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Dal mondo

La Tailandia vara misure fiscali
ad hoc sulle valute virtuali

Il Governo ha modificato la legislazione di settore in modo da poter anche ricavare entrate tributarie extra

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La Tailandia riscrive le regole per il trattamento fiscale delle criptovalute.  Il legislatore, infatti, ha di recente elaborato una legge completamente nuova, rispetto a quanto previsto in precedenza. In pratica, le divise virtuali sono da contemplarsi, sotto il profilo normativo, come titoli paragonabili a quelli azionari o no? Generalmente è questo il dubbio centrale che apre la strada al dibattitto riguardo fisco e tassazione, eccetto che in Tailandia.
In sostanza, mentre le autorità di regolamentazione di tutto il mondo si cimentano da anni con la questione relativa alla categorizzazione di valute e beni digitali, come premessa necessaria per applicarvi un impianto normativo definito e funzionale, la Tailandia ha saltato del tutto il dibattito. Tant’è che, utilizzando un decreto di emergenza peraltro già in vigore, le autorità preposte hanno di fatto scritto e messo nero su bianco una legge del tutto nuova, persino innovativa in alcuni riferimenti.

Le valute virtuali profilate per Decreto
Il risultato è il Decreto “Digital Asset Business”, che definisce sia entità e tipologia delle criptovalute, in pratica assimilate a mezzo per lo scambio di beni, che i contenuti dei token digitali, inquadrati come veri e propri diritti di partecipazione a un investimento o a ricevere beni specifici, una sorta di certificazione. Naturalmente, avvalendosi dei poteri derivanti dal carattere “emergenziale” del provvedimento, il Governo ha inoltre modificato la propria legislazione fiscale in modo da poter ricavare da tali novità entrate tributarie extra, di fatto riconoscendo il settore delle monete virtuali o digitali un’industria non soltanto su cui investire ma da cui trarre risorse cospicue in forma di gettito.

Critiche e dubbi
Come di rutine per il mondo delle criptovalute, la nuova mossa tailandese ha ricevuto larghe critiche ma anche elogi. In molti sono sbalorditi, in senso positivo, dal fatto che i regolatori abbiano deciso di definire un tale settore in termini così chiari e certi. Al contrario, elementi e autorità più conservatrici già intravedono aspetti estremamente negativi anche solo nell’aver dato e riconosciuto al settore delle divise virtuali una sua entità ed un confine normativo reale, al pari con altre dimensioni industriali o finanziarie. In particolare, la Securities and Exchange Commission tailandese, l’equivalente della Consob italiana, è da tempo impegnata nel trovare un equilibrio tra coloro che vedono le criptovalute come un rischio e coloro che invece le usano come puro gioco d'azzardo. L’obiettivo sarebbe quello di promuovere l’evoluzione del settore in un recinto normativo affidabile, gestibile, monitorabile e quindi sano, almeno sotto il profilo del diritto.

La rincorsa alle criptovalute
In realtà, dietro questa novità, si nasconde anche la volontà dell’attuale Esecutivo, ed anche del Legislatore, di voler procedere con una regolamentazione il più possibile soft, evitando che le autorità competenti finiscano per rendere le cose troppo rigide. Una “stretta” normativa, infatti, non farebbe altro, secondo l’idea prevalente tra i responsabili dell’Economia tailandese, che reindirizzare decine di migliaia di cittadini/investitori tailandesi verso mercati virtuali e piattaforme estere, riducendo la capacità della Tailandia di offrire protezione e opportunità agli investitori stranieri in un campo nuovo e foriero, forse, di grandi guadagni. D’altra parte, il principio messo in pratica dalle autorità tailandesi è che la regolamentazione porta legittimità. E la legittimità, a sua volta, porta in dote con se l'adozione diffusa d’un determinato bene, servizio o schema d’investimento. Una visione molto ottimistica.

La norma in dettaglio
Innanzitutto, i nuovi regolamenti adottati dalla Tailandia richiedono che le negoziazioni e le ICO (Initial Coin Offering), cioè le offerte iniziali di valuta in criptovalute, siano abbinati a una delle sette valute virtuali selezionate (Bitcoin, Ethereum, Ripple, Bitcoin Cash, Litecoin, Stellar, Ethereum Classic). La nuova normativa, inoltre, stabilisce regole specifiche, una sorta di vademecum, per tutte le imprese che vogliono operare come gestore d’una piattaforma di scambio, come broker o rivenditore. Lo stesso processo per l’avvio delle offerte iniziali di criptovalute viene regolamentato ed equiparato al medesimo sistema di emissione di debito o capitale azionario. Resta aperta la questione relativa al fatto che le società quotate sui mercati prevedono la definizione e pubblicità di un piano aziendale, compresi i rendiconti finanziari verificati. Difficile pensare che questo si possa estendere anche al mercato delle valute virtuali.

7 opzioni per gli investitori tailandesi in criptovalute
Uno degli aspetti più interessanti delle nuove regole tailandesi, come già accennato, è che tutte le ICO e le operazioni connesse devono essere abbinate a una delle sette criptovalute specificate. La lista scelta comprende Bitcoin, Ethereum, Bitcoin Cash, Ethereum Classic, Litecoin, Ripple e Stellar, selezionati per la loro maggiore liquidità e convertibilità nella valuta tailandese.

I dubbi? Sul fisco
Dove i regolamenti cadono, tuttavia, è il capitolo dedicato alla tassazione. Secondo il nuovo regime, infatti, i guadagni saranno soggetti ad un’aliquota del 15% sulle plusvalenze, quindi lo stesso trattamento riservato ai capital gains, con l'imposta da assoggettare a ritenuta, mentre sarà applicata anche una tassa sul valore aggiunto del 7%, ma soltanto laddove le negoziazioni abbiano luogo al di fuori di una borsa approvata o d’un mercato di scambio regolamentato. L'introduzione della nuova tassa, inoltre, si affianca a un nuovo regime fiscale normativo ad hoc per il settore, con nuovi obblighi di registrazione riguardo l'imposta sul valore aggiunto che sorgono per molti operatori attivi sui mercati digitali delle valute virtuali. In sostanza, l’intervento del Governo facilita sotto il profilo teorico il trattamento fiscale delle criptovalute, ma dal punto di vista pratico finisce per creare una contraddizione normativa tra il trattamento fiscale ordinario e quello riservato a un unico settore, quello delle valute virtuali. E in più, i due sistemi fiscali sembrano confliggere, tanto da far presagire un futuro intervento di riequilibrio in direzione d’un aggiornamento del codice fiscale destinato a eliminare l'Iva almeno per gli individui e per specifiche negoziazioni attraverso scambi regolamentati.

Anche la Tailandia mira ad essere eletta hub prediletto dagli investitori in criptovalute
Dato che la Tailandia è in competizione con dozzine di altri Paesi che mirano ad attrarre i maggiori attori della nuova industria della crittografia, è improbabile che queste nuove leggi vedano il sorpasso in Giappone, Corea del Sud o Taiwan. Ma almeno con l'innovazione e con regole chiare, la Tailandia ha guadagnato la possibilità di poter competere sul mercato delle Coin virtuali in modo almeno paritario con altri Paesi.
 
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