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Dal mondo

Usa, in arrivo 150 milioni di
dichiarazioni dei redditi nel 2019

Il Commissario dell’Irs ringrazia i cittadini che contribuiscono a finanziare il 95% delle risorse pubbliche

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Negli States la stagione fiscale 2019 si è chiusa il 15 aprile. In realtà, non per tutti. Infatti, negli Stati in cui il termine per l'invio della dichiarazione dei redditi coincide con festività locali e per determinate categorie di contribuenti, ad esempio i militari che operano in zone di combattimento, i tempi sono tradizionalmente più dilatati, estesi in via automatica e senza la necessità di proroghe formali. A questi soggetti si aggiungono poi diverse categorie di contribuenti che possono far richiesta formale di una estensione. Al riguardo, sono attese 14 milioni di tali richieste entro la fine di aprile. Non a caso, la Corte Suprema Usa, anni or sono definì il sistema fiscale statunitense come un “motore che genera risorse pubbliche in grandi quantità ma a colpi di tosse”, sottolineandone l’estrema flessibilità riguardo termini e scadenze. Comunque, è già tempo di un primo bilancio. Il primo, tecnico, è affidato ai numeri, il secondo, invece, è contenuto nel messaggio che il Commissario dell'Irs (Internal revenue service) ha rivolto ai contribuenti ringraziandoli.

I numeri attraverso lo sguardo tecnico: milioni di profili fiscali corrono online
Già a inizio aprile l'Internal Revenue Service aveva ricevuto e in parte lavorato 103 milioni di dichiarazioni dei redditi individuali, cui hanno già fatto seguito l’elaborazione e l’emissione di 78 milioni di rimborsi fiscali pari a un ammontare di circa 221 miliardi di dollari. In pratica, ad oggi il valore medio di ogni singolo rimborso è di 2.800 dollari, di fatto mettendo a segno un incremento del 10% rispetto a quanto registrato nel triennio passato. Ma si tratta, è corretto rammentarlo, di una stima iniziale che non tiene conto di 50 milioni di dichiarazioni dei redditi individuali che ancora mancano all’appello o che sono ancora in via di lavorazione e che potrebbero, una volta lavorate, modificare verso il basso il valore medio dei rimborsi fin qui liberati e rendicontati.

Il messaggio del Commissario dell’Irs
Il contenuto del messaggio indirizzato dal Commissario dell'Irs a milioni di contribuenti guarda ai numeri, ma anche ad altre considerazioni. Riguardo ai numeri, sappiamo che 130 milioni di contribuenti hanno già inviato le loro dichiarazioni dei redditi all’Irs, e dall’Agenzia, come detto sopra, apprendiamo che di queste 103 milioni sono già state lavorate tanto da definirne i livelli di rimborso fiscale spettante per ciascuna. Ma il Commissario dell’Irs va oltre, ricordando, non commemorando, come il sistema fiscale statunitense sia fondato sull’adempimento spontaneo, volontario, di un obbligo, quello fiscale, in particolare riassumibile nel pagamento del dovuto, che milioni di contribuenti annualmente rispettano. Talmente elevato tale livello di compliance, almeno secondo il Commissario, che nel 2019 sono attesi versamenti complessivi di 3.500 miliardi di dollari. Un ennesimo record, se la cifra sarà confermata. E comunque, con tale somma si finanzieranno il 95% delle attività e dei servizi che lo Stato offre ai suoi cittadini. Insomma, un inno alla compliance fiscale del contribuente medio Usa, e al grande lavoro svolto dai dipendenti del fisco, da una contea all’altra degli Usa. Tant’è che sulle 130 milioni di dichiarazioni pervenute, il Fisco avrebbe già messo in cantiere 250 miliardi di rimborsi fiscali, di cui 221 miliardi, come detto sopra, già ufficializzati in quanto emessi effettivamente, cioè indirizzati ai contribuenti. Ecco, tra i numeri, emergere anche la figura del funzionario del fisco come “ambasciatore” tra Stato e individuo, tra Ente superiore e cittadino che di quell’entità è azionista primario, per diritto. Un messaggio davvero innovativo, rispetto ai rituali passati, che culmina con un riferimento al sistema informatizzato del fisco Usa, capace di lavorare quasi 2 milioni di dichiarazioni dei redditi in una sola ora, in pratica, 536 dichiarazioni dei redditi al secondo.

Pagare sì, anche in modalità elettronica
Negli Usa, le modalità per pagare le imposte e le tasse non mancano certo, anche ai cittadini più sprovveduti. Secondo i dati più recenti raccolti sia dall'Irs sia dal Gao, l'equivalente Usa della Corte dei Conti italiana ma in misura piuttosto estensiva, i pagamenti di imposte, tasse e tributi ormai nel 60% dei casi viaggiano seguendo diverse autostrade elettroniche, informatiche e online. Iniziamo l’elenco degli strumenti che si aprono ai contribuenti Usa: c'è l'Electronic payment options; a seguire, l'IRS Direct Pay,  e ancora, The IRS2Go app, una app utilizzata soprattutto dai giovani e da chi compila e invia online la dichiarazione dei redditi; c'è spazio anche per il Direct Pay and Card, per chi non si stacca dalla propria carta di credito o di debito, oppure, per l'utilizzo dello stesso software reso disponibile dal Fisco, lo stesso vale per l'Electronic Federal Tax Payment System e per l'EFTPS Voice Response System.

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