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Dal mondo

Regno Unito: una task force
ad hoc per il Panama Papers

L’obiettivo è ricostruire con cura il percorso che è stato seguito dal denaro sottratto alle casse dell’Erario

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Il Regno Unito ha deciso di mettere in campo una task force per gestire i casi di evasione legati ai cosiddetti Panama papers, i documenti riservati svelati recentemente riguardanti oltre 200mila società off-shore, tra cui spiccano già i nomi di 700 correntisti britannici, anche se il numero delle società e dei contribuenti coinvolti potrebbe aumentare.
 
Una collaborazione inter-forze
L’unità di intelligence sarà composta da esperti dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia nazionale per il Crimine, dell’Ufficio Antifrode e dell’Autorità di vigilanza sul settore finanziario. La nuova cabina di regia contro l’elusione e l’evasione potrà disporre di un budget iniziale di circa 10 milioni di sterline per la propria attività. Alla fine di quest’anno, il nucleo specializzato dovrà riferire al Cancelliere e al Segretario di Stato i primi sviluppi delle indagini e presentare gli indirizzi strategici e operativi da seguire nel 2017.

Il Regno Unito per indagare sui casi coinvolti
Con il nuovo nucleo operativo, il governo di Londra intende massimizzare le capacità operative e di analisi dei principali organismi nazionali del settore fiscale e finanziario, per mettere in atto un’attività ad ampio raggio di contrasto all’illecito internazionale. Giocherà un ruolo chiave anche la collaborazione che sarà avviata con le autorità fiscali di altri Stati esteri, per ricostruire con cura il percorso che il denaro sottratto alle casse dell’Erario britannico ha seguito.
 
Strategia antievasione made in United Kingdom
La creazione della task force rappresenta un ulteriore tassello nella strategia antievasione portata avanti dal governo di Londra. Dal 2010 gli esperti dell’Agenzia delle Entrate di Sua maestà hanno rintracciato circa due miliardi di sterline nascosti nei cosiddetti paradisi fiscali. L’attuale governo, inoltre, ha varato venticinque misure per contrastare l’evasione fiscale. Grazie all’attuazione di questi nuovi strumenti, il Ministero delle Finanze prevede di incassare dal 2021 circa 16 miliardi di sterline.
La Gran Bretagna, inoltre, è il primo paese membro del G20 a istituire un registro pubblico, accessibile a tutti, con le informazioni sui beneficiari effettivi (cioè i reali proprietari) delle aziende operanti sul territorio nazionale. Registro che diventerà operativo nel prossimo mese di giugno con l’obiettivo di garantire la trasparenza dell’assetto proprietario delle imprese, cercando di evitare così che il Paese diventi un paradiso fiscale per denaro “sporco” proveniente dal resto del mondo.
 
In prima linea contro la corruzione
L’impegno del governo inglese contro l’evasione è strettamente legato a quello contro la corruzione. La Gran Bretagna vanta con il Bribery Act, varato nel 2010, una delle normative più severe al mondo per contrastare le varie forme di illecito. Il governo di Downing Street, inoltre, presiede all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite un panel contro la corruzione e ha promosso, per il prossimo 12 maggio a Londra, una conferenza internazionale sull’argomento. Un appuntamento che vede confrontarsi leader politici ed esponenti del mondo imprenditoriale e della società civile sugli strumenti da adottare per combattere la corruzione in tutte le sue forme, tra cui anche quelle dell’evasione e dell’elusione fiscale. Tra i temi in agenda, la trasparenza dei governi, il rafforzamento della normativa per contrastare il fenomeno e il ruolo che le istituzioni internazionali possono giocare su questo fronte.
 
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