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Dal mondo

Ue, senza base imponibile unica
persi 27 miliardi di $ di gettito Ires

Un report del Tax Justice Network calcola le imposte spostate da un Paese all’altro dell’Europa dalle multinazionali Usa

Ue 27 miliardi

Gli Stati membri dell'Unione europea perdono ogni anno più di 27 miliardi di dollari di imposte sulle società all'anno da parte di aziende statunitensi che sfruttano le opportunità offerte dalle norme in vigore nel vecchio continente per spostare i loro profitti dove è più conveniente. È il principale risultato del rapporto “The axis of tax avoidance” presentato a fine aprile dal Tax Justice network.
I dati commentati nel nuovo report del Tjn, relativi al 2016 e 2017, provano che le società statunitensi hanno dichiarato costi e profitti in alcune particolari giurisdizioni anziché nei Paesi dell'Ue in cui sono stati generati. In particolare, le multinazionali made in Usa hanno spostato miliardi di profitti soprattutto verso Regno Unito, Svizzera, Lussemburgo e Paesi Bassi, dove le aliquote dell'imposta sulle società sono più basse che nel resto del continente, in modo da pagare miliardi in meno in tasse. 

Dove si spostano i profitti
Il rapporto evidenzia un dato molto importante. In pratica, per ogni singolo dollaro di imposta sulle società spostato all’interno dell’Unione, gli Stati membri perdono complessivamente 7 dollari di imposte. Il Lussemburgo resta la meta privilegiata dei profitti Usa all’interno dell’Unione europea, seguito dai Paesi Bassi, la Svizzera e il Regno Unito. I Paesi ai quali vengono ridotte le entrate fiscali a causa dello spostamento dei profitti sono soprattutto la Francia (con 7 miliardi di dollari di imposte “virtuali” che non si sono concretizzate), la Germania (oltre 4 miliardi), l'Italia (poco meno di 4 miliardi) e la Spagna (oltre 2 miliardi).

Le proposte del Tax Justice Network
Il rapporto suggerisce tre misure con cui l’Unione europea potrebbe adottare per porre fine agli abusi del profit shifting. La prima è l'introduzione di una qualche forma di tassazione unitaria (la migliore sarebbe la base imponibile consolidata comune per le società, CCCTB) che renderebbe obsoleta la pratica di spostare i profitti poiché le società sarebbero tenute a pagare le imposte nel luogo dove vengono impiegati i lavoratori per generare il profitto anziché il luogo in cui il profitto era stato dichiarato. La seconda sarebbe l’adozione di un'aliquota minima di imposta sulle società (che per il network potrebbe essere pari al 25%). La terza, infine, l’introduzione del country by country reporting nell’Ue, in modo da garantire maggiore trasparenza sia per le multinazionali che per gli Stati membri.

Il progetto CCCTB e il Pillar two dell’Ocse
La ricerca di una soluzione condivisa al problema del profit shifting continentale è in corso dal lontano 2011, quando nell’Unione venne presentata la prima versione del progetto della Common Corporate Tax Base che comprendeva una base imponibile comune per le società (CCTB) e una base imponibile comune “consolidata” (CCCTB). La proposta del 2011 venne successivamente accantonata per essere aggiornata e ripresentata dalla Commissione europea nel 2016 (vedi l’articolo Ue: stretta per le multinazionali sulla base imponibile unica). L’ultima versione della Common Consolidated Corporate Tax Base puntava a coinvolgere gruppi di aziende con un fatturato consolidato superiore ai 750 milioni di euro, era quindi rivolta solo ai gruppi multinazionali.
Sullo stesso tema è al lavoro anche la comunità internazionale (guidata da G20 e Ocse), che sta cercando consensi per raggiungere un’intesa su un minimum tax rate unico a livello globale (vedi l’articolo Ocse, la digital tax globale vale 100 miliardi di dollari l’anno). Se si raggiungesse un accordo in questo ambito la competitività tra giurisdizioni fiscali verrebbe significativamente ridotta, risolvendo l’effetto distorsivo del profit shifting non solo in Europa, ma in tutto il mondo.
 

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