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Tax Forum Ue, perché tassare il sistema finanziario europeo?

700 tra rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo accademico e finanziario a confronto sul futuro fiscale dell'Unione

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È ancora la tassazione del sistema finanziario ad alimentare il dibattito sulla politica fiscale dell'Unione europea. A quest'argomento è stata dedicata la quinta edizione del Brussels Tax Forum, svoltosi recentemente nella capitale belga. Grande l'adesione al convegno, a cui hanno partecipato circa 700 tra rappresentanti delle istituzioni europee e del mondo accademico e finanziario, chiamati a formulare idee sui temi oggetto di dibattito con l'obiettivo di inviare alla Commissione europea proposte concrete prima della pausa estiva. L'esecutivo comunitario nell'ottobre scorso ha emanato una Comunicazione sulla tassazione del sistema finanziario. In particolare, il documento conteneva una duplice proposta: a livello mondiale, nell'ambito delle attività del G20, l'adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Ftt), a livello europeo, invece l'introduzione di un prelievo fiscale sulle attività finanziarie (Taf). Sullo stesso argomento, inoltre, sono impegnati anche il Parlamento europeo e il Comitato economico e sociale.

I punti chiave del Fisco europeo
Ad aprire i lavori del convegno, l'intervento di Algirdas Šemeta, commissario per la Fiscalità e l'Unione doganale, l'audit interno e la lotta antifrode, che ha posto l'accento su come una strategia fiscale coordinata possa contribuire al risanamento della crisi economica. In particolare, attraverso l'adozione di misure finalizzate a incrementare la crescita economica e l'occupazione e a migliorare la gestione delle entrate tributarie attuali, diminuendo il carico di oneri amministrativi legati agli adempimenti fiscali. L'eurocommisario ha poi sottolineato come la tassazione del settore finanziario possa rappresentare una fonte di nuove entrate erariali.

Semeta: migliorare il mercato europeo
Nel suo discorso di apertura, inoltre, Semeta ha evidenziato gli elementi cardine dell'attuale politica fiscale dell'Unione. Tra questi, la base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (Ccctb), uno strumento su cui recentemente la Commissione europea ha formulato una proposta ufficiale, con lo scopo di migliorare il funzionamento del mercato unico europeo. Altro punto chiave del Fisco comunitario, la necessità di trovare un accordo con gli Stati Uniti sul Facta (Foreign accounts tax compliance act), la legge approvata a Washington nel marzo dello scorso anno che prevede dal 2013 l'obbligo per gli istituti finanziari non statunitensi di fornire al governo americano informazioni fiscali su cittadini Usa che detengono relazioni bancarie all'estero. L'Unione intende cercare un'intesa che renda le condizioni dettate dal Facta meno onerose per gli istituti di credito europei e una mediazione tra le norme statunitensi e le misure contenute nella direttiva Ue sul risparmio.
Infine, Semeta ha posto l'accento anche sulla questione dell' Iva, su cui l'Unione ha lanciato nel dicembre scorso la consultazione pubblica "Libro verde sul futuro dell'Iva. Verso un sistema dell'Iva più semplice, solido ed efficiente".

Perché tassare il sistema finanziario?
Questo il filo conduttore dei due giorni di lavoro durante i quali studiosi ed esponenti delle istituzioni si sono confrontati  sulle possibili conseguenze che l'introduzione di un prelievo fiscale nel settore finanziario potrebbe avere sui mercati e sul raggiungimento degli obiettivi della politica economica comunitaria.

Le modifiche in corso d'opera. Il caso di Francia e Danimarca
Sotto esame, la tassa sulle transazioni finanziarie, "figlia" della cosiddetta Tobin tax. L'idea originaria prevedeva la sua applicazione esclusivamente sugli scambi monetari; recentemente, invece, sono state formulate proposte per estendere il suo raggio di azione anche a capitali, bond e derivati.
Oggetto di dibattito anche la tassa sulle attività finanziarie che, invece, mira a colpire i profitti e le remunerazioni del settore.
Di estremo interesse, infine, la testimonianza della Francia, impegnata, nel suo turno di Presidenza del G20, a proporre l'adozione di una tassa sul sistema finanziario a livello internazionale e della Danimarca, che ha già introdotto nella propria legislazione una imposizione fiscale nel settore finanziario.
 

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