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Dal mondo

Ue: coordinamento tra Paesi membri
sui controlli da transfer pricing

Dal Joint Transfer Pricing Forum 10 raccomandazioni rivolte alle amministrazioni fiscali degli Stati dell'Unione europea

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Pensare ed operare a livello internazionale non basta. Anche l’attività di controllo deve avere il medesimo respiro. È l’approccio che l’Eu Joint Transfer Pricing Forum (JTPF) ha cercato di trasmettere con le indicazioni contenute nel report dello scorso mese di ottobre. Il documento si occupa della questione inerente lo svolgimento dell’attività di controllo all’interno dei Paesi Ue sul tema dei prezzi di trasferimento tra società consociate residenti in Paesi diversi. Il suggerimento che emerge molto chiaramente è quello di seguire un approccio coordinato, sviluppando i rapporti tra le amministrazioni fiscali dei Paesi Ue. Aspetto determinante è quindi la condivisione e lo scambio di informazioni. Il transfer pricing, infatti, è una disciplina in continuo aggiornamento perché strettamente correlata al mutamento del contesto economico internazionale. In questo l’Ocse, con i numerosi interventi, tra cui il costante aggiornamento delle Transfer Pricing Guidelines (TPG), rappresenta il principale organismo internazionale di riferimento. Per l’Europa il Jtpf assiste e consiglia la Commissione Europea sugli aspetti concernenti il transfer pricing.
 
La necessità di un coordinamento tra i Paesi Ue
Il contesto operativo del transfer pricing è caratterizzato da due posizioni. Da una parte ci sono le imprese multinazionali impegnate in transazioni transfrontaliere e investimenti a livello internazionale. Dall’altro ci sono le amministrazioni fiscali le cui competenze rimangono limitate al territorio nazionale. Per far fronte adeguatamente alle sfide poste da globalizzazione e nuovi modelli di business le amministrazioni fiscali devono necessariamente rafforzare la loro cooperazione ed aprirsi a nuove forme di collaborazione che migliorino lo scambio di informazioni. Nello scenario rappresentato il coordinamento tra i Paesi Ue sui controlli da transfer pricing contribuirebbe a migliorare il funzionamento del mercato interno. Le amministrazioni fiscali, infatti, avrebbero uno strumento più efficiente per individuare la corretta allocazione del reddito.
 
Le raccomandazioni del Jtpf
Il documento del Jtpf concentra la sua attenzione su due obiettivi. Il primo è l’individuazione di un approccio coordinato sui controlli da transfer pricing all’interno dei Paesi Ue per evitare fenomeni di doppia imposizione o di doppia non imposizione. Il secondo è l’analisi degli strumenti necessari per realizzare il coordinamento nonché delle eventuali implementazioni che si dovessero rendere necessarie, sulla base del quadro normativo comunitario a disposizione. Il percorso di analisi affronta le principali situazioni che caratterizzano l’esecuzione dei controlli inerenti la disciplina dei prezzi di trasferimento. Gli aspetti trattati sono scanditi da 10 raccomandazioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi prefissati. La natura del transfer pricing comporta un processo di valutazione da parte dei soggetti coinvolti (amministrazione fiscale e contribuente). Per questa ragione appare molto più sensibile ai conflitti. Il buon esito di un’attività di controllo, secondo il Jtpf, non può prescindere quindi dallo scambio di informazioni e dalla cooperazione tra amministrazioni fiscali. Tra le forme di collaborazione a disposizione dei Paesi membri (in base alle previsioni della Direttiva 2011/16/EU) si evidenzia la presenza di funzionari esteri nell’altro Stato e l’esecuzione di controlli simultanei. Su questo punto il Jtpf suggerisce di implementare la normativa interna dei Paesi membri al fine di sfruttare appieno le previsioni della Direttiva comunitaria e raggiungere un livello di condivisione e di coordinamento paragonabile allo svolgimento di una verifica in comune. Nella seconda parte del documento, invece, vengono fornite alcune indicazioni per lo svolgimento dell’attività di controllo. Il procedimento viene suddiviso in diverse fasi. Innanzitutto vengono considerati gli aspetti organizzativi: consapevolezza degli strumenti a disposizione, un canale di comunicazione per l’attività di cooperazione e flessibilità nell’applicazione delle procedure di controllo. Successivamente si passa alla valutazione sull’opportunità di intraprendere un’attività di controllo coordinata, bilanciando i vantaggi con i costi e gli oneri amministrativi della procedura. La necessità di un coordinamento si può manifestare come conseguenza di due eventi: un processo interno di valutazione del rischio o l’esecuzione di un controllo in ambito nazionale. Nel primo caso anche il processo di selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo dovrà essere preferibilmente condotto congiuntamente. Qualora le amministrazioni fiscali siano d’accordo nel partecipare ad un audit condiviso è indispensabile predisporre un piano di lavoro che consideri le circostanze del caso e le regole domestiche dei Paesi partecipanti. Inoltre, nel caso in cui i Paesi intendano stabilire un programma di cooperazione continuativo è opportuno siglare uno specifico documento d’intesa (Memorandum of Understanding). L’ultima fase è quella di svolgimento dell’attività di controllo. In primis viene raccomandato di effettuare una riunione iniziale nella quale individuare le tecniche da utilizzare, gli aspetti da chiarire e la documentazione da raccogliere. Durante lo svolgimento del controllo è essenziale mantenere aperto un canale di comunicazione tra i Paesi. Il controllo si riterrà concluso nel momento in cui tutte le attività pianificate saranno completate. Al termine verrà redatto un report finale che riporterà l’esito dell’attività, finalizzata a raggiungere un’interpretazione comune sull’applicazione del principio di libera concorrenza (arm’s lenght principle).
 
Lavori in corso sul transfer pricing
I periodici interventi dell’Ocse o del Jtpf sul transfer pricing sono rivolti, oltre all’aggiornamento delle indicazioni operative, anche ad incrementare il grado di certezza per i contribuenti. Il prossimo obiettivo del Jtpf è quello di elaborare una metodologia di controllo comune. L’Ocse, che recentemente ha pubblicato due aggiornamenti delle TPG (inerenti la valutazione dei beni intangibili e l’applicazione del metodo profit split), è attualmente impegnato nel processo di revisione (giunto alla pubblicazione del discussion draft) sulla valutazione  delle transazioni finanziarie (Capitolo I TPG) tra società consociate, nonché degli aspetti concernenti l’approccio amministrativo (Capitolo IV TPG) e i servizi infragruppo (Capitolo VII TPG). Il 13 settembre, infine, è stata pubblicata una guida aggiuntiva sul Country by Country Reporting (introdotto dall’Action 13 del Beps), la rendicontazione Paese per Paese delle società controllanti a capo di gruppi multinazionali.
 
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