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Dal mondo

Tanzania: Iva in salita al 18%
su tutti i servizi turistici tipici

Dal primo luglio deciso l’aumento dell’aliquota che viene applicata agli ingressi nei parchi, ai safari e ai trasporti

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La proposta del governo è divenuta una realtà in breve tempo e ha trovato una immediata applicazione. A essere investiti dal nuovo regime sono i servizi turistici, in particolare le voci relative agli ingressi nei parchi, ai safari e ai trasporti (escursioni, noleggio auto, voli in mongolfiera, eccetera). La preoccupazione è che l’Iva (che già esisteva per l’alloggio) possa avere un impatto negativo sull’economia turistica legata al Paese. La nuova tassa è operativa dal primo luglio di quest'anno anche se lo sconcerto è grande.
 
La nuova tassa e le ripercussioni sul turismo
Il nuovo regime di tassazione è stato annunciato soltanto pochi giorni prima dell'entrata in vigore, con inevitabili conseguenze per un settore che si trova in uno stato di confusione e di incertezza. Dal momento che erano esenti, molti tour operatos non avevano la disponibilità di un codice Iva e non erano ancora nelle condizioni di emettere ricevute per il pagamento della nuova tassa. Alcuni tour operators hanno quindi iniziato a chiedere ai clienti che hanno prenotato un safari di versare la differenza dovuta all'introduzione di questa tassa inattesa.
Parallelamente, sempre a partire dal primo luglio, la Ngorongoro Conservation Area Authority, l'organismo indipendente del sistema dei parchi nazionali, ha deciso di aumentare i diritti d'ingresso per persona  ai parchi da 50 a 60 dollari per 24 ore a entrata singola e la crater fee (tassa d'accesso al cratere di Ngorongoro) per i fuoristrada da 200 a 250 dollari. A queste cifre andrà, quindi, aggiunta la nuova tassa del 18%.  Vane sono state le azioni intraprese dai tour operators e dalle loro associazioni di categoria nei riguardi di queste misure inattese che rischiano di penalizzare un settore di cruciale importanza per l'economia del Paese.
Il ministro del Turismo della Tanzania ha dichiarato  che questa misura ha l’obiettivo di accogliere un numero di turisti minore, ma di qualità e con una maggiore capacità di spesa. Questo potrebbe essere dannoso a lungo termine per il Paese, visitato da circa 1,1 milioni di turisti l’anno, di cui circa 75mila inglesi e 25mila francesi.
 
Il ritiro dalla firma dell’accordo Epa con l’Unione europea
La Tanzania, insieme ad altri Paesi, fa parte della Comunità dell’Africa Orientale (Eac) con cui l’Unione europea si è decisa a sottoscrivere un accordo commerciale e un accordo di partenariato economico (EPA).
Il Paese però si è tirato indietro. Le autorità hanno motivato la scelta adducendo motivi di "interesse nazionale".  Alcune fonti di stampa africane evidenziano che la Tanzania beneficia di esenzioni doganali da parte dell'Unione europea in qualità di "Paese meno sviluppato". La firma degli Epa imporrebbe al governo del Paese di garantire il libero accesso dei prodotti e dei servizi europei al mercato nazionale, uno sviluppo che rischierebbe di penalizzare un'industria nascente.
L'accordo, infatti, prevede l’accesso libero e immediato al mercato dell’Unione europea in esenzione da dazi e contingenti per tutte le esportazioni di prodotti della comunità dell’Africa orientale. Esso consente l'apertura parziale e graduale del mercato EAC alle importazioni di prodotti derivanti dall'Unione europea, escludendo alcuni prodotti sensibili.
 
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