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Dal mondo

Ue, nuova direttiva antiriciclaggio.
Integrate norme su pene e reati

Il Consiglio ha dato il via libera alle misure che rafforzano la quinta direttiva sul money laundering

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Con l’approvazione di una direttiva nuova di zecca viene posizionato l’ultimo tassello dell’ambizioso piano di lotta al riciclaggio di denaro architettato tre anni fa dalle istituzioni europee. Durante la riunione dell’11 ottobre scorso, infatti, al termine di un lungo iter legislativo, il Consiglio dell’Unione ha dato il via libera alle norme che integrano la quinta direttiva antiriciclaggio dal punto di vista penale.
La direttiva approvata il mese scorso, pertanto, rafforza i meccanismi che puntano a prevenire e, soprattutto, a punire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. In particolare, l’obiettivo principale delle nuove norme è quello di rafforzare la portata e assicurare l’effettiva applicazione delle direttive n. 2015/849 e n. 2018/843 (rispettivamente note come IV e V direttiva antiriciclaggio). Gli strumenti per ottenere questo risultato sono stati individuati nel ricorso a sanzioni di diritto penale e in una maggiore cooperazione transfrontaliera tra le autorità competenti nazionali.
 
Per un quadro normativo comune in ambito penale
La nuova direttiva antiriciclaggio introduce quindi disposizioni di diritto penale con lo scopo di impedire ai criminali di accedere ai flussi finanziari. L’obiettivo dichiarato è quello di stabilire un insieme di norme minime europee sulla definizione dei reati e delle sanzioni che devono colpire i soggetti che si macchiano del reato del riciclaggio di denaro. A regime, queste attività saranno punibili con una pena detentiva massima di almeno 4 anni e i giudici potranno stabilire a carico dei soggetti ritenuti colpevoli ulteriori misure sanzionatorie (ad esempio multe pecuniarie o il divieto temporaneo o permanente di accedere ai finanziamenti pubblici). Nei casi di reati commessi dalle organizzazioni criminali o realizzati nell'esercizio di determinate attività professionali saranno previste inoltre delle circostanze aggravanti.
 
Nel mirino le società utilizzate dai criminali 
Tra gli aspetti di diritto penale disciplinati dalla direttiva, viene prevista esplicitamente la possibilità per gli Stati membri dell’Unione di ritenere responsabili per determinate attività di riciclaggio di denaro anche le persone giuridiche. In questo modo le sanzioni previste dal quadro normativo (rientrano tra queste ad esempio l’esclusione da aiuti pubblici, il collocamento sotto il controllo del tribunale e la liquidazione giudiziaria) potrebbero colpire non solo le persone fisiche ma anche gli enti e le società.
 
Le dimensioni del fenomeno e il ruolo di Eurojust
Secondo le stime delle Nazioni Unite citate da Bruxelles, nel 2009 i proventi criminali globali raggiungevano complessivamente la somma di circa 2.100 miliardi di dollari, pari al 3,6% del Pil mondiale. L'entità dei ricavi illeciti prodotti ogni anno dalle attività criminali gestite in Europa è stata invece recentemente stimata in maniera prudenziale intorno a 110 miliardi di euro.
Secondo gli osservatori, inoltre, il riciclaggio ha caratteristiche senza dubbio sovranazionali. Le differenze tra quadri giuridici statali vengono del resto sfruttate da criminali e terroristi, che scelgono opportunamente di effettuare le transazioni finanziarie dove le misure antiriciclaggio sono più deboli. La dimensione transfrontaliera del riciclaggio di denaro e la necessità di affrontare questo fenomeno attraverso la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri sono confermate dal numero di casi trattati ogni anno dagli Stati membri e dai magistrati di collegamento presso Eurojust, l’organismo dell’Unione europea istituito per sostenere e rafforzare il coordinamento e la cooperazione tra autorità nazionali nella lotta contro la criminalità transnazionale dell'Unione europea.
Per contrastare il riciclaggio di denaro, le nuove norme cercano pertanto di rimuovere gli ostacoli alla cooperazione tra autorità giudiziarie e polizie transfrontaliere. Per i casi oggetto di indagine  da parte di più Stati confinanti (i casi “transfrontalieri”), le nuove norme chiariscono quale Stato membro dell’Ue ha giurisdizione, in che modo gli Stati membri coinvolti devono cooperare e le modalità da seguire per coinvolgere Eurojust.                                                                                                                                                                     
Fari accesi sui prossimi step
La lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo sono da tempo una priorità per Commissione, Consiglio e Parlamento Ue. L'adozione della quarta direttiva (in vigore da giugno 2017) e della quinta direttiva antiriciclaggio (in vigore da luglio 2018, ma che va recepita entro gennaio 2020) hanno notevolmente rafforzato il quadro normativo dell'Unione. In ogni caso, i recenti casi di riciclaggio che hanno coinvolto alcune banche europee hanno destato preoccupazione nell’opinione pubblica. Anche per questo, la Commissione sta seguendo con attenzione la corretta attuazione delle varie direttive antiriciclaggio da parte degli Stati membri e si è detta pronta ad intervenire, laddove fosse necessario, attraverso l’attivazione delle procedure di infrazione.
In particolare, per quanto riguarda la direttiva approvata a ottobre, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla e introdurre le nuove regole nei propri ordinamenti nazionali.
 
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