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Dal mondo

Ungheria, un’imposta sulle vendite
per finanziare l’emergenza Coronavirus

Un decreto del Governo ha introdotto dal 1° maggio un’imposizione progressiva sul fatturato per gli operatori medio-grandi del commercio al dettaglio

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Mentre in tutto il mondo si cerca il giusto mix di misure per rendere più leggero il peso fiscale di operatori economici e cittadini, il Governo ungherese ha scelto una via alternativa, introducendo un’imposta straordinaria. Si tratta di un’imposta sul fatturato che graverà sui grandi soggetti, per lo più multinazionali, attivi nel commercio al dettaglio, dalle catene di supermercati, abbigliamento, mobili, elettrodomestici, compreso l’e-commerce, e che contribuirà a finanziare il piano di sostegno economico predisposto per l’emergenza Covid-19. La nuova imposta, approvata il 14 aprile con un decreto del Governo e già in vigore dal 1° maggio, prevede l’applicazione di aliquote progressive per scaglioni di fatturato e andrà a colpire i rivenditori al dettaglio che l’anno precedente abbiano prodotto un volume d’affari di almeno 500 milioni di fiorini ungheresi (all’incirca 1,4 milioni di euro). L’imposta è al momento connessa all’emergenza Covid-19: il decreto del Governo l’ha prevista, infatti, come forma temporanea di cofinanziamento al piano di misure economiche adottate in risposta all’emergenza epidemiologica, ma è in previsione l’adozione a regime anche una volta conclusa l’emergenza.

Come funziona la nuova imposta sulle vendite
A versare l’imposta saranno gli operatori economici, residenti e non residenti, che svolgono in Ungheria un’attività di commercio al dettaglio in svariati mercati, da quello dell’abbigliamento alla tecnologia, ai cosmetici, al carburante. Si tratta di un’imposta progressiva sul fatturato, che si applicherà al di sopra dei 500 milioni di fiorini, e che quindi escluderà i piccoli negozianti. Si andrà dall’aliquota più bassa, pari allo 0,1%, per i fatturati compresi tra 500 milioni e 30 miliardi di fiorini, allo 0,4% per lo scaglione da 30 a 100 miliardi per poi schizzare al 2,5% oltre i 100 miliardi (285 milioni di euro). La base imponibile va calcolata su base annua rispetto al volume d’affari dell’anno precedente e va poi ragguagliata a tutto il periodo in cui durerà l’emergenza a partire dal 1° maggio in avanti. Il versamento sarà a rate mensili con prima scadenza il prossimo 31 maggio. Per tenere conto del drastico calo delle vendite dovuto all’emergenza è stato previsto un abbattimento dell’imposta in proporzione al calo di fatturato riscontrato mese per mese in rapporto allo stesso periodo dell’anno prima, con una diminuzione minima riscontrata del 40%.

Più che una novità, un ritorno
Si tratta, per la verità, di un ritorno più che di una novità. La stessa imposta, stesso funzionamento, stessi scaglioni, stesse aliquote, era già stata introdotta una prima volta nel 2010 e successivamente sospesa. Analoghe discipline dell’ordinamento ungherese, basate sull’applicazione di aliquote fortemente progressive per i volumi d’affari più alti, come quella sul fatturato nel settore del commercio dei tabacchi e nel settore della pubblicità, sono state bocciate in questi anni dalla Commissione europea per contrasto alla normativa Ue sugli aiuti di Stato, mentre nel 2017 è stata dichiarata in contrasto con le regole europee sugli aiuti di Stato l’omologa imposta sul commercio al dettaglio adottata in Polonia, che prevedeva esattamente lo stesso meccanismo di quella ungherese. In pratica, la Commissione ha ravvisato una sorta di “discriminazione indiretta” nella modalità di calcolo di una base imponibile che preveda un forte differenziale tra i primi scaglioni e quelli più alti.

L’ok della Corte di Giustizia europea
Questa valutazione è stata rovesciata lo scorso 3 marzo da una sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha invece dichiarato legittimo il meccanismo dell’imposizione ad aliquote differenziate sul fatturato proprio in relazione alla legge ungherese “antenata” della disciplina appena reintrodotta. Per l’imposta sulle vendite al dettaglio il vantaggio indiretto – sollevato da una multinazionale britannica davanti al giudice ungherese che poi ha rimesso la questione alla Corte Ue -  avrebbe riguardato i player nazionali a scapito dei concorrenti esteri: le imprese residenti, infatti, in gran parte di ridotte e medie dimensioni, sarebbero rimaste escluse dall’imposta del 2010 o al massimo avrebbero sostenuto solo il primo scaglione, diversamente dai grandi competitor esteri, che essendo praticamente gli unici operatori ad arrivare agli ultimi scaglioni (parecchio più costosi dei primi), avrebbero subito un carico fiscale sbilanciato. Nella recente sentenza, tuttavia, i giudici comunitari hanno rilevato che il sistema non genera discriminazioni sulla base del luogo di residenza delle imprese, dal momento che tutti gli operatori attivi nei settori interessati dall’imposizione devono applicare la stessa disciplina e sono soggetti allo stesso carico fiscale a parità di fatturato. Il fatto che pressoché solo operatori stranieri arrivino ad acquisire sul mercato ungherese i volumi di vendite soggetti agli scaglioni più alti non giustifica di per sé una situazione illegittima o in contrasto con la normativa europea sulla concorrenza.

In previsione l’adozione permanente
Col via libera della Corte di Giustizia europea, il Governo ungherese ha immediatamente reintrodotto l’imposta, che sostanzialmente riporta la stessa disciplina, compresi aliquote e scaglioni, della legge originaria. La disciplina è al momento temporanea e incardinata all’interno delle misure di finanziamento previste per il piano economico stanziato nel periodo dell’emergenza. Il Governo stima di ricavarne quest’anno entrate per 36 miliardi di fiorini ungheresi (circa 100 milioni di euro), un contributo che andrà a cofinanziare il piano di azioni economiche per l’emergenza della pandemia di Coronavirus. Tuttavia, nei piani c’è un consolidamento dell’imposta. Già il 28 aprile scorso, l’Esecutivo ha presentato in Parlamento un disegno di legge per confermare il tributo in via ordinaria anche quando l’emergenza sarà conclusa.
 

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