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La Svizzera cambia la Costituzione
per recepire la Global tax al 15%

Il “secondo pilastro” Ocse si applica alle imprese multinazionali con un volume d’affari annuale di almeno 750 milioni di euro

Svizzera

Lo scorso ottobre 137 paesi Ocse hanno concordato di fissare un’aliquota minima del 15% per la tassazione delle imprese multinazionali che registrano un volume d’affari annuo di almeno 750 milioni di euro. In esecuzione dell’accordo, il 12 gennaio 2022 il Consiglio federale elvetico ha stabilito di modificare la Costituzione per recepire questa novità. La nuova aliquota sarà applicata a partire dal 1° gennaio 2024 e alla modifica dell’assetto costituzionale seguirà una legge ordinaria di attuazione dell’intesa internazionale. Per chiarire quali cambiamenti comporterà l’introduzione della nuova aliquota sulla piazza svizzera il Dipartimento federale delle Finanze ha predisposto dettagliati materiali di approfondimento, che comprendono delle faq, una scheda informativa e un dossier sull’imposizione diretta nell’economia digitale.

Tempi d’attuazione più lunghi secondo l’orologio svizzero
Secondo quanto precisano le autorità elvetiche nella scheda informativa, l’adeguamento del diritto svizzero alle regole sull’imposta minima al 15% richiederà più tempo di quanto programmato dall’Ocse, che prevede un’entrata in vigore parziale già dal 2023. “Tenendo conto del coinvolgimento del Parlamento, dei Cantoni e del Popolo - precisa il Dipartimento Federale delle Finanze –  per poter rispettare il calendario deve essere creata una nuova base costituzionale, in virtù della quale il Consiglio federale emanerà un’ordinanza temporanea per l’applicazione dell’imposta minima dal 1° gennaio 2024. Successivamente, seguendo l’iter legislativo ordinario, potrà essere elaborata senza alcuna fretta la base legale che andrà a sostituire l’ordinanza”.

Le entrate supplementari nelle casse dei Cantoni
La scheda informativa traccia l’identikit della “variante svizzera” dell’imposta minima. Le multinazionali con un volume d’affari di almeno 750 milioni di euro all’anno che operano in Svizzera, che al momento sono assoggettate a un’aliquota inferiore, pagheranno le imposte supplementari nel Paese. “In questo modo – precisa il documento –  verranno generate entrate fiscali supplementari in Svizzera e non all’estero […]. La Svizzera non può impedire che in futuro talune imprese attive sul suo territorio siano gravate da oneri fiscali maggiori, ma può tutelare i suoi interessi politico-economici e fiscali adeguando il proprio sistema impositivo”. Saranno, inoltre, rispettate le regole del federalismo fiscale svizzero. Le imposte supplementari saranno quindi prelevate e incassate dai Cantoni. “I Cantoni – spiega la scheda – decideranno autonomamente come utilizzare le entrate fiscali supplementari. Con l’applicazione dell’imposta minima disporranno del margine di manovra necessario per mettere in atto scelte di politica finanziaria volte a contrastare l’imminente perdita di attrattiva quale piazza economica”. Ma quante sono le imprese coinvolte da questo cambiamento? Il Dipartimento federale delle Finanze mette a disposizione delle cifre solo approssimative: “Questa soglia - si legge nel Dossier – viene superata da un numero basso a tre cifre d'imprese svizzere e da un numero basso a quattro cifre di filiali svizzere di gruppi esteri”.

Una strategia a due pilastri
L’introduzione dell’aliquota minima al 15% per le imprese con un volume d’affari superiore a 750 milioni di euro all’anno è il secondo dei due pilastri “piantati” dall’Ocse nell’ambito di una strategia internazionale comune sull’applicazione dei “principi della futura imposizione delle grandi imprese attive a livello internazionale” (vedi articolo Ocse, global tax sulle multinazionali. Col sì di 136 Paesi, al via dal 2023). Dopo l’adesione della Mauritania avvenuta poche settimane dopo la sottoscrizione dell’accordo, a questi principi, hanno aderito complessivamente 137 stati su 141 dell’Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting, la rete costituita ad hoc in seno all’Ocse. Il primo pilastro prevede di rendere tassabile una quota imponibile dell’utile delle grandi imprese multinazionali negli Stati in cui beni e servizi sono venduti (e che il fisco svizzero definisce “Stati di commercializzazione”). L’applicazione di questo pilastro interesserà le imprese multinazionali che fatturano oltre 20 miliardi di euro all’anno e hanno un margine di utile superiore al 10%.

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