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Ue: sull’import di modico valore
largo allo sportello unico

Ecofin: esaminata la proposta che prevede l’estensione del One Stop Shop alle importazioni sotto i 150 euro

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La Commissione europea, nel dicembre 2016, ha elaborato una proposta legislativa, denominata pacchetto Iva digitale, che prevede l’estensione del One Stop Shop e s’inquadra nell’ambito della più generale “Strategia per il mercato unico digitale in Europa” (COM n. 192/2015). Questa strategia ha lo scopo di creare uno spazio economico e digitale di mercato europeo al passo con i tempi e con le nuove tecnologie, ormai utilizzate nel commercio e nel quotidiano dei circa 500 mln di cittadini residenti nel territorio dell’Unione europea.
La proposta legislativa fa il paio con quella pubblicata il 4 ottobre 2017 dalla Commissione sul regime definitivo di tassazione delle transazioni intraUe tra soggetti passivi, transazioni business to business (COM n. 566/2017), “Towards a single Eu Vat area - Time to act”.
 
Ambedue le proposte, quella sull’estensione dello sportello unico One Stop Shop e quella sul regime definitivo, fanno parte della strategia delineata dall’Action Plan dell’aprile 2016 (COM n. 148/2016) della Commissione indirizzata al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato Economico e Sociale Europeo, che prevede un piano d'azione sull'Iva, denominati “Verso uno spazio unico europeo dell'Iva”.
Il pacchetto digitale Iva della Commissione ha quindi l’obiettivo essenziale d’implementare alcune delle proposte legislative e strategiche contenute nel Piano di azione dell’Iva.
 
La proposta legislativa è stata preliminarmente esaminata dal Consiglio dei Ministri delle Finanze (Ecofin) del 7 novembre 2017 e mira a modificare la direttiva Iva (Direttiva del Consiglio n. 112/2006/CE), prevedendo l’estensione del meccanismo del One Stop Shop alle importazioni previste dalla direttiva 2009/132/CE con un valore intrinseco inferiore ai 150 euro.
 

Una riforma ad ampio spettro
Si tratta del varo di una riforma del sistema Iva piuttosto articolata, costituita da diverse proposte normative che si caratterizzano per l’obiettivo comune di rendere una efficace lotta all’evasione Iva e per l’introduzione del principio di destinazione (destination principle) nel campo delle cessioni intracomunitarie di beni.
In particolare, le proposte legislative contenute nel pacchetto, attualmente in discussione presso il Gruppo questioni fiscali del Consiglio Ue, sono le seguenti:
  • la COM n. 757/2016, che contiene la proposta di direttiva del Consiglio di modifica alla Direttiva 2006/112/CE (direttiva Iva) e alla direttiva 2009/132/CE sulle forniture di servizi e vendite di beni a distanza
  •  la COM n. 756/2016, sulle modifiche necessarie al Regolamento n° 282/2011 di implementazione della direttiva Iva (il c.d. regolamento di esecuzione)
  •  la COM n. 755/2016 sulle modifiche al regolamento Ue n. 904/2010 sulla cooperazione amministrativa e la lotta alle frodi in campo Iva.
 
L’estensione del meccanismo dello sportello Unico Iva
Al riguardo, la principale proposta legislativa in discussione del pacchetto digitale Iva (COM n. 757/2016) modificherebbe la direttiva Iva prevedendo l’estensione del meccanismo dello sportello Unico Iva. Lo Sportello MOSS (Mini One Stop Shop), ossia la versione attuale di sportello,  operativo dal primo gennaio 2015, è il meccanismo con cui, attraverso un portale elettronico, i soggetti passivi Iva che forniscono a non soggetti passivi servizi c.d. di “TBE” (Telecomunication, broadcasting and electronic), hanno la facoltà (l’opzione) di registrarsi ai fini Iva in un unico Stato membro (c.d. Stato d’identificazione) e di versare l’imposta presso quella Amministrazione che trimestralmente effettuerà i versamenti o le compensazioni finanziarie con gli altri Stati membri nei quali i servizi in questione sono usufruiti.
La proposta giunta all’esame dei Ministri delle Finanze, prevede l’estensione dell’utilizzo dello Sportello Unico alle importazioni di modico valore (ovvero quelle importazioni previste dalla direttiva 2009/132/CE di valore intrinseco inferiore ai 150 euro, effettuate normalmente tramite pacchetti postali, e alle cessioni intra Ue di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di non soggetti passivi (cessioni B2C business to consumer). Prevede, per di più, l’estensione della responsabilità per l’assolvimento dell’Iva nei confronti delle piattaforme o portali online, c.d. marketplaces.
 
Le stime della Commissione sui costi di conformità
Dalle stime condotte per conto della Commissione, è emerso che i costi di conformità agli obblighi Iva per le piccole e medie imprese ammonta in media a 8mila euro l’anno per ogni Stato in cui si effettua il commercio transfrontaliero. Peraltro, così com’è, il sistema attuale non sarebbe per niente rispettoso del principio della neutralità, poiché le imprese dell’Unione europea si trovano in una posizione di svantaggio rispetto a quelle di Paesi terzi, che possono realizzare cessioni o prestazioni esenti da Iva nel territorio dell’Unione europea.
In sintesi, la caratteristica principale dello Sportello Unico è di rendere la registrazione possibile - per opzione - in un solo Stato anziché costringere le piccole e medie imprese ad applicare differenti normative e diverse registrazioni ai fini Iva per ogni Paese di consumo. Con il meccanismo dell’One Stop Shop, i fornitori di Paesi terzi potranno assolvere l’Iva suo tramite, come avviene ora per i servizi elettronici, realizzando in tal modo notevoli semplificazioni anche nelle procedure di sdoganamento dei beni provenienti dal di fuori della Ue.  Anche nei casi in cui il sistema del Moss non dovesse essere utilizzato dai venditori di Paesi terzi, saranno semplificati gli obblighi in materia di Iva all’importazione soprattutto per soddisfare le esigenze specifiche degli operatori postali, con cui peraltro da tempo è stato aperto un dialogo.
Il varo della proposta, previsto inizialmente per il mese di gennaio 2018, è stato da ultimo differito al primo gennaio 2019, mentre l’attuazione degli aspetti operativi, soprattutto quelli necessari a permettere l’adeguamento dei sistemi e delle procedure doganali dei vari Paesi, è prevista per il primo gennaio 2021.
 
La soglia transfrontaliera UE per i servizi elettronici
Nella proposta è stabilito, inoltre, che le piccole e medie imprese avranno la possibilità di beneficiare dell’introduzione di una soglia transfrontaliera Ue per i servizi elettronici (“TBE”) già inclusi nel Moss, soglia corrispondente a 10mila euro di fatturato intra Ue all’anno, che permetterà l’applicazione delle regole di territorialità del luogo del fornitore (home country rule). Per di più nella nuova proposta è stabilita anche una semplificazione per l’individuazione dello Stato membro di stabilimento dei consumatori finali, rispetto alla regola generale del regolamento (UE) 282/2011, l’agevolazione scatta se si rispetta la soglia annua di fatturato intra Ue pari ai 100mila euro.
La proposta quando approvata andrà di pari passo con quella sul regime definitivo per le cessioni intra Ue, che ha l’obiettivo di introdurre il regime di tassazione dello Stato di consumo o di destinazione del bene nelle cessioni Intra Ue tra soggetti passivi, c.d. destination principle (Comunicazione sui seguiti del Piano d’azione Iva - Towards a single Eu Vat area - Time to act, COM n. 566/2017).
Tuttavia, alcuni nodi sul pacchetto digitale Iva sono ancora da sciogliere, in particolare, il concetto e le implicazioni dello sportello unico come meccanismo di raccolta dell'Iva, considerato che determina un passaggio di responsabilità dallo Stato membro del consumo allo Stato membro di identificazione nella riscossione dell'imposta. Inoltre, restano da capire gli aspetti legati all’ l'eliminazione della soglia di esenzione (pari a 22euro) per le importazioni di modico valore provenienti da paesi extra-Ue e il meccanismo di sportello unico all'importazione per beni di importo non superiore a 150 euro.
 
Il Commissario Moscovici, si è detto disponibile a far sciogliere le riserve pendenti e raggiungere l'accordo nel prossimo Ecofin del 5 di dicembre, senza ulteriori ritardi. Ritardi che sarebbe difficile giustificare, considerati i potenziali benefici del pacchetto nella lotta contro le frodi e per una semplificazione del sistema comune di imposta.
 
 
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