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Dal mondo

Uganda, arriva la tassa social.
Il governo: alimentano le fake news

Chi vorrà "condividere" via smartphone dovrà pagare una tassa di 3,5 centesimi di euro al giorno

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Se negli ultimi anni si fa un gran parlare di web tax, ovvero di una nuova tassa destinata ai giganti dell’economia digitale, c’è chi invece ha pensato di tassare gli utenti che utilizzano i principali social network sul proprio smartphone. Succede in Uganda, dove il Parlamento ha approvato nelle scorse settimane una tassa da 200 scellini al giorno per chi possiede una sim abilitata alla navigazione internet e ai social network. A renderlo noto un servizio della BBC.
La misura è stata caldeggiata dal presidente dell’Uganda, il 73enne Yoweri Museveni, per contrastare la diffusione delle fake news e scoraggiare l’uso dei social per fare lugambo (ovvero “pettegolezzo”). Inoltre, è stata approvata una tassa sulle transazioni di denaro effettuate online, per finanziare i conti pubblici del Paese.
 
3,5 centesimi al giorno per poter utilizzare i social
Dal primo luglio prossimo gli ugandesi che possiedono una sim card per connettersi a internet e ai social network come Facebook, WhatsApp, Skype, Viber e Twitter dovranno pagare una tassa di circa 3 centesimi e mezzo al giorno se vorranno continuare ad usufruire dei servizi connessi. È quanto prevedono le nuove misure varate dal Parlamento ugandese, anche se non sono ancora chiare le modalità di attuazione di questa nuova tassa. Per esempio, mancherebbe un monitoraggio completo di tutte le sim utilizzate nel Paese e si dovrebbe capire come differenziare chi si connette semplicemente ad internet da chi utilizza anche i social. Museveni ha, infatti, dichiarato di non volere scoraggiare l’uso di internet per scopi educativi o di ricerca.
Secondo i dati dell’Uganda Communications Commission sono circa 24 milioni gli ugandesi che hanno accesso a internet, ovvero la metà della popolazione complessiva. La tassa dovrebbe comportare un gettito non indifferente, visto l’utilizzo intenso che viene fatto delle piattaforme social. Secondo i dati ufficiali, ad esempio, sono oltre due milioni di ugandesi attivi su Facebook.
Il pacchetto approvato nelle scorse settimane prevede anche una tassa dell’1% sulle transazioni di denaro effettuate online.
 
Le reazioni
Una delle principali critiche contro la nuova tassa riguarda una possibile limitazione della libertà di espressione, soprattutto in vista delle elezioni del 2021, a cui lo stesso presidente Museveni potrebbe ripresentarsi. Durante il voto del 2016, d’altro canto, il governo aveva già silenziato i social network.
Inoltre, i più critici fanno notare che la tassa dell’1% sulle transazioni colpirebbe anche le fasce più povere della popolazione, che in genere non fanno ricorso ai servizi bancari tradizionali ma si servono molto spesso di quelli online. “Chi guadagna meno di un dollaro al giorno” ha sottolineato persino Patrick Nsamba, deputato del partito del presidente, “rischia di ritrovarsi la schiena spezzata”.
 
La nuova misura per finanziare i conti pubblici
Oltre alle motivazioni legate alla diffusione di pettegolezzi e fake news, il governo ha sottolineato come questo pacchetto sia indispensabile per abbattere il debito pubblico e consentire al Paese di far fronte al peggioramento dei conti. Si cerca, infatti, di provare a diminuire la dipendenza dai sostenitori esterni, cercando risorse all’interno del Paese.
 
I casi di Tanzania e Kenya
Anche altri Paesi dell’Africa orientale, come la Tanzania e il Kenya, stanno provando a contrastare la diffusione di notizie false o tendenziose in rete, sebbene le misure adottate potrebbero dare adito a tentativi di censura della libertà di espressione.
La Tanzania ha introdotto recentemente una tassa che si applica a blogger ed editori online. In Kenya, invece, si punta a colpire chi commette crimini informatici, tra cui la pubblicazione di notizie false, con multe e ammende molto pesanti e persino il carcere fino a due anni.
 
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