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Dal mondo

Ue, V direttiva antiriciclaggio.
Il recepimento va a rilento

Secondo l’Europol, tra lo 0,7% e l'1,28% del prodotto interno lordo annuo dell'Unione europea viene utilizzato per attività finanziarie sospette

bancone stese ad asciugare

Giudizio sospeso sull’effettivo coordinamento e sull’implementazione delle direttive antiriciclaggio. Già nel mese di settembre, il Parlamento europeo aveva espresso preoccupazione sul loro stato di attuazione. La questione coinvolge sia la mancanza di attuazione della IV direttiva antiriciclaggio da parte di numerosi Stati membri sia l’ipotesi che alcuni Paesi non riescano a rispettare la scadenza del 10 gennaio 2020 per il recepimento della V direttiva antiriciclaggio. Per non parlare delle scadenze per la definizione dei registri pubblici dei titolari effettivi delle società e per l’istituzione del registro con le informazioni sui beneficiari effettivi dei trust e/o istituti giuridici analoghi (10 gennaio 2020 e 10 marzo 2020).

Gli Stati membri e l’attuazione delle direttive antiriciclaggio
Partiamo dal nostro Paese. Con l’adozione del decreto legislativo 125/2019 l’Italia ha pienamente recepito i contenuti della V direttiva antiriciclaggio, dal trattamento delle valute virtuali, alla moneta elettronica, all’individuazione del titolare effettivo, fino ai poteri del Comitato di Sicurezza Finanziaria, delle autorità di vigilanza, della cooperazione internazionale tra le FIU (Financial Intelligence Unit, o Unità d’informazione finanziaria). Lo stesso vale per altri Paesi tra cui la Germania, il cui recepimento è recente, anche se Berlino s’è già dotata d’un registro pubblico delle società a partire dal 2017. Particolare, invece, è il caso del Regno Unito, che nelle more della Brexit ha pensato bene di cautelarsi da eventuali rivalse europee dotandosi speditamente d’una normativa completa che in larga parte risponde alle sollecitazioni della V direttiva. Anche il Portogallo è in linea, mentre non pochi dubbi montano a Bruxelles con riferimento a Malta e Cipro.
Anche l’Irlanda ha recepito le nuove regole in materia di trasparenza dettate dall’Ue. L’ultimo esempio, al riguardo, è rappresentato dal debutto, a novembre, del nuovo registro pubblico con le informazioni, accessibili gratuitamente anche a parti terze, sulla titolarità effettiva delle imprese registrate e/o incorporate in territorio irlandese. La creazione del registro pubblico soddisfa di fatto, e de iure, gli obblighi del Paese, come Stato membro dell’Ue, relativi ai principi stabiliti dalla IV e V direttiva antiriciclaggio. Altri Stati non hanno ancora rispettato il programma dei lavori. Naturalmente, la Commissione ha fatto più volte ricorso alle procedure di infrazione, per invitare i Paesi ad allinearsi alla normativa europea, tuttavia il giudizio sull’effettivo coordinamento e sull’implementazione delle direttive europee antiriciclaggio, in particolare la V, permane sospeso tra luci e ombre. Basti pensare che, ad oggi, pendono ancora su 21 Stati altrettante procedure di infrazione per il mancato o parziale recepimento della IV direttiva antiriciclaggio, il cui termine era il 26 giugno 2018.

La V direttiva e l’estensione del fenomeno del riciclaggio nell’Ue
La rivisitazione della IV direttiva antiriciclaggio e il transito alla V è stato dettato da una serie di fattori così riassumibili. In primo luogo, secondo Europol, una percentuale compresa tra lo 0,7% e l'1,28% del prodotto interno lordo annuo dell'Unione europea viene utilizzato per attività finanziarie sospette come il riciclaggio di denaro collegato a corruzione, il traffico di armi, il traffico di esseri umani, il traffico di droga, l'evasione e la frode fiscali, il finanziamento del terrorismo o altre attività illecite che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini dell'Ue. In secondo luogo, lo scandalo derivante dalla pubblicazione dei documenti noti come “Panama Papers”, in sostanza un fascicolo digitalizzato composto da oltre 11 milioni di documenti riservatissimi tratti dagli archivi dello studio legale panamense Mossack-Fonseca, concernente informazioni dettagliate su 214mila società offshore, utilizzate come “schermo” di copertura per attività spesso legate a fatti illeciti. È in questo quadro che nasce la V direttiva antiriciclaggio.

L’abc della V direttiva
In sintesi, la direttiva Ue n. 2018/843, cioè la V direttiva antiriciclaggio, tratta i seguenti temi. In materia di valute virtuali considera particolarmente rischioso l’anonimato ad esse correlato, sia per un possibile utilizzo da parte dei gruppi terroristici che per un loro potenziale uso improprio ad altri fini criminali. Per questo motivo, oltre all’assoggettamento dei soggetti che prestano i relativi servizi di cambio e di custodia agli obblighi della normativa antiriciclaggio, aggiunge la possibilità per le Unità d’informazione finanziaria di ciascun Paese di ottenere dati che consentano di associare gli indirizzi della valuta virtuale alla reale identità del proprietario, prevedendo anche la possibilità di consentire agli utenti di presentare su base volontaria “un’autodichiarazione alle autorità designate”. Da ultimo si chiede che gli Stati membri sottopongano i prestatori di questi servizi a registrazione. Per quanto riguarda il Registro dei beneficiari effettivi e l’interconnessione a livello europeo di informazioni su società e trust, la direttiva ha la finalità di garantire trasparenza ed accessibilità alle informazioni sui titolari effettivi di società, trust, e soggetti giuridici affini per venire incontro alle esigenze di fiducia degli investitori e dei cittadini, evitando altresì l’occultamento di attività criminali dietro strutture societarie particolari, come messo in luce dalla vicenda dei Panama Papers. A tale scopo fissa regole che garantiscano l’interconnessione e il pubblico accesso ai registri nazionali dei titolari effettivi di società e trust, accesso che viene ora esteso anche a qualunque persona fisica e giuridica che possa dimostrare un legittimo interesse. Un terzo punto si riferisce all’ampliamento della cooperazione tra le autorità a livello nazionale ed internazionale. Sono numerose le disposizioni rivolte ad implementare la collaborazione tra le autorità preposte al contrasto al riciclaggio ed al terrorismo, sia a livello nazionale che internazionale. In particolare, è stato potenziato lo scambio di informazioni tra gli Stati e la Commissione. Inoltre, il ruolo delle Financial Intelligence Unit, anche nel contrasto al terrorismo transfrontaliero, viene ancor più valorizzato consentendo loro di poter disporre di tutte le informazioni disponibili e poterle scambiare, con rapidità, in sede di cooperazione internazionale.

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