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Dal mondo

Ue: approvata la modifica
della direttiva madre-figlia (1)

A formalizzare il cambiamento è stato il Consiglio dell’Unione europea nel corso della sessione del luglio scorso

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Il Consiglio dell’Unione europea, in una sessione del Consiglio Economia e finanza (in inglese Economic and Financial Affairs Council - acronimo: ECOFIN), come noto una delle formazioni in cui si riunisce il Consiglio composto dai ministri dell'Economia e delle Finanze degli Stati membri, lo scorso 8 luglio ha adottato formalmente senza discussione, una modifica della direttiva 2011/96/UE sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi (cosiddetta direttiva madre-figlia) che rifonde la direttiva 90/435/CEE.
 
L’obiettivo dell’intervento
Tale modifica è finalizzata a prevenire la doppia non imposizione dei dividendi distribuiti nei gruppi societari derivante dall’utilizzo di costruzioni finanziarie ibride (cd. hybrid loan arrangements).
In merito Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia e delle Finanze dell'Italia e Presidente del Consiglio Ue ha dichiarato che "l'adozione di questa modifica alla direttiva sulle società madri e figlie segna un importante cambio di passo nella lotta alla pianificazione fiscale aggressiva. Rappresenta un risultato concreto ottenuto dall'Unione europea in questo settore, in linea con gli sforzi internazionali per contrastare l'evasione e l'elusione fiscale".
 
Il percorso normativo
L’adozione formale di luglio segue l’accordo politico sul testo di compromesso della Presidenza del 20 giugno 2014 che trova la sua genesi nella proposta di direttiva della Commissione COM(2013) 814 final  del 25 novembre 2013,  che mirava sia a colmare la lacuna della direttiva madre-figlia relativa agli hybrid financial mismatches che ad introdurre una norma generale anti-abuso dando così attuazione a quanto aveva dichiarato nel Piano d’azione per la lotta alla frode ed all’evasione fiscale (COM(2012)722 final) del 6 dicembre 2012.
Nell'approvare il testo, il Consiglio, per consentire la rapida adozione della nuova regola sui prestiti ibridi, ha convenuto di suddividere la proposta della Commissione continuando il lavoro sull’altro aspetto, cioè l'introduzione di una disposizione anti-abuso comune.
Gli hybrid mismatch arrangements sono oggetto anche del secondo dei 15 interventi del  piano d’azione BEPS dell’OCSE (Action plan on Base Erosion and Profit Shifting) del  19 luglio 2013. Sul tema il 19 marzo 2014 l’OCSE ha altresì pubblicato la bozza di discussione “BEPS Action 2: Neutralise the Effects of Hybrid Mismatch Arrangements”. Il Consiglio in merito non ha mancato di sottolineare che la compatibilità dei lavori dell'OCSE in corso con il quadro giuridico dell'UE va tenuta in debita considerazione.
 
Hybrid loan mismatches
In sintesi le asimmetrie (mismatches) relative  ai “prestiti ibridi” (hybrid loans) derivano dal fatto che tali strumenti  finanziari hanno caratteristiche per l’appunto “ibride” sia di equity che di finanziamento. Pertanto può accadere che essi siano trattati fiscalmente in modo diverso nell’ordinamento giuridico della partecipata e della partecipante (nel senso che un medesimo strumento viene qualificato come prestito in uno Stato e con apporto di capitale di rischio in un altro). All’occorrere di tale evenienza i pagamenti effettuati nell’ambito di un finanziamento ibrido transfrontaliero potrebbero essere considerati spese fiscalmente deducibili (interessi, oneri finanziari) nello Stato del soggetto erogante  e distribuzioni di utili esenti nello Stato del soggetto beneficiario, risultandone così una doppia  non imposizione.
Considerando che la direttiva madre-figlia  non fornisce una definizione di utile o dividendo, al fine di evitare situazioni di doppia non imposizione derivanti dai disallineamenti nel trattamento fiscale delle distribuzioni di utili tra Stati membri, lo Stato membro della società madre e lo Stato membro della sua stabile organizzazione non dovrebbero consentire alle imprese di beneficiare della esenzione applicata ai dividendi percepiti, nella misura in cui tali dividendi sono deducibili dalla società figlia (a tal proposito si veda il terzo “considerando” della bozza di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2011/96/EU).
 
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