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Dal mondo

Il Sudafrica vara la carbon tax.
Agevolazioni per i primi 3 anni

Dal 1 giugno per ogni tonnellata di CO2 in più prodotta dovrà essere pagata una tassa pari a 120 rand (circa 8 euro)

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Svolta del Sudafrica che, dopo anni di attesa, ha approvato la sua carbon tax, l’imposta relativa alle emissioni di biossido di carbonio, nonostante il forte ostruzionismo da parte delle grandi imprese. A quasi dieci anni dalla prima proposta di legge, infatti, dall’1 giugno è in vigore la nuova ecotassa basata sul principio secondo cui “chi inquina paga”.

Come funziona la carbon tax
Introdotta in oltre 40 Paesi in tutto il mondo, la carbon tax consiste nella tassazione delle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera. Aumentando il costo dell’energia prodotta da fonti inquinanti, infatti, il mercato viene incoraggiato a spostare gli investimenti verso forme di energia più sostenibili (in quanto più convenienti) che hanno un minore impatto ambientale.

La carbon tax sudafricana
Pubblicata in Gazzetta ufficiale il 23 maggio 2019, dopo la firma da parte del presidente Cyril Ramaphosa, la carbon tax del Sudafrica punta a ridurre le emissioni di gas serra in modo “sostenibile, economico e conveniente”.
L’imposta sarà applicata in maniera graduale secondo un cronoprogramma suddiviso in due fasi: la prima va dal 1° giugno 2019 al 31 dicembre 2022, mentre la seconda dal 2023 al 2030. La norma prevede che per ogni tonnellata di CO2 in più prodotta, dovrà essere pagata alla SARS, l’agenzia delle entrate sudafricana, una tassa pari a 120 rand (circa 8 euro). Per i primi tre anni, però, il Governo ha previsto diverse agevolazioni fiscali per permettere ai soggetti che attualmente inquinano di fare tutti gli investimenti necessari per operare una riconversione dei processi di produzione. Grazie alle compensazioni operate da queste misure, il costo per ogni tonnellata di CO2 scenderebbe notevolmente, tanto da essere compreso tra 6 e 46 rand.
“Il cambiamento climatico rappresenta una delle più grandi sfide che deve affrontare l’umanità – ha dichiarato il ministro delle Finanze sudafricano, Mondli Gungubele – e il Sudafrica intende fare la sua parte nello sforzo globale per ridurre le emissioni di gas serra”.

Le reazioni
Nel corso degli ultimi dieci anni le grandi compagnie energetiche e le più importanti industrie del Paese si sono fortemente opposte a questo progetto, paventando un aumento generale dei prezzi dell’energia e una drastica riduzione dei profitti. In effetti, l’imposta era già stata approvata nel 2010, ma si è deciso di posticiparla a causa dell’opposizione delle società minerarie, delle aziende produttrici di acciaio e dell’azienda elettrica statale Eskom.
Cauto ottimismo, invece, da parte degli attivisti che hanno sostenuto con forza l’introduzione di questa ecotassa: per alcuni di loro, infatti, l’aliquota – come configurata attualmente – è troppo bassa per generare dei cambiamenti ambientali significativi.

Cosa succederà fra tre anni
Una volta trascorsi tre anni dalla sua introduzione, è previsto un monitoraggio della situazione per decidere gli aggiustamenti da realizzare in merito alla nuova misura fiscale, come una rimodulazione delle aliquote e delle esenzioni. Questi correttivi saranno basati fondamentalmente su una valutazione dell’impatto sull’ambiente che avrà la carbon tax in merito alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Uno dei Paesi più inquinanti al mondo
Il Sudafrica sconta la sua dipendenza energetica dal carbonio e nonostante sia oggi uno dei Paesi più industrializzati dell’Africa, è anche il più inquinante dell’intero continente africano: secondo uno studio di Greenpeace, è il quattordicesimo Paese più inquinante al mondo. Questo ha anche spinto il Sudafrica ad impegnarsi a ridurre i gas serra del 42% entro il 2025, aderendo all’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e ratificandolo nel novembre 2016.
La direzione sembra, dunque, tracciata. Fonti rinnovabili e tecnologie sostenibili potrebbero rappresentare anche un’opportunità di rilancio dell’economia nazionale, negli ultimi anni stretta nella morsa di una crescita bassa e tassi di disoccupazione molto elevati.

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