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Dal mondo

Ue: frodi e irregolarità fiscali
nei piani di azione e di riforma

Rivedere la normativa sugli appalti pubblici, ammodernare Eurojust e riformare l'Olaf le soluzioni per la Commissione

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Tutelare efficacemente gli interessi finanziari dell'Unione equivale a risolvere l'endemico problema dell'affinamento degli strumenti di lotta alle frodi fiscali. La mappatura delle iniziative intraprese dai 27 eurogoverni e la capillarità delle fattispecie che vulnerano il sistema comunitario, impegnano la Commissione europea in un'attività di annuale necessario monitoraggio. All'istituzione compete, infatti, a norma dell'articolo 325 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la supervisione generale, la definizione delle norme e l'accertamento della loro applicazione. L'obiettivo è procedere al recupero di fondi dell'UE e fornire ai Paesi membri un bagaglio di informazioni utili per l'elaborazione di strategie di deterrenza dei fenomeni fraudolenti.


Frodi e irregolarità nell'accezione comune
Si parla di frodi ma i termini del fenomeno vanno collocati semanticamente e sostanzialmente nel corretto alveo di riferimento per differenziare giustamente fattispecie assimilate come omologhe. Dalle frodi, che recano come elemento soggettivo essenziale la volontà dolosa e perciò reati la cui effettiva incidenza finanziaria risulta quantificabile alla conclusione del procedimento giudiziario, vanno distinte le  irregolarità, che altro non sono se non il prodotto di errori commessi in buona fede dai beneficiari nell'adempiere agli obblighi di dichiarazione. 


La definizione comunitaria di frode e irregolarità
Quanto detto trova riscontro nella definizione offerta dal legislatore comunitario. L'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (GU L 312 del 23.12.1995) definisce irregolarità qualsiasi violazione di una disposizione dell'Unione europea da parte di un operatore economico, che abbia o possa avere come conseguenza un pregiudizio degli interessi finanziari dell'Unione.
L' articolo 1, paragrafo 1, lettera a), della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, del 26 luglio 1995 (GU C 316 del 27.11.1995) qualifica, invece, come frode l'irregolarità commessa intenzionalmente con l'intenzione di ricavarne un provento illecito e costituisce un reato penale.
Gli Stati membri sono invitati a individuare fra le irregolarità segnalate quelle di sospetta frode. L'incidenza finanziaria effettiva della frode individuata può essere misurata solo alla fine di un procedimento giudiziario.
Gli errori rilevati dalla Corte dei conti europea (CC) sono utilizzati per definire i tassi di errore sulla base di un numero di transazioni campione. L'errore non è un termine definito nella lotta contro la frode. Per l'uso del termine "errore", nella relazione annuale della Corte dei conti europea sull'esecuzione del bilancio sull'esercizio finanziario 2009, GU C 303/02 del 9.11.2010 si afferma, infatti, che non è possibile stabilire un confronto significativo tra la stima dei tassi di errore della Corte dei conti e i dati concernenti le rettifiche finanziarie e i recuperi forniti dalla Commissione. Per questa ragione gli approcci della Commissione e della Corte dei Conti europea non sono confrontabili.


Frodi e irregolarità nelle cifre
Perché scindere i fenomeni? Semplicemente perché i dati monitorati evidenziano una crescita in valori assoluti per entrambe le fattispecie che debbono essere settorialmente contestualizzati nelle due categorie per rendere maggiormente mirati gli strumenti di lotta, ovvero per elaborare margini di rafforzamento messi a punto dai governi. Ma andiamo alla  dimensione della criticità della situazione emergente dai dati. Il numero delle irregolarità segnalate è salito a 10.332 nel 2010, rispetto alle 7.769 del 2009 con una incidenza finanziaria totale delle irregolarità rilevate dai sistemi di controllo nel settore della spesa che ammonta a 1,8 miliardi di euro (1,27% dei fondi stanziati), a fronte di 1,4 miliardi di euro (1,13% dei fondi stanziati totali) nel 2009. Circa l'importo complessivo della spesa interessata dalle irregolarità si registra un aumento dell'incidenza finanziaria stimata dei casi di sospetta frode nella spesa, che è passata da 180 milioni di euro nel 2009 (0,13% dei fondi stanziati) a 478 milioni nel 2010 (0,34% dei fondi stanziati).


L'azione strategica dal 2011
Le cifre totali per il 2010 indicano che il numero di irregolarità segnalato è aumentato in tutti i settori, ad eccezione de i fondi di preadesione e delle risorse proprie tradizionali. Le ragioni principali di tale aumento sono, ad avviso della Commissione Ue, il carattere ciclico della programmazione dei fondi di coesione (in particolare la chiusura del periodo di esecuzione 2000-2006) e un aumento complessivo nel volume e nella rapidità delle segnalazioni da parte (della maggior parte) degli Stati membri. E questo a seguito del miglioramento dell'applicazione del sistema di segnalazione, noto come Sistema di gestione delle irregolarità (Irregularities Management System, IMS).


La riforma dell'Olaf
Il programma Hercule II è lo strumento finanziario gestito dalla Commissione, OLAF per intendersi, vale a dire l'Ufficio europeo per la lotta antifrode. La proposta si sostanzia in un  emendamento al regolamento (CE) n. 1073/1999 che abroga il regolamento (CE) n. 1074/1999 - diretta a rendere più efficace il delicato compito istituzionale nell'ambito della tutela degli interessi finanziari dell'UE e della prevenzione delle attività criminali ad essi collegate.


Il ruolo della Mab
In materia doganale la soluzione adottata per l'Olaf trova un parallelo intervento nell'introduzione della piattaforma tecnica Mutual Assistance Broker (MAB). Tale azione rappresenta, al pari di quella relativa all'Olaf, rappresentano, implicitamente, il riconoscimento da parte della Commissione che tanto l'Olaf quanto il Mab sono modelli organizzativi d'eccellenza. E questo per l'impegno nel contribuire a rendere omogenea, in tutto il territorio comunitario, l'azione di contrasto alle frodi come prescritto dall'art. 325 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFEU).


Le comunicazioni degli eurocommissari: le riforme
Nella campionatura delle azioni di politica antifrode merita di essere menzionata  la comunicazione su una strategia antifrode della Commissione (CAFS) dello scorso 24 giugno con cui la Commissione ha adottato una strategia di maggiore tutela degli interessi finanziari dell'UE nei diversi settori delle politiche. L'obiettivo è prevenire e individuare le frodi attraverso l'attuazione di strategie settoriali antifrode a livello delle direzioni generali della Commissione.
La comunicazione conseguiva ad un altro intervento assolutamente degno di nota: la comunicazione del 26 maggio 2011 relativa alla tutela degli interessi finanziari dell'UE attraverso il diritto penale e le indagini amministrative.  La comunicazione illustra una politica integrata per la salvaguardia del denaro dei contribuenti proponendo di varare nuove misure legislative alla luce del trattato di Lisbona che tutelino gli interessi finanziari dell'UE intervenendo nelle procedure penali e amministrative e nelle normative delle strutture istituzionali: Rientra in tale ultimo obbiettivo l'ammodernamento delle capacità di Eurojust, l'istituzione di una procura europea specializzata e l'adeguamento dell'OLAF a un nuovo assetto istituzionale. 


Lotta alla corruzione: la riforma degli appalti pubblici
Le soluzioni illustrate si integrano con le azioni programmatiche condotte nel corso dell'anno contro la corruzione. Concretizzando il programma del Consiglio di Stoccolma, il 6 giugno 2011, la Commissione ha adottato una comunicazione sulla lotta contro la corruzione nell'UE procedendo alla creazione di uno specifico meccanismo. La relazione dell'UE sulla lotta alla corruzione punta a monitorare e valutare gli sforzi degli Stati membri nell' applicazione in modo ottimale della legislazione esistente, in coerenza con gli impegni internazionali assunti. L'intervento si afferma in paio con l'adozione della relazione sull'attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato e con la relazione sulle modalità della partecipazione dell'Unione europea al gruppo degli Stati del Consiglio d'Europa contro la corruzione (GRECO).
In conclusione merita di essere considerato il libro verde relativo alle norme sugli appalti pubblici nell'Unione europea con cui, il 27 gennaio 2011, la Commissione ha dato l'avvio a una consultazione pubblica in merito a eventuali miglioramenti e ammodernamenti da apportare alle norme sugli appalti.
La consultazione concerne ambiti che necessitano di urgente attenzione da parte dei legislatori:  la semplificazione delle norme, la riduzione degli oneri amministrativi, soprattutto per le imprese di piccole e medie dimensioni, la lotta contro favoritismi, la corruzione e il conflitto d'interessi. La relazione di valutazione sulla consultazione, adottata alla fine di giugno scorso, costituisce un viatico per la futura proposta di legge sulla riforma delle norme relative agli appalti pubblici nell'Unione europea, nella quale la Commissione dovrà cimentarsi al più presto.


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