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Dal mondo

Ue: un pacchetto ad hoc
che marca le differenze di Stato

Le misure messe a punto dalla Commissione europea riflettono le distanze che ancora dividono i singoli Paesi

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Risanamento di bilancio, più prestiti alle imprese, crescita economica e competitività, lotta alla disoccupazione, modernizzazione della Pa. Queste le linee guida del pacchetto di raccomandazioni presentate nei giorni scorsi dalla Commissione Ue. I documenti formulati dall’esecutivo comunitario si basano sulle priorità approvate dal Consiglio europeo nel marzo di quest’anno e sulle indicazioni contenute nell’analisi annuale della crescita per il 2013.
 
Plauso all’Italia per gli interventi varati nel 2012
Incassano un giudizio positivo le misure varate dall’Italia nel 2012 per tagliare la spesa pubblica e rendere più efficiente l’Amministrazione statale. Nonostante ciò, però, sono necessarie altre riforme che razionalizzino l’attività amministrativa a più livelli: dalla semplificazione di norme per cittadini e imprese all’introduzione di regole più severe in chiave anticorruzione.
 
Le decisioni sui disavanzi eccessivi
L’esecutivo ha approvato poi una serie di decisioni sui disavanzi eccessivi. In particolare, ha proposto al Consiglio europeo di abrogare quelli relativi a cinque Paesi: Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania e Romania. Dall’analisi globale dell’area comunitaria emerge che, nonostante i notevoli passi avanti compiuti in materia di risanamento di bilancio e crescita economica, sussistono ancora sostanziali differenze tra i diversi Stati membri.
 
Riforme strutturali, finanza e fisco
Il pacchetto di misure approvate dalla Commissione europea comprende, invece, una comunicazione generale sulla situazione socio-economica dell’Unione europea, ventiquattro raccomandazioni, una per ogni Stato membro, ad eccezione di Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro, Paesi a cui è riservata una procedura di controllo più stringente. Le raccomandazioni ai singoli Paesi sono state formulate sulla base di quelle dell’anno precedente e dopo un’analisi dei programmi nazionali di riforma e di quelli di stabilità o di convergenza presentati ad aprile e tengono conto di quattro ambiti: finanze pubbliche, settore finanziario, riforme strutturali, occupazione e politiche sociali.
 
L’Italia tra fisco, banche e finanza
Perdita di competitività esterna e elevato debito pubblico rappresentano le principali cause degli squilibri macroeconomici dell’Italia. È quanto delineato dalla Commissione Ue nella raccomandazione rivolta al Belpaese. Sotto la lente d’ingrandimento dell’esecutivo comunitario, il programma di stabilità 2013-2017 e quello nazionale di riforma 2013 presentati l’11 aprile scorso dall’Italia.  La raccomandazione frena le aspettative del nostro Paese, sottolineando come “le proiezioni di bilancio siano ottimistiche per il 2014 rispetto a quelle di primavera della Commissione”.  L’Italia, quindi, deve attuare pienamente la strategia di bilancio delineata se vuole raggiungere gli obiettivi prefissati: mantenere il disavanzo pubblico al di sotto del 3% e far diminuire costantemente dal 2014 il rapporto debito/Pil.
L’esecutivo comunitario si aspetta che il Governo italiano dia piena attuazione a una serie di riforme che riguardano, in primis, il mercato del lavoro, il fisco, il settore bancario e la Pubblica amministrazione.
 
Lavoro e politiche sociali
Per quanto riguarda la questione del lavoro, il livello di occupazione giovanile in Italia è tra i più bassi d’Europa (alla fine del 2012 il tasso di disoccupazione era del 37%), a fronte di un elevato tasso di dispersione scolastica. Bassissima anche la quota dell’occupazione femminile. Le indicazioni formulate dalla Commissione a riguardo sono molto chiare: occorre migliorare il sistema dell’istruzione e della formazione professionale e incentivare le assunzioni di giovani e donne. Appare sempre più urgente, inoltre, la liberalizzazione dei servizi (professioni, trasporti, energia, eccetera), sia per garantire un aumento del livello di occupazione, sia per migliore la crescita economica. Sul fronte fiscale, i passi da compiere sono ancori molti. Il sistema tributario italiano, infatti, è ancora molto complesso e sono necessarie nuove strategie per contrastare l’evasione e il lavoro irregolare e redistribuire il carico fiscale dal lavoro ai consumi, i beni immobili e all’ambiente. È indispensabile, inoltre, sottolineano i tecnici Ue, rivedere le numerose esenzioni e agevolazioni fiscali e le rendite catastali, non aggiornate ai valori di mercato degli immobili.Nel settore bancario, invece, occorre introdurre nuove regole per garantire un credito adeguato alle imprese e, di conseguenza, alla crescita produttiva. 
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