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Dal mondo

Scandinavia: meno imposte
ai contribuenti più ricchi

Pubblicato uno studio di tre economisti che conduce a due distinte conclusioni riguardanti il versamento dei tributi

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L’ineguaglianza delle fortune monetarie e patrimoniali tra gli individui è probabilmente più marcata di quanto a oggi pensato, o supposto. In pratica, delle due certezze che contraddistinguono la vita contemporanea, quella più impellente, la morte, non può essere schivata nemmeno dal benestante. E fin qui c’è poco da discutere. La seconda, invece, correlata a imposte e tasse è un'altra questione. Infatti, quantificare le somme che il fisco riesce effettivamente a trattenere dalle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti facoltosi s’è sempre rivelato piuttosto arduo. Le Amministrazioni finanziarie di tutto il mondo, nessuna esclusa, hanno utilizzato metodi e meccanismi investigativi tra i più svariati, ma il risultato è sempre lo stesso: la stima d’una somma evasa dai super-ricchi più “ideale” che effettiva, e comunque lontana dalla realtà. Ad esempio, gli studi basati su audit fiscali randomizzati sono di solito troppo ristretti, in numero, ed eccessivamente grezzi per riflettere accuratamente i segreti finanziari degli evasori più sconcertanti: solitamente, super-ricchi, miliardari, milionari.
 
I ricchi, il fisco, la Svizzera e…i Panama Papers Di recente, un nuovo studio di Annette Alstadsæter, Niels Johannesen e Gabriel Zucman, tre economisti, affronta questo problema investigando una mole corposa di dati finanziari, tra cui spicca un lungo elenco di conti bancari registrati presso la HSBC in Svizzera e i file legati ai “Panama Papers”, che documentano l'utilizzo di conti offshore e di società-scudo o fittizie da parte dei clienti di Mossack Fonseca, uno studio legale, tra i tanti, con sede a Panama. Raffrontando tali informazioni con i dati relativi alla ricchezza dei contribuenti danesi, norvegesi e svedesi, gli autori sono riusciti a elaborare la stima più dettagliata, ad oggi, riguardo l'entità dell'evasione fiscale disaggregata in base ai redditi dei soggetti che rientrano nello studio.
 
I risultati dello studio: il contribuente medio non versa 30 euro, il ricco 300, il super-ricco 3 milioni – Lo studio, realizzato dai tre economisti, conduce a due distinte conclusioni. In primo luogo, l'evasione fiscale tende ad essere estremamente concentrata. La famiglia scandinava media, infatti, nel 2006 ha versato le imposte con uno scarto del 3% rispetto al dovuto. In pratica, ciò significa che il contribuente medio tende a evadere, almeno nel Nord-Europa, il 3% dei tributi dovuti. Se però si analizza il comportamento del più ricco 1% delle famiglie, con un patrimonio netto di almeno 2 milioni di dollari, in questo caso le imposte che sfuggono al fisco sono pari al 10% dei versamenti potenzialmente attesi. Insomma, il tasso di evasione cresce, s’impenna. E veniamo ai super-ricchi che, secondo gli autori dello studio, si comportano in modo veramente diverso, quasi alternativo. Il primo 0,01% delle famiglie, infatti, con un patrimonio netto di oltre 40 milioni di dollari, non paga in media al fisco all’incirca il 30% delle somme dovute. Un gap enorme.
 
Dove lo studio non arriva - I numeri elaborati nel corso della ricerca mostrano come le stime precedenti della disuguaglianza di ricchezza, spesso basate su dati fiscali, tendono di fatto a sottovalutare il problema, offrendo l’immagine e il profilo statistico d’una differenza in realtà molto più pronunciata. Inoltre, è corretto osservare che le statistiche scandinave, utilizzate nello studio, possono offrire una stima conservatrice della sconfitta fiscale in tutto il mondo, in quanto soltanto circa il 2% delle ricchezze domestiche scandinave risultano alloggiate in conti offshore, rispetto alla media globale del 4%, doppia rispetto al Nord-Europa.
 
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