Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Dal mondo

Spagna: per la riforma fiscale,
pronto il progetto degli esperti

Il comitato nominato nel 2013 dal governo ha presentato un report con varie indicazioni per dare seguito al piano

mariano rajoy
Il 5 luglio 2013 il governo ha dato mandato a un comitato di esperti di condurre una analisi sul sistema fiscale, propedeutica alla realizzazione di una riforma fiscale a partire dal 2015. Il 14 marzo di quest'anno il comitato ha consegnato un report che contiene una serie di conclusioni, rese note di recente, per una riforma complessiva del sistema fiscale: dall'imposta sulle persone fisiche all’imposta sulle società, dal sistema previdenziale all'imposta sul valore aggiunto, alle accise e dazi doganali.
 
Le linee generali del progetto di riforma
Come approccio generale, il gruppo di esperti ritiene che sia necessario trasferire gradualmente il carico fiscale dalla imposizione diretta all'imposizione indiretta e realizzare un'opera diretta ad allargare la base imponibile, spesso ridotta dalla presenza di numerose esenzioni e riduzioni. Il report contiene, inoltre, alcune misure dirette a contrastare l’elusione e le frodi fiscali.
 
Le principali proposte in tema di fiscalità societaria
L’imposta societaria spagnola è caratterizzata da un tax rate elevato (al 30%), il cui effetto è mitigato dalla possibilità di fruire di numerose tipologie di deduzioni, incentivi, agevolazioni che, di fatto, riducono la base imponibile determinando una aliquota fiscale effettiva minore rispetto a quella formale. Inoltre, il comitato di esperti ritiene che il trattamento fiscale riservato al capitale di debito, nonostante i recenti interventi realizzati per limitare la deduzione degli interessi passivi  ed oneri assimilati, sia tuttavia ancora troppo favorevole rispetto al trattamento riservato al capitale di rischio.
Quindi, innanzitutto, la riforma della imposta societaria dovrebbe cercare di avvicinare l’aliquota fiscale effettiva all’aliquota nominale razionalizzando le deduzioni e le agevolazioni esistenti in una azione diretta ad allargare la base imponibile. Contemporaneamente l’aliquota legale dovrebbe essere gradualmente ridotta fino a raggiungere un minimo del 20%. In parallelo, inoltre, il regime speciale per le piccole imprese dovrebbe essere soppresso in quanto crea un ostacolo alla crescita dimensionale delle imprese ed al conseguimento di economie di scala, con effetti negativi sulla produttività.
 
Nessun intervento sull’EBITDA
Con riferimento alla deducibilità degli interessi passivi, il comitato propone di mantenere ferma la norma di limitazione generale recentemente introdotta (30% dell’EBITDA). Tuttavia, secondo gli esperti interpellati, bisognerebbe rendere indeducibili anche gli interessi passivi netti che eccedono la  soglia di un 1.000.000 di euro  ed un rapporto debt/equity di 1a1 calcolato con riferimento ai finanziamenti erogati o garantiti dai soci qualificati o loro parti correlate e il patrimonio netto contabile ad essi riferibile secondo le modalità tipiche dei regimi di contrasto alla thin capitalization
Per quanto concerne l’ammortamento fiscale, il comitato propone nel report di semplificare il sistema in vigore, di allineare più attentamente le aliquote alla vita utile delle varie tipologie di asset  e di  eliminare l’ammortamento accelerato e libero.  Viene inoltre consigliato di adottare un  tasso di ammortamento molto ridotto per l'avviamento le attività immateriali con vita utile indefinita.
 
Interventi sulla participation exemption
Un'ulteriore proposta consiste nella modifica dei requisiti per l'applicazione del regime della participation exemption per i dividendi e  le plusvalenze derivanti da società non residenti.
Più in dettaglio, il comitato di esperti suggerisce di mantenere invariati i requisiti sia del possesso di una percentuale  partecipativa minima diretta o indiretta del 5% che dell’ holding period di un anno, mentre propone di eliminare il cosiddetto “business activity test” ed  il “subject to tax test”. Il primo test richiede che l’85% dei ricavi lordi della partecipata non derivi da passive income, mentre il secondo test richiede che il soggetto partecipato estero sia assoggettato ad una imposta identica  od analoga  in natura alla imposta societaria spagnola,  fatta eccezione per i soggetti residenti in un Paese che ha sottoscritto con la Spagna una convezione fiscale che include la disposizione sullo scambio di informazioni (ex articolo 26 del Modello Ocse). Il “subject to tax test” dovrebbe, a parere del comitato, essere sostituito dal requisito di un livello minimo di tassazione estera sulla partecipata del 10%.
Infine nel report si consiglia di eliminare  tutti i crediti d'imposta (tra cui il credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo) che, così come congegnati, sono considerati poco efficaci nel creare sviluppo e crescita occupazionale.
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/dal-mondo/articolo/spagna-riforma-fiscale-pronto-progetto-degli-esperti