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Dal mondo

Spagna, ok del Governo
a web tax e Tobin tax

Il consiglio dei ministri ha dato il via libera a due nuove imposte che porteranno 2 miliardi nelle casse dello Stato

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Il governo spagnolo dice basta alla concorrenza sleale e si prepara a tassare le multinazionali del web, per riportare una maggiore equità nel sistema fiscale iberico, ma anche le transazioni finanziarie, alle quali verrà applicata un’imposta dello 0,2%. Venerdì scorso è scattato il semaforo verde del Consiglio dei Ministri all’introduzione di due importanti novità fiscali: una tassa destinata ai servizi digitali, che dovrebbe portare ad un incasso di circa 1,2 miliardi di euro, e una tassa sulle transazioni finanziarie, che dovrebbe far recuperare circa 850 milioni di euro.
La proposta di legge, nata anche con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico che nel 2018 ha raggiunto un nuovo record storico, era stata sottoposta anche ad un processo di consultazione pubblica, in modo da sentire l’opinione dei cittadini e delle organizzazioni. E la maggioranza del Paese sembra essere d’accordo sul fatto che non si può più permettere che alcune società sfuggano al sistema fiscale per delle carenze a livello legislativo e che sono ormai maturi i tempi per modificare le leggi in tal senso.
 
La tassa sui servizi digitali
Si prospettano, dunque, tempi duri per i colossi del web che negli ultimi anni sono finiti nel mirino delle Amministrazioni fiscali europee per le loro politiche fiscali aggressive che sfruttano l’assenza di una vera e propria localizzazione sul territorio per pagare meno tasse.
Come l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna e altri Paesi dell’eurozona, anche la Spagna ha iniziato a spingere sull’acceleratore per regolamentare le politiche fiscali del mercato digitale. Nel primo Consiglio dei Ministri dell’anno, infatti, l’esecutivo spagnolo ha dato il via libera ad una tassa del 3% – in linea con quanto auspicato dalla Commissione Europea – destinata alle imprese che operano nel digitale. Ad essere coinvolte saranno le aziende che ogni anno fatturano oltre 750 milioni di euro, di cui almeno 3 milioni in Spagna, e che erogano servizi di pubblicità online, attività di intermediazione e vendita di dati e metadati forniti dagli utenti. Sono escluse dall’applicazione della norma le vendite di beni e servizi tra privati che avvengono tramite una piattaforma e le vendite dirette.
Inoltre, saranno previste delle sanzioni nel caso vengano accertate frodi del sistema, per esempio, quando si tenta di nascondere gli indirizzi IP degli utenti per non permetterne la localizzazione sul territorio. Le sanzioni potranno arrivare anche allo 0,5% di quanto dichiarato dall’azienda come fatturato netto dell’anno precedente.
 
La tassa sulle transazioni finanziarie
Accanto alla web tax arriva anche la “Tobin Tax”, la nuova tassa sulle transazioni finanziarie. L’imposta sarà pari allo 0,2% e interesserà gli acquisti azionari inerenti società quotate in borsa che abbiano una capitalizzazione superiore al miliardo di euro. Nessuna tassa, invece, sarà applicata per l’acquisto di azioni di piccole e medie imprese o di società non quotate, per l’acquisto del debito pubblico e privato e per i derivati.
Le somme raccolte, che si stimano siano pari a 850 milioni di euro, dovrebbero essere destinate a finanziare il sistema pensionistico e di previdenza della Spagna.
 
La web tax prende piede in Europa
Il 2019 sarà molto probabilmente un anno decisivo per la tassazione delle multinazionali del web. Molti Paesi, infatti, hanno iniziato a varare norme ad hoc nell’attesa di una soluzione condivisa a livello Ocse o Europeo, che però tarda ad arrivare.
La stessa Commissione Europea aveva proposto un’aliquota intorno al 3% come misura temporanea per iniziare a tassare i giganti della web economy fino a quando non verrà adottata una riforma globale. La prospettiva di una politica fiscale comune sul tema risulta, infatti, un obiettivo ancora lontano, soprattutto per la contrarietà di alcuni Stati, come ad esempio l’Irlanda e altri Paesi del nord Europa, che traggono vantaggi dall’ospitare la sede fiscale di queste multinazionali.

 
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