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Segreto bancario, dal Principatodi Monaco un SI da 80 miliardi di €

Di questi, circa tre quarti, vale a dire il 75 per cento del totale, sarebbero rappresentati da depositi bancari

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Anche l'enclave monegasca dei Grimaldi ha detto sì, allineandosi alle posizioni già ufficializzate la scorsa settimana da Andorra, Liechtenstein e Confederazione elvetica, senza dimenticare il consenso espresso anche da Austria e Belgio, voci queste che aiutano a chiarire in modo più approfondito, e meno folkloristico, l'ampiezza del fenomeno legato al segreto bancario e al turismo fiscal-finanziario che muove centinaia di miliardi di euro l'anno, forse migliaia a seconda della fonte che si chiama in causa per tratteggiarne il profilo contabile.

Un SI che vale un tesoro da 80 miliardi di euro
Comunque, restando in tema di numeri, l'apertura allo scambio d'informazioni seguendo modalità e procedure disegnate dall'Ocse, in verità soltanto formale, potrebbe consentire di far luce finalmente sui tesori conservati da decenni nei caveau delle banche e degli istituti di credito che operano in territorio monegasco. Al momento, infatti, almeno secondo i dati diffusi recentemente dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalle stesse autorità del Principato, in realtà con il contagocce, le ricchezze che vi risultano alloggiate dovrebbero ammontare a circa 80 miliardi di euro. Di questi, circa 3/4, il 75 per cento del totale, sarebbero costituiti da semplici depositi bancari, mentre per rintracciare i miliardi restanti sarebbe necessario spostare lo sguardo sui diversi fondi d'investimento registrati e quindi disponibili sulla piazza finanziaria.

Germania, Francia e Regno Unito esultano
Perché Parigi, Londra e Bonn siano già tentati dal festeggiare l'evento è piuttosto chiaro. E' sufficiente, infatti, analizzare i depositi e definirne la provenienza nazionale. Al riguardo, si stima che circa il 66 per cento dei depositi bancari monegaschi, quindi quasi 40miliardi di euro, possa essere ricongiunto ai Paesi europei più ricchi, tra i quali la piazza d'onore spetta a Germania, Francia e Regno Unito, e a seguire Italia, Spagna, Belgio e Olanda. Un motivo quindi ragionevole per dare senso e direzione, perfino contabile, ai festeggiamenti delle maggiori capitali europee.

Nel Principato Pil pro-capite da 60mila euro
Entro i confini monegaschi ci s'imbatte, oltre a panorami e tramonti seducenti, in lunghe serie numeriche dense di primati. Innanzitutto, arrestandoci sul Pil, soltanto da un paio d'anni misurato e soprattutto reso pubblico, si scopre che ammonta a oltre 4 miliardi di euro, 4,3 per l'esattezza. Considerato il numero di residenti, circa 34mila, poche migliaia quelle realmente monegasche e in gran parte francesi e, in quota minore italiani, il Pil pro-capite risulta pari a circa 60 mila euro. Non si tratta di un primato economico isolato, anche perché il totale delle somme destinate a stipendi e salari destinati a raggiungere le buste paga di chi lavora entro i confini del Principato superano i 2 miliardi di euro l'anno. Un importo questo piuttosto significativo di cui beneficiano i redditi di circa 40 mila lavoratori.

Oltre ai numeri quanto vale il sì di Monaco?
In realtà, come già accennato, l'apertura ufficiale del Principato all'Ocse non ha nulla di sostanziale che la renda concreta, al di là dell'annuncio. Infatti, tutto dipenderà da come nei prossimi mesi si procederà in direzione dell'adozione delle procedure e delle modalità connesse allo scambio d'informazioni come elaborato dall'Organizzazione di Parigi. A questo riguardo, indici decisivi nel grado d'apprezzamento del cambiamento saranno i tempi, possibilmente brevi, entro i quali saranno messi in pratica gli annunci e, a seguire, l'effettività degli scambi d'informazione che si avvieranno.
 

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