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Dal mondo

Ue: sulla analisi della crescita,
pregi e difetti degli Stati europei

La Commissione europea ha presentato il documento che evidenzia i progressi e le lacune da colmare

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Risanamento di bilancio, concessioni di prestiti all’economia, aumento della competitività, contrasto alla disoccupazione, snellimento della pubblica amministrazione. Continuano a esser queste cinque le priorità individuate dall’analisi annuale della crescista, presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue. Sotto esame anche l’economia di sedici Paesi membri, tra cui l’Italia.
 
Pregi ma anche difetti degli Stati membri
L’analisi evidenzia, per ciascuna delle cinque priorità, i progressi compiuti dai Paesi Ue e le lacune ancora da colmare. Sul fronte del risanamento dei conti pubblici, il disavanzo del bilancio medio nell’Ue è diminuito di circa la metà rispetto agli anni precedenti. Il documento evidenzia come una politica fiscale adeguata per risanare i deficit statali dovrebbe aumentare la tassazione sui consumi, le proprietà immobiliari e l’inquinamento, alleggerendo il carico fiscale sul lavoro. Pollice verso, invece, sul fronte della crescita e della competitività economica e della lotta alla disoccupazione: in questi settori gli interventi degli Stati Ue devono essere ancora più incisivi. Risultati migliori sono stati raggiunti nell’ambito della modernizzazione della Pa, soprattutto attraverso lo sviluppo dei servizi online.
 
La disoccupazione a livelli inaccettabili
Anche quest’anno l’analisi della crescita è accompagnata da diversi documenti. Tra questi, il progetto di relazione comune sull'occupazione, che analizza nel dettaglio le politiche del lavoro e dell’inclusione sociale. Il documento evidenzia come la disoccupazione nel Vecchio Continente sia ancora “a livelli inaccettabilmente elevati, soprattutto per giovani e disoccupati di lunga durata”. La relazione sull'integrazione del mercato unico, invece, rileva i progressi realizzati nei settori finanziario, digitale e dei trasporti e sottolinea come gli stati Ue non abbiano ancora attuato in modo completo la direttiva sui servizi, che porterebbe a un aumento della crescita dell’economia Ue pari al 2,6% del Pil nei prossimi 5-10 anni.
 
Sedici Stati membri sotto osservazione
La relazione 2014 sul meccanismo di allerta contiene un’analisi dell’economia di 16 Stati membri che presentano massicci squilibri economici. Sotto la lente d’ingrandimento: Francia, Italia, Ungheria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Malta, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Regno Unito, Spagna, Slovenia, Germania,  Lussemburgo e Croazia. L’esecutivo comunitario ha analizzato le sedici economie nazionali per verificare lo stato di attuazione delle politiche correttive. La Croazia, invece, è al vaglio dell’analisi comunitaria per la sua posizione di neomembro dell’Unione.
 
Anche l’Italia tra i vigilati speciali
Anche le finanze pubbliche del Belpaese sono sotto stretta sorveglianza europea. Secondo lo studio dell’Ue, la riforma del sistema fiscale italiano non è ancora completa. La nuova tassa sulla proprietà e la revisione delle rendite catastali giocano un ruolo di primo piano per determinare l’equità del sistema fiscale, all’interno del quale però la tassazione sul lavoro e sul capitale rimane ancora troppo alta. Anche il sistema bancario, secondo l’analisi Ue, necessita di una riforma urgente. Semaforo verde, invece, per le misure adottate dal Governo di Roma per ridurre gli oneri amministrativi, semplificare la legislazione e migliorare il funzionamento del sistema giudiziario e la gestione dei fondi europei. Il documento della Commissione evidenzia, inoltre, i passi avanti compiuti nella liberalizzazione di alcuni settori strategici come quello dei trasporti e del gas, anche se il prezzo dell’energia in Italia rimane ancora alto e permangono forti problemi nel sistema delle infrastrutture.
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