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Dal mondo

Ue: tra ambiente e crescita
c’è di mezzo anche la fiscalità

Pubblicati due studi della Commissione sulla tassazione ecologica e sui legami tra spesa e ambiente

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Due studi della Commissione europea, pubblicati di recente, indicano che la politica ambientale può costituire un incentivo alla crescita economica. Dalle risultanze emerge che scelte più orientate all’ambiente possono contribuire a favorire la crescita economica attraverso il potenziamento delle misure di difesa dalle inondazioni e una fiscalità più ecologica. Gli studi pubblicati saranno utilizzati nel contesto del semestre europeo, un meccanismo istituito nel 2010 per migliorare il coordinamento delle politiche economiche nei paesi dell'Unione europea. Introducendo considerazioni di carattere ambientale nel semestre europeo, la Commissione intende garantire la sostenibilità delle politiche macroeconomiche, non soltanto dal punto di vista economico e sociale, ma anche sotto il profilo ambientale.
 
Il potenziale di un fisco più verde
Uno studio, sul potenziale di una fiscalità più ecologica, si basa sui dati provenienti da 12 Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Croazia, Ungheria, Italia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia), suggerisce che lo spostamento della pressione fiscale dal lavoro all'inquinamento (ad esempio, con l'aumento delle tasse sulle fonti di inquinamento atmosferico e idrico) darebbe luogo a entrate pari a 35 miliardi di euro in termini reali nel 2016, che arriverebbero a 101 miliardi di euro nel 2025, a seconda dello Stato membro interessato, le possibili entrate variano da più dell'1% a oltre il 2,5% del PIL annuo nel 2025. Su questa strada risulta ben avviata l’Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, lo studio ha infatti accertato che la pressione fiscale “verde” è stata la seconda più alta nel 2012 tra i 12 paesi presi in esame.  In particolare, il suo valore, ricavato soprattutto dalla tassazione sui prodotti petroliferi e l'energia, è stato pari al 3,02% del Pil. Per quanto riguarda, però, il consumo delle risorse, la fiscalità “verde” italiana è tra le più basse d’Europa, corrispondendo solo allo 0,03% del Pil. In Italia c’è ancora molto spazio per le tasse ambientali. Lo studio stima che, procedendo in questa direzione, il nostro Paese potrebbe arrivare a garantirsi un gettito aggiuntivo di 10 miliardi di euro nel 2016 e di 26 miliardi nel 2025.
Il secondo studio esamina i diversi legami esistenti tra l'ambiente e le politiche economiche, compresi l'impatto macroeconomico delle inondazioni e le migliori prassi nel sostenere le Pmi che utilizzano le risorse in modo efficiente, senza dimenticare la spesa per l'ambiente in tutti gli Stati Membri.
 
Gli esempi virtuosi
In Olanda il bilancio 2014 comprende 4 nuove tasse ambientali, su acqua potabile, discariche, tassa di circolazione dei veicoli a motore e limiti più alti nelle emissioni di CO2 per la riduzione delle tasse automobilistiche.
Anche la Francia nel 2013 ha annunciato tasse ambientali completamente nuove, che si stima possano portare più di 2,5 miliardi di euro all’anno quando saranno pienamente attuate.
Per esempio, il Belgio restituisce 1/3 di quanto incassa dalle tasse ambientali sotto forma di sussidi alle fonti energetiche di origine fossile.
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