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Dal mondo

Ue: competitività a confronto,
il punto lo fa la Banca mondiale

Sono 189 gli Stati analizzati per la normativa fiscal-societaria ai quali sono stati attribuiti vari indicatori

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Qual è il grado di competitività di un Paese rispetto a un altro? Una risposta a tale complesso e articolato quesito la si può ricavare dalla classifica del Doing Business. Il Rapporto è stato elaborato dalla Banca mondiale che, dal 2002, analizza il regime (normativo globale) applicato alle imprese di un Paese.
Nel 2013 l’analisi, basata su un sondaggio effettuato da esperti del settore, ha coinvolto 189 Paesi.
Circa l’ufficialità dei dati, giova segnalare che i risultati sono controllati e convalidati dai governi dei Paesi “controllati” che ne ammettono la pubblicazione.
 
Le finalità del Rapporto
Scopo del Rapporto è fornire una base più oggettiva possibile per la comprensione e il miglioramento del contesto normativo delle imprese ed attivare opportuni interventi di policy nazionali e sub-nazionali a costo ridotto per l’erario.  Il Rapporto, quindi, diventa un importante mezzo per tutti quei Paesi che decidono di promuovere una regolamentazione normativa più efficace tesa a incoraggiare lo sviluppo economico interno di una nazione. L’indagine costituisce un vero e proprio strumento di supporto ad azioni di rinnovamento e all’attuazione di politiche riformatrici.
 
Gli indicatori utilizzati
In estrema sintesi il Doing Business individua i maggiori nodi per fare impresa. In cima alla lista globale c’è Singapore 1°/189. Nel dettaglio, il Rapporto contiene i seguenti indicatori:
  • per avviare un’impresa (starting a business): Nuova Zelanda (1°);
  • per ottenere i permessi edilizi (dealing with construction permits): Hong Kong Sar, Cina (1°);
  • per erogare l’energia elettrica (getting electricity): Islanda (1°);
  • per registrare la proprietà (registering property): Georgia (1°);
  • per conseguire credito (getting credit): Regno Unito (1°);
  • per proteggere gli investitori (protecting investors): Nuova Zelanda (1°);
  • per il pagamento delle tasse (paying taxes): Emirati Arabi Uniti (1°);
  • per gli scambi internazionali (trading across borders): Singapore (1°);
  • per rispettare i contratti (enforcing contracts): Lussemburgo (1°);
  • per l’impiego dei lavoratori (resolving insolvency): Giappone (1°).
 
Adempimenti fiscali e pressione tributaria
Più in particolare e con specifico riferimento alla facilità di pagare le imposte e alla pressione fiscale totale sulle imprese emerge quanto segue. La top ten relativa il Paying taxes vede al primo, secondo e terzo posto rispettivamente gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Arabia Saudita. Seguono, nell’ordine: Hong Kong Sar, China; Singapore; Irlanda; Baharain; Canada; Oman; Kiribati.
La top ten, invece, inerente il total tax rate vede, in percentuale:
  • Macedonia Fyr (8,2%);
  • Vanuatu (8,4%);
  • Timor Leste (11%);
  • Qatar (11,3%);
  • Kuwait (12,4%);
  • Bahrain 13,5%);
  • Arabia Saudita (14,5%);
  • Emirati Arabi (14,9%);
  • Zambia (15,1%);
  • Kosovo (15,4%).
 
Paesi “concorrenti” in Europa
Relativamente ai 28 Stati membri dell’Unione europea di seguito il prospetto relativo al Paying taxes e al Total rax rate. Per facilità di pagamento delle imposte (relativamente alle imprese) ai primi posti della classifica in Europa, sui 189 Paesi esaminati, figurano Irlanda (sesto posto), Danimarca (dodicesimo), Regno Unito (quattordicesimo). Per la pressione fiscale sulle imprese la classifica vede ai primi posti Croazia (19,8%), Lussemburgo (20,7%), Cipro (22,5%). 

La capacità di attrarre investimenti degli Usa
Al quarto posto nella lista globale per facilità nel fare impresa, gli Stati Uniti, che attraggono investimenti per la potenzialità del loro mercato indipendentemente dalla pressione fiscale 46,3% in una classifica che li vede al 64° posto (su 189) per la facilità di pagamento delle imposte.
 
 
Fonti:
Fonte 1
Fonte 2
 
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/dal-mondo/articolo/ue-competitivita-confronto-punto-fa-banca-mondiale