Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Dal mondo

Uk: al debutto Challenge. Il sito di governo e cittadini

Più temi da dibattere ma la maggioranza dei navigatori sulla rete attende un solo argomento: il fisco

louis vuitton challenge - sfida velica
Un sito web, dedicato, per porre un freno al moltiplicarsi di norme, regolamenti, procedure e documenti, nel complesso quasi 21mila, con in testa il fisco naturalmente, che ogni anno, puntualmente, finiscono per sottrarre tempo e denaro a milioni di cittadini britannici. Si tratta, secondo l'attuale premier in carica, David Cameron, d'una soluzione talmente innovativa che riconsegnerà al Regno Unito, dopo decenni di gregarismo, il ruolo di guida alla testa d'una avanguardia, a dire il vero timida, di Stati che da anni investono proprio sul colloquio diretto con i cittadini, i lavoratori, i contribuenti e gli elettori, piuttosto che trincerarsi dietro la rigidità delle norme e le emergenze incombenti. Il nome della nuova piattaforma varata dal governo britannico è netto sia nelle finalità che si pone sia con le difficoltà con le quali si confronterà: Challenge, sfida appunto.

Su Challenge dibattito a misura di outlet - Il novo spazio sulla rete, gestito dal governo britannico, ogni mese si dedicherà a un dibattito pubblico, con scambio d'opinioni e suggerimenti, su di un tema definito. Nello stesso tempo, il sito, sempre per un mese, offrirà l'intera biblioteca con la normativa oggetto del contendere. Dopo trenta giorni vi sarà una staffetta tra argomenti, anche contrapposti, che si succederanno al centro del dibattito. A partire da quel momento, il ministro in carica nel cui ambito rientra il tema trattato, avrà 3 mesi di tempo per produrre una risposta al pubblico con cui, a seconda dei casi, proporrà modifiche, o innovazioni sostanziali, oppure, semplicemente spiegherà le ragioni dello status quo.

Challenge alla prova del fisco - L'iniziativa, sponsorizzata dallo stesso premier, ha ricevuto una fredda accoglienza da parte del popolo della rete. Anzi, in molti evocano già il confronto su tasse e imposte come una sorta d'esame vero. Soltanto una volta superato questo test, soltanto allora, la maggioranza degli internauti s'è detta pronta a esprimere un giudizio sul nuovo sito.

Le sanzioni crescono, perché? - Peraltro, il tema del momento, che molti hanno già ben in mente è il seguente: le aliquote crescono, gli adempimenti si moltiplicano e, per finire, le sanzioni per chi invia in ritardo la propria dichiarazione dei redditi esplodono verso vette mai raggiunte prima. Dunque, quali sono le ragioni d'un tale accanimento? In realtà, sull'argomento i responsabili dell'Economia non hanno atteso che il tema del fisco comparisse sul sito. La risposta è giunta puntuale e in largo anticipo. Il ritocco verso l'alto delle sanzioni è dovuto, in via generale, a un solo fattore: il mancato rispetto delle regole nient'affatto dovuto a complicazioni normative e procedurali, ma con il solo fine di non pagare il dovuto.

I numeri al centro del dibattito, più ritardi e più paghi - In pratica, secondo uno studio recente dell'Agenzia britannica delle Entrate, su oltre 9 milioni di lavoratori autonomi e professionisti, il 5%, all'incirca 450mila, ritualmente, quasi come fosse oramai una tradizione, evitano di proposito di inviare le rispettive dichiarazioni dei redditi nei tempi dovuti. Una dimenticanza studiata che ripetono con assiduità ogni anno e che comporta un moltiplicarsi dei controlli e del lavoro degli uffici e al contempo un ritardo cronico nel trasferimento delle somme dovute. Risultato, i contribuenti che praticano questo regime ne traggono dei benefici pagando, a conti fatti, una sanzione modesta, mentre l'Amministrazione ne esce over-stressed e i costi, che ricadono su tutti i contribuenti indistintamente, si gonfiano. Ora però le cose cambieranno e maggiore sarà il ritardo più salato sarà il dazio fiscale da pagare per mettersi in regola. Molto salato, forse troppo. Quanto? Nel caso d'una dimenticanza che supera i 12 mesi, la sanzione sarà di almeno 1.600 sterline. Per intenderci 1.800 euro. Come ci si arriva, semplice, superato il mese d'attesa, il fisco applicherà una sanzione di 10 sterline per ogni giorno di ritardo, e così via fino a un massimo di 900 sterline. A questo punto, entrati nell'area temporale oltre i tre mesi si pagherà una flat tax di 300 sterline, o in alternativa, il 5% dell'imposta dovuta. Questo fino al sesto mese, quando alle 300 sterline ereditate in precedenza si sommeranno altre 300 sterline o, in casi gravi, una sanzione pari all'intero ammontare dell'imposta dovuta. Dunque, oltrepassato il dodicesimo mese ecco che il ritardatario si troverà di fronte lo stop da 1.600 sterline. Sono molti quelli che si chiedono l'esito derivante dall'applicazione d'un sistema sanzionatorio così rigido e le finalità, e per questo già pregustano su Challenge la comparsa del tema dedicato al fisco. Il responsabile dell'Economia è avvisato.
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/dal-mondo/articolo/uk-al-debutto-challenge-sito-governo-e-cittadini