte le informazioni quali, ad esempio, l’identità degli effettivi beneficiari di società e trust.
Proprio in occasione del summit anticorruzione i firmatari dell’iniziativa hanno chiesto al Regno Unito, Paese ospitante a cui fa riferimento circa un terzo dei Paradisi fiscali presenti in tutto il mondo, di assumere un ruolo guida nella lotta contro l’era della segretezza offshore.
A tal riguardo appare significativo che più della metà delle società al centro del recente scandalo dei Panama Papers, siano localizzate nei territori britannici d’oltremare come le British Virgin Island.
La lettera termina con l’auspicio che, pur nella consapevolezza delle difficoltà legate allo smantellamento dei paradisi fiscali, i potenti facciano propria la massima dell’economista Adam Smith, che ha affermato che i ricchi dovrebbero contribuire alla spesa pubblica non solo in proporzione del proprio reddito, ma in misura più che proporzionale, per affermare che non esiste una giustificazione economica per permettere che i paradisi fiscali continuino a esistere.
Come reso noto da Oxfam, tra i firmatari della lettera vi sono alcuni degli economisti più influenti degli ultimi anni a livello internazionale, tra cui Angus Deaton, Premio Nobel per l’economia nel 2015.
A questi si aggiungono anche accademici delle più importanti università italiane, tutti concordi nell’affermare che i paradisi fiscali siano uno strumento distorsivo del corretto funzionamento dell’economia mondiale, a danno soprattutto dei Paesi più poveri.
 
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