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Svizzera: per le imprese e l'Iva
si allungano i tempi al 2018

Il Consiglio federale ha deciso di posticipare la data di entrata in vigore di una parte della riforma fiscale

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Dal primo gennaio del 2018 tutte le multinazionali che svolgono attività sul territorio svizzero saranno assoggettate all'Iva quando il loro volume d’affari annuo mondiale - e non più solo quello realizzato in Svizzera - supererà la soglia dei 100mila franchi (circa 92mila euro al tasso attuale). Il Consiglio federale del Paese ha infatti deciso di posticipare al prossimo anno la data di entrata in vigore di questa parte della recente riforma fiscale in materia di imposta sul valore aggiunto. Ancora più avanti, invece, verranno fatte partire le nuove norme relative all’Iva in materia di vendita per corrispondenza. L’entrata in vigore slitta, pertanto, al 1° gennaio 2019, in modo da permettere agli operatori di prendere dimestichezza con gli adempimenti introdotti dalle nuove disposizioni di legge. In ogni caso, prima di dire l’ultima parola, bisognerà aspettare l’esito di un referendum confermativo. Secondo la Costituzione federale, infatti, ogni modifica alle aliquote fiscali richiede il consenso del popolo e dei Cantoni. La data del referendum è già decisa: la consultazione popolare infatti si terrà il 24 settembre.
 
L’Iva sulle multinazionali, per la Svizzera è una piccola rivoluzione 
A detta dei suoi promotori, la revisione parziale della normativa Iva relativa alle imprese multinazionali  dovrebbe contribuire a ridurre gli svantaggi subiti finora dalle imprese svizzere rispetto ai concorrenti esteri. La riforma approvata nel 2016 dovrebbe inoltre generare maggiori entrate per un importo stimato complessivamente in 70 milioni di franchi l’anno. Secondo le stime, la sola misura prevista per le multinazionali comporterebbe entrate supplementari per circa 40 milioni di franchi. Finora le imprese estere potevano fornire prestazioni esenti Iva se realizzavano un volume d’affari, calcolato sul solo territorio svizzero, inferiore a 100mila franchi. La critica più diffusa relativa al sistema precedente era quella che lo accusava di produrre rilevanti svantaggi competitivi per le aziende elvetiche, in particolare per quelle operanti nelle regioni al confine con gli altri Stati dell’Unione europea.
 
Nuove regole per la vendita per corrispondenza
Le aziende attive nel mercato della vendita per corrispondenza saranno soggette all'imposta sul valore aggiunto in caso di volume d'affari complessivamente pari o superiore alla soglia di 100mila franchi l'anno. A partire dal 1° gennaio 2019, infatti, queste aziende dovranno fatturare l'Iva ai clienti che, in compenso, non dovranno più pagare le imposte e le tasse doganali sull'importazione. In questo modo, dicono i relatori del progetto di legge, si ridurranno gli svantaggi che le società elvetiche subiscono rispetto ai concorrenti esteri. In ogni caso, il Dipartimento federale delle finanze ha ritenuto necessario assicurare un periodo di tempo transitorio tale da permettere alle società del settore e alla Posta svizzera (Die Post) di predisporre tutte le modifiche organizzative necessarie. Le altre novità previste dalla riforma tributaria, invece, entreranno in vigore il 1° gennaio 2018. Tra queste rientra l’applicazione di un’aliquota ridotta per i giornali, le riviste e gli e-book.  
 
Prolungato il regime agevolato per il turismo
In campo Iva, un’altra novità è quella relativa alla proroga dell'aliquota agevolata del 3,8% per il settore alberghiero. L’agevolazione resterà in vigore per altri dieci anni. A fine maggio, infatti, il Consiglio nazionale (la Camera bassa del Parlamento) ha rinunciato alla propria posizione in materia (imporre un regime agevolato a tempo indeterminato), allineandosi a quanto deciso dall’altro braccio dell’Assemblea federale. Per la Camera degli Stati, l’agevolazione al settore del turismo deve essere regolarmente riesaminata dall’organo legislativo. Secondo le stime disponibili, con l’aliquota ordinaria gli alberghi elvetici sarebbero sottoposti a un ulteriore carico tributario dell’importo di 200 milioni di franchi, ritenuto insostenibile dagli operatori del settore.
 
 
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