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UE: riforma dell’Iva a 360 gradi
verso la riduzione del Vat gap_2

L'Unione europea mira a soluzioni strategiche a lungo termine per combattere le frodi e migliorare la riscossione

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Il Vat Action Plan presentato nel mese di aprile 2016 dalla Commissione europea ha delineato un percorso per modernizzare le attuali norme, realizzare uno spazio unico europeo dell’Iva e adeguare il regime Iva alle realtà del mercato interno, all’economia digitale e alle esigenze delle PMI. La creazione di un’unica area sarà in grado di sostenere più efficacemente il mercato comune ampliandolo e rendendolo più equo, favorendo anche l’aumento dei posti di lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività. Il piano espone le azioni immediate e urgenti per far fronte al problema del divario dell’Iva, nonché soluzioni strategiche a lungo termine per combattere le frodi e migliorare la riscossione.

Le proposte di modifica della Commissione Europea
L’attuazione del piano operativo si sta concretizzando in una serie di proposte con le quali la Commissione da recepimento agli aspetti trattati nel documento di indirizzo. Vediamo nel dettaglio a che punto è arrivata l’opera di restyling. Iniziamo dal commercio elettronico. Le misure proposte il 1° dicembre 2016 sono state adottate durante il Consiglio ECOFIN del 5 dicembre 2017. Principali destinatari sono start-up e PMI che operano nel commercio elettronico e che effettuano operazioni di compravendita cross-border. Con le nuove misure gli Stati membri potranno recuperare l’Iva perduta ogni anno sulle vendite online, stimata attualmente in 5 miliardi di euro. Tra le nuove norme si distinguono semplificazioni per chi, rispettando la soglia annua di vendite online all’estero pari a 10.000 euro, continuerà ad applicare le norme in materia di Iva del Paese di origine. Procedure semplificate anche per le PMI che realizzano vendite transfrontaliere per un massimo di 100.000 euro. Altra grande novità per il settore (già applicata nei servizi elettronici) è l’introduzione di uno “sportello unico” Iva online (one stop shop) che consentirà di assolvere gli obblighi Iva derivanti dalle vendite all’estero nel proprio Paese di residenza. Il risultato di questa combinazione è la riduzione del 95% degli oneri amministrativi a carico delle imprese e l’aumento della competitività. Ancor più importante è la proposta del 4 ottobre 2017 con la quale la Commissione ha previsto un radicale cambiamento delle modalità di imposizione delle vendite di beni tra operatori commerciali (B2B) da un Paese UE all’altro, che verranno trattate con le stesse modalità delle vendite all’interno dei singoli Stati membri. La proposta pone fine all’attuale artificiosa ripartizione delle operazioni commerciali. Un’unica operazione nella quale spetterà al venditore applicare l’Iva dovuta su una vendita di beni a un acquirente stabilito in un altro Stato membro, all’aliquota di quest’ultimo Paese. Gli obblighi in materia di Iva verranno assolti dagli operatori transfrontalieri grazie ad un servizio di “sportello unico” (one stop shop), mentre gli Stati membri si occuperanno reciprocamente del versamento dell’Iva riscossa. Il 25 maggio 2018 la Commissione ha presentato una proposta legislativa con gli interventi da apportare alla Direttiva 2006/112/CE, al fine di adeguarla al nuovo sistema di scambi intracomunitari. Con queste misure la Commissione realizza appieno il principio di destinazione richiesto da Parlamento e dal Consiglio Europeo, come requisito essenziale del nuovo sistema Iva. Il quadro si completa con altre due iniziative di riforma del sistema Iva presentate dalla Commissione il 18 gennaio 2018. La prima riguarda l’armonizzazione delle regole per la determinazione delle aliquote Iva applicabili nei Paesi membri. Si passerà da un sistema basato sulle eccezioni (lista dei beni ad aliquota ridotta o esenti) previste da ciascun Paese ad un sistema basato su regole generali (che prevede una lista dei beni ad aliquota standard) valide per tutti i Paesi membri dell’Unione, nel quale ad un’aliquota standard si affiancano 3 aliquote ridotte modulabili e una pari a zero (esenzione). Tutti gli Stati membri avranno la medesima flessibilità con la quale fissare le proprie aliquote. Nella stessa data la Commissione ha previsto anche l’attenuazione o la totale esclusione degli adempimenti Iva per le PMI che rispettano determinate soglie di volume d’affari.
 
Grande attenzione per lotta alle frodi e cooperazione tra Stati membri
C’è un aspetto che accomuna i singoli interventi proposti dalla Commissione, che possiamo riassumere con il seguente slogan: stop alle frodi! Più volte Pierre Moscovici è intervenuto sullo specifico argomento manifestando tutto il suo risentimento per le risorse che vengono sottratte ai Paesi membri, a causa di fenomeni illeciti che da anni sfruttano le lacune del sistema. A tal proposito, la riforma delle transazioni transfrontaliere è indispensabile per cercare di ridurre drasticamente questo fenomeno. Con la rimodulazione delle norme ci sarebbe una riduzione dell’80% delle risorse che attualmente vengono drenate dalle frodi, stimate dalla Commissione in 50 miliardi di euro. Gli interventi sono quindi indispensabili per creare le migliori condizioni di funzionamento del sistema, ma da soli non bastano. Per combattere i meccanismi fraudolenti, in continua evoluzione, non ci si può misurare singolarmente. In tal senso, le proposte della Commissione del 30 novembre 2017 (misure approvate dal Consiglio ECOFIN del 22 giugno 2018) puntano a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri permettendo di contrastare le frodi Iva con maggiore rapidità ed efficacia, anche nel caso delle frodi online. Prima di tutto attuando un sistema online di condivisione delle informazioni nell’ambito di EUROFISC, la rete europea di esperti sulle frodi, e poi introducendo audit congiunti con funzionari di due o più autorità fiscali nazionali che formerebbero un gruppo di audit unico. Di riflesso si aprirebbero nuovi canali di comunicazione e di scambio dati tra autorità fiscali e organismi europei di contrasto alle frodi (OLAF, Europol e Procura Europea) sulle attività transfrontaliere sospette. Infine, migliorando la condivisione di informazioni fra autorità fiscali e autorità doganali sulle importazioni. In tema di strumenti di contrasto alle frodi Iva c’è da segnalare la recente istituzione della Procura Europea (EPPO), ufficio, indipendente e decentrato, dell’Unione Europea composto da magistrati aventi la competenza di individuare, perseguire e rinviare a giudizio gli autori di reati a danno del bilancio dell’UE, come la frode, la corruzione o le frodi transfrontaliere in materia di Iva superiori a 10 milioni di euro.
 
Le intenzioni nel bilancio a lungo termine dell’Ue
La continuità del flusso di finanziamenti attraverso programmi specifici è essenziale per garantire agli Stati membri adeguati strumenti di contrasto ad elusione ed evasione. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE relativo al periodo 2021-2027, la Commissione propone misure finalizzate a realizzare una cooperazione fiscale e doganale migliore e più efficiente tra gli Stati membri. Si tratta della prosecuzione dei già collaudati programmi di cooperazione Customs e Fiscalis, funzionali alla protezione del territorio doganale dell’UE e all’attuazione delle norme fiscali comuni. La Commissione propone di dare continuità all’impegno finanziario con 950 milioni di euro per il programma Customs e con 270 milioni di euro per il programma Fiscalis. Intensificazione dello scambio di informazioni e dati, nuovi strumenti informatici e condivisione di buone prassi sono al centro dei nuovi programmi, che contribuiranno efficacemente al recupero del gettito sottratto al bilancio UE dalle frodi Iva.

2 - fine
La prima puntata è stata pubblicata il 27 agosto

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