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Dal mondo

Ue, lavori in corso per la lista nera
contro il riciclaggio e il terrorismo

Semaforo giallo per l’elenco europeo di Stati con norme deboli in materia di lotta contro il denaro sporco

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Il Consiglio europeo ha deciso all'unanimità di non dare il via libera all’elenco anti riciclaggio presentato da Bruxelles un mese fa. Nella lista rientravano 23 Paesi terzi considerati ad alto rischio nel settore del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. La motivazione della decisione del Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Unione è presto detta. Per i ministri europei l'attuale proposta non incentivava sufficientemente gli Stati della black list ad adottare azioni per uscirne. Adesso la palla torna alla Commissione, che dovrà proporre una nuova bozza di lista nera. Secondo la presidenza di turno del Consiglio, la scelta è stata presa per motivi procedurali. Tra i 23 Stati finiti sotto i riflettori erano presenti 12 giurisdizioni segnalate dal Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (Gafi) nel corso della propria attività di monitoraggio più altre 11 giurisdizioni selezionate dai commissari Ue attraverso un lungo lavoro di screening.
 
Più ascolto, le richieste del Consiglio in materia di riciclaggio
In pratica, i ministri europei hanno espresso alcuni dubbi sulla bozza proposta dalla Commissione in relazione all'elenco dei Paesi e territori considerati "ad alto rischio" di riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo, per via delle "carenze strategiche" presenti nei loro sistemi giuridici. In particolare, il Consiglio vorrebbe fornire agli Stati individuati un’ulteriore chance per attuare misure tali da eliminare le proprie carenze normative ed essere ascoltati dall’Ue. La lista nera proposta a febbraio intendeva includere 23 giurisdizioni, di cui 11 in più rispetto all'elenco stilato dal Gafi. La Commissione dovrà ora proporre una nuova black list. L'obiettivo dichiarato di Bruxelles è stilare un inventario efficace, facendo sempre riferimento alle norme e ai criteri rigorosi dettati dalla quinta direttiva antiriciclaggio, in vigore da luglio 2018. Scopo della misura è aiutare le banche e gli altri enti finanziari dell’Unione a individuare i flussi sospetti di denaro, in modo da attivare i controlli rafforzati e gli obblighi di adeguata verifica sulle operazioni finanziarie che coinvolgono clienti e istituti di Paesi terzi "ad alto rischio".

Riparte l’iter legislativo, Bruxelles al lavoro
In base alle norme europee in vigore, la Commissione ha il potere di adottare un atto delegato che elenca una lista di giurisdizioni terze ad alto rischio in materia di lotta al riciclaggio. Questo elenco viene stilato anche sulla base di valutazioni e relazioni pertinenti elaborati da organizzazioni internazionali come l’Ocse o il Gafi. L'atto delegato può entrare in vigore solo se nessuna obiezione è stata espressa né dal Parlamento europeo né dal Consiglio entro un mese dalla notifica dell'atto. Per opporsi, il Consiglio deve raggiungere una maggioranza qualificata rafforzata, corrispondente al 72% degli Stati membri e al 65% della popolazione dell'Unione. In occasione della riunione di marzo, il Consiglio ha raggiunto l’unanimità. In seguito allo stop temporaneo deciso dal Consiglio, il Parlamento ha elogiato il lavoro svolto dalla Commissione propedeutico all'adozione di un elenco basato su criteri considerati molto rigorosi. Con una risoluzione, inoltre, i deputati europei hanno sottolineano che il processo di monitoraggio deve continuare sulla base della metodologia concordata tra tutte le istituzioni europee. Adesso spetta a Bruxelles stilare un nuovo elenco e il Parlamento europeo e il Consiglio avranno un ulteriore mese di tempo per approvarlo.
 
I criteri adottati e le misure di dissuasione
I parametri utilizzati dai tecnici della Commissione per effettuare le analisi e gli approfondimenti propedeutici all'eventuale inserimento nella black list sono stati stabiliti dalla quarta direttiva antiriciclaggio e poi resi più stringenti dalla quinta direttiva. In ogni caso, l'inserimento nell'elenco non comporta alcun tipo di sanzione per le giurisdizioni interessate, non limita le relazioni commerciali e non ostacola l'erogazione di aiuti allo sviluppo. Essere o meno dentro la lista nera ha un effetto rilevante per le banche e per gli enti finanziari del continente europeo: nei loro confronti, infatti, fa scattare l’obbligo di applicare misure di vigilanza rafforzata sulle operazioni che coinvolgono i Paesi inclusi nell’elenco.
 
Anti riciclaggio e vigilanza finanziaria, intesa quadro tra Consiglio e Parlamento Ue
Sempre a marzo, le istituzioni europee hanno concordato la volontà di definire un nuovo quadro di vigilanza per gli istituti finanziari del continente. In questo progetto rientra il rafforzamento dei poteri di vigilanza, in materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo, previsti per l'Autorità bancaria europea. La presidenza di turno del Consiglio e il Parlamento europeo hanno infatti messo nero su bianco un’intesa provvisoria su una serie di proposte per riesaminare il funzionamento dell'attuale sistema europeo di vigilanza finanziaria. L’accordo raggiunto ha per oggetto i compiti, i poteri, la governance e il finanziamento delle autorità di vigilanza al fine di adeguarle al contesto in cui operano. Il piano di riforma contiene anche disposizioni volte a rafforzare il ruolo dell'Autorità bancaria europea di fronte ai rischi causati al settore finanziario dell’Unione dalle attività di riciclaggio di denaro.
 

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