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Ue, il punto sulle 6 Dac
che contrastano l’evasione

Dal 2013 al 2017 gli scambi su richiesta nell'ambito della direttiva DAC1 hanno raggiunto in totale quota 45mila flussi di dati

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La rete della trasparenza per le informazioni fiscali tra i Paesi dell’Unione sta per compiere 9 anni. Il 15 febbraio 2011, infatti, vedeva la luce la Direttiva 2011/16, che ha gettato le basi dell’attuale sistema di cooperazione amministrativa fiscale tra gli Stati membri nell’ambito delle imposte dirette.
Il punto sulla sua efficacia è stato fatto recentemente dalla Commissione europea in un rapporto pubblicato a metà settembre e riguardante i primi anni di implementazione della direttiva, dal 2015 al 2017.

Quanto costa e quanto produce la cooperazione amministrativa
La direttiva 2011/16 traccia la cornice comune e gli standard necessari per lo scambio delle informazioni fiscali in materia di imposte dirette, con lo scopo di garantire un’equa tassazione per tutti gli operatori economici attivi nel mercato unico europeo. Conosciuta con l’acronimo DAC1, la direttiva del 2011 è la capostipite di una serie di altre direttive (DAC2, DAC3, fino alla più recente, DAC6 del 25 maggio 2018) che ne hanno ampliato la portata e gli strumenti previsti, in particolare lo scambio di informazioni, fino a costituire l’attuale rete di trasparenza di informazioni fiscali tra Paesi Ue. Non è possibile allo stato attuale il conteggio completo delle maggiori entrate direttamente attribuibili alla cooperazione amministrativa. Da un campione incompleto di una decina di Stati, si legge nel report della Commissione, si arriva già a 624 milioni di euro solo con l’applicazione della DAC1, quindi esclusi gli scambi su informazioni finanziarie previsti dalla direttiva DAC2, quelli sugli accordi fiscali previsti dalla direttiva DAC3 e gli altri strumenti introdotti dalle direttive successive. Sul lato costi, la costruzione della rete europea della cooperazione fiscale è costata, tra 2015 e 2017, all’incirca 145 milioni di euro, di cui l’85% (123 milioni di euro) per i costi iniziali di investimento. La spesa maggiore riguarda la messa a punto e il mantenimento dell’infrastruttura informatica su cui corrono gli scambi di informazioni introdotti dalle direttive DAC1, DAC2 e DAC3: 130 milioni di euro, 4,6 milioni per Paese, riferiti per 112 milioni di euro all’investimento base necessario a costruire la rete, con l’adeguamento dei singoli sistemi informatici nazionali a standard comuni che li rendessero in grado di dialogare tra loro e di rendere leggibili e utilizzabili i dati ricevuti. Più difficile è la stima dell’impatto dei nuovi obblighi di trasparenza nei confronti delle istituzioni finanziarie, investite del compito di raccolta e invio di dati a partire dalla DAC2. Non ci sono dati aggregati ufficiali, anche se istituti bancari di varia grandezza hanno dichiarato alla Commissione di aver sostenuto un investimento da 500mila euro fino a 7 milioni di euro iniziali per adeguare le proprie procedure.

I numeri dello scambio di informazioni in materia fiscale
Passando ai numeri, il report fornisce il dettaglio degli scambi realizzati nell’ambito direttive DAC1 (scambio su 5 categorie reddituali), DAC2 (informazioni finanziarie) e DAC3 (informazioni su APA, advance pricing agreements, e ATR, advance tax rulings).
Per quanto riguarda quelli gli scambi su richiesta riguardanti la direttiva DAC1, in 5 anni, dal 2013 al 2017, sono avvenuti oltre 45mila flussi di dati, da 8.200 a 9.400 l’anno. Il senso di queste cifre emerge soprattutto dal confronto con il quinquennio precedente, dal 2008 al 2013, quando era in vigore la normativa del 1977: l’incremento è vicino al 100%, cioè al raddoppio, visto che i 24.312 scambi realizzati– dal 2008 al 2013 - sono stati superati solo nei primi tre anni di Dac, fino ai 45mila del quinquennio 2013-2017. I numeri ci dicono inoltre che i Paesi più attivi sono Polonia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia e che i Paesi più “gettonati”, quelli cioè a cui vengono inoltrate più richieste, sono, alcune un po’ a sorpresa altre decisamente meno, Germania, Regno Unito, Lussemburgo, Polonia e Paesi Bassi. Il maggior numero di scambi bilaterali avviene tra Paesi confinanti, con un picco per Germania e Polonia. Quali sono le informazioni più richieste? Si tratta, specifica la Commissione, di informazioni sulla residenza, redditi di lavoro e informazioni bancarie per quanto riguarda le persone fisiche e dati contabili e dettagli sulla titolarità delle partecipazioni per le società.

Focus sugli scambi automatici di informazioni
I primi scambi automatici furono introdotti dalla Direttiva DAC1: nei primi tre anni di implementazione, dal 2015 al 2017, in Ue sono circolati 11mila scambi automatici di questo tipo, riguardanti nel complesso i dati fiscali di 16 milioni di contribuenti e la titolarità di 120 miliardi di redditi. In pratica, le informazioni vengono inviate daI Paese in cui viene generato il reddito, nella maggior parte dei casi redditi di lavoro e di pensione, ai Paesi di residenza dei contribuenti titolari del reddito. L’analisi della Commissione rivela alcune disparità nell’implementazione di questo punto della direttiva, sia nell’invio dei dati sia nella capacità di utilizzo e incrocio delle informazioni ricevute con i propri database nazionali.

Gli scambi realizzati su informazioni finanziarie e ruling
Per quanto riguarda lo scambio di informazioni finanziarie, il Common reporting standard europeo introdotto dalla successiva DAC2 (Direttiva 2014/107, adottata nel dicembre del 2014), nel 2017 sono stati inviati 4mila report di dati, provenienti soprattutto da Lussemburgo, Germania e Irlanda. Nell’81% dei casi i Paesi di destinazione riescono a collegare le informazioni ricevute con i dati delle proprie anagrafi tributarie e utilizzano i dati aggiuntivi soprattutto per l’analisi del rischio. Sono stati invece 17.652 gli scambi automatici introdotti dalla direttiva DAC3(Direttiva 2014/2376) e riguardanti gli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento e i ruling sulle attività transfrontaliere sottoscritti dalle singole Amministrazioni fiscali. Anche qui il dato diventa significativo se messo in prospettiva, visto che solo quattro anni prima, nel 2013, i ruling sottoscritti non venivano trasmessi e finché la trasmissione fu su base spontanea i numeri si sono mantenuti nell’ordine delle centinaia l’anno. Infine, la Direttiva DAC4 (2016/881) ha introdotto lo scambio automatico di informazioni sulle società multinazionali, il country-by-country reporting a livello Ue. Tra giugno 2017, l’inizio degli scambi, e ottobre 2018 tra gli Stati membri sono stati scambiati 19.511 report di questo tipo, principalmente inviati da Regno Unito, Germania e Paesi Bassi, mentre i Paesi di destinazione più frequenti sono stati Germania, Spagna e Italia.

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