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Dal mondo

Spagna, linea dura del governo
contro lavoro nero e frodi

Un piano per mettere al tappeto l'economia sommersa e l'evasione fiscale con una speciale task force

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Il lavoro nero si combatte con il gioco di squadra. Nella partita contro i furbetti che sfruttano i lavoratori irregolari senza versare imposte e contributi previdenziali il governo del Paese neo campione d'Europa adotta la linea della fermezza e del rigore, chiamando a raccolta tutte le forze in campo, a partire dalle amministrazioni pubbliche coinvolte a vari livelli nella lotta all'evasione fiscale e all'economia sommersa. Lo ha annunciato la vicepresidente dell'esecutivo guidato da Mariano Rajoy, Soraya Sáenz de Santamaría, al termine del Consiglio dei Ministri che nell'ultima settimana di giugno ha dato l'imprimatur al disegno di legge per combattere le frodi sui contributi sociali e le assunzioni fuori legge. Una disposizione che entra a pieno titolo nel piano di stabilità e nel programma nazionale di riforme varati lo scorso 27 aprile per sposare gli obiettivi del consolidamento fiscale, della riduzione del deficit e dell'incremento dell'occupazione, vere pietre miliari del percorso tracciato dall'Unione e dalla Commissione europea per uscire dalla crisi.  

Le nuove idee in cantiere – Nel progetto presentato dal governo un posto di primo piano è assegnato alla riorganizzazione complessiva degli Ispettorati per il lavoro e per la sicurezza sociale. «Questi uffici – ha annunciato la vicepresidente del governo di Madrid – potranno presto contare su squadre più forti e specializzate».
Inoltre, nell'agenda della Moncloa trova spazio una serie di campagne studiate a tavolino per portare alla luce le numerose attività fraudolente messe in campo da società fittizie che assumono lavoratori con l'unico scopo di incassare illecitamente sussidi e altre agevolazioni pubbliche. In questa prospettiva, Soraya Sáenz de Santamaría ha sottolineato che la supervisione e i controlli si faranno più scrupolosi e attenti nei casi di licenziamento di massa e nei piani di sospensione temporanea dal lavoro, che spesso fanno da paravento a fenomeni di frode.

Inversione di rotta sul lavoro – Un altro fronte caldo in Spagna è quello degli appalti e dei sub-appalti. Su questo versante il disegno di legge proposto dal governo introduce alcune modifiche allo Statuto dei lavoratori. In particolare, l'accento è posto sulla responsabilità congiunta di appaltatori e sub-appaltatori per le  violazioni degli obblighi previdenziali, con un aumento della pena prevista da uno a tre anni.
Stessa linea dura anche nei confronti di chi non versa i contributi sui salari maturati durante i procedimenti legali e sulle ferie annuali accumulate o non godute e, ancora, verso quanti dichiarano che i dipendenti sono assunti part-time, mentre in realtà lavorano a tempo pieno. Nelle intenzioni del governo, queste inadempienze saranno considerate infrazioni gravi e le pene saranno aumentate se coinvolgono un ampio numero di lavoratori.
Cambiamenti in vista anche per le norme che regolano le ispezioni sul lavoro e sulla sicurezza sociale, con la valorizzazione dei rapporti di collaborazione e delle sinergie fra tutte le autorità pubbliche chiamate a combattere le frodi. In questo settore, il Consiglio generale dei Notai pubblici faciliterà lo scambio di dati e informazioni per scovare le società fittizie che operano solo sulla carta.

Il punto d'arrivo della riforma – Secondo Soraya Sáenz de Santamaría, nel lungo periodo la strategia delineata dal governo di Rajoy «punta a cambiare la mentalità degli spagnoli e a sradicare la tendenza insita nell'economia sommersa a non pagare le imposte, a godere di agevolazioni non spettanti, a sfruttare il lavoro nero, a mettere in piedi finte società per incamerare indennità e benefici e così via». Un cambio di fronte radicale che parte da una convinzione di fondo: «Quando queste persone truffano il sistema, in realtà stanno truffando i loro impiegati, le aziende concorrenti e la società nel suo complesso, perché chi non paga i propri contributi sta danneggiando i pensionati che ricevono la pensione grazie ai contributi versati dagli altri».
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