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Dal mondo

Regno Unito: più facile combattere
l’evasione fiscale internazionale

Grazie alla introduzione di una nuova tipologia di reato più difficile occultare i capitali su conti offshore

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Nuove norme per rendere più facile la lotta all’evasione fiscale internazionale. Questo l'obiettivo che ha in mente il governo e a tal fine ha deciso di avviare le consultazioni per l’introduzione nel sistema giuridico nazionale di un nuovo reato che colpisca i contribuenti di Sua Maestà che occultano i capitali su conti off-shore.
 
Nuovi strumenti antievasione - Allo stato attuale, l’ HMRC (HM Revenue & Customs), l'Amministrazione fiscale di Sua Maestà, può provare la responsabilità penale di un soggetto che ha omesso di dichiarare le imposte relative a somme detenute presso un conto off-shore soltanto dimostrando che questi, con la propria condotta, aveva la precipua intenzione di evadere le imposte.
Secondo i programmi annunciati dal Cancelliere inglese George Osborne, d’ora in avanti l’autorità fiscale non avrà più l’obbligo di dimostrare l’intento evasivo dell’imputato, essendo sufficiente dimostrare che i redditi erano imponibili e che il responsabile ha omesso di dichiararli.
Nelle intenzioni del governo, questo nuovo strumento consentirà di perseguire in maniera più efficace l’evasione fiscale internazionale e costituirà un efficace deterrente contro gli evasori.
Inoltre, il governo inglese intende mettere mano al sistema sanzionatorio esistente, che attualmente prevede una sanzione pari al 200% dell’imposta evasa nel caso di capitali detenuti illecitamente all’estero, valutando la possibilità di aumentare ulteriormente il livello sanzionatorio tuttora vigente, ai danni dei soggetti che pongono in essere complesse strutture off-shore allo scopo di occultare il beneficial owner dei redditi, dei proventi o degli asset all’estero.
È in esame altresì la possibilità di estendere il regime sanzionatorio all’imposta di successione.
 
No Safe Havens - L’annuncio di dette misure avviene in contemporanea alla pubblicazione dell’aggiornamento sulle strategie di contrasto all’evasione fiscale internazionale per il 2014, contenute nel documento intitolato No Safe Havens. Nel documento sono riassunti gli importanti risultati della lotta all’evasione fiscale internazionale che in due anni ha portato al recupero di un miliardo e mezzo di maggiori entrate.
 
Lo scambio automatico di informazioni - Tra le misure del governo, particolarmente importanti sono le implementazioni al nuovo standard Ocse sullo scambio automatico di informazioni tra i governi. Soltanto nel 2013 la Gran Bretagna ha stipulato dieci nuovi accordi per lo scambio automatico di informazioni con Paesi off-shore quali: Anguilla, Bermuda, British Virgin Island,  Cayman, Gibilterra, Montserrat e l’isola di Turks and Caicos, oltre a Jersey, Guernsey e l’Isola di Man (questi ultimi tre Paesi sono alle dipendenze della Corona inglese).
L’Inghilterra è tra gli Stati firmatari della Dichiarazione per lo scambio automatico delle informazioni bancarie in materia fiscale, presa in sede OCSE, con cui è stato assunto il formale impegno di implementare  il nuovo standard globale unico - the new single global standard – per lo scambio automatico delle informazioni di natura finanziaria, alla stregua delle decisioni prese nel corso della Riunione del G20 di febbraio 2014.
In tal modo l’HM Revenue & Customs avrà accesso ad un livello di informazioni maggiore rispetto al passato: le banche off-shore,infatti, avranno tre mesi di tempo per raccogliere le informazioni rilevanti dei contribuenti inglesi che detengono conti finanziari e provvederanno alla trasmissione automatica delle informazioni all’autorità fiscale britannica.
 
Premi ai whistleblower - Inoltre, nel documento si legge che l’HMRC (al pari dell’Amministrazione americana) è pronta a premiare con premi in denaro i confidenti in grado di fornire informazioni significative sull’esistenza di beni occultati in Paesi off-shore che sono sfuggiti alla tassazione nazionale.
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