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Dal mondo

Usa, i confidenti del Fisco
protestano: compensi lenti

Ma l’Agenzia delle Entrate ribatte, evidenziando che in quattro anni sono stati sborsati 200 milioni di dollari

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Us Tax Confidential. Delatori, spioni, informatori, gole profonde? Niente di tutto questo. Infatti, il termine tecnico, come riportato nelle note ufficiali e nei documenti pubblicati di volta in volta dall’Amministrazione finanziaria statunitense, l’Irs, è quello di “whistleblower”, tradotto, in maniera codificata, più formale, come “confidenti”. E si tratta di personaggi simbolo e allo stesso tempo concreto, pronti a individuare, all’interno delle società e delle imprese per cui lavorano, procedure e pratiche illegali, o illecite, che conducono a frodi fiscali senza ritorno, né giustificazione, e ad attività di evasione ed elusione prive di giustificazione. Ed è qui, a questo punto, che il dipendente d’una azienda, magari alle prese con le maglie strette della propria coscienza, o con i più diversi rimorsi etici, oppure, come affermano i critici, allettati dalla generosità degli eventuali benefici monetari in arrivo, decide di allertare il Fisco, sporgendo il proprio mouse oltre lo spioncino che segna il limitare dell’Agenzia delle Entrate statunitense, sempre molto reattiva nel recepire simili segnali d’allerta.
 
Le lungaggini nei pagamenti allontanano i confidenti - Ora però, dopo anni di vero e proprio boom, il meccanismo sembra prossimo ad incepparsi. Il motivo? Piuttosto semplice. Non si tratta di norme speciali allo studio del Congresso, o peggio, del costituirsi di comitati indipendenti pronti a chiedere ai senatori più radicali e tassativi in materia di tasse lo stop definitivo e quindi la chiusura di questa esperienza, no il problema è tutto interno all’Irs. In sintesi, i pagamenti, ireward, cioè le somme attesa dal confidente come riconoscimento in cambio del duro lavoro svolto, tardano a raggiungere i conti degli informatori. Insomma, le procedure sono lente e, sorta di effetto Crisi, determinati flussi in uscita di denaro pubblico, versamenti che seguono percorsi necessariamente speciali, sono oramai soggetti ad una stretta tassativa. L’economia si sta riprendendo, pubblicamente il Paese è rivolto a correre sul cavallo della crescita e non del rigore, questa politica economica, e di gestione dei flussi in ingresso e in uscita, non implica necessariamente un generale “allentate le cinture di sicurezza”, così che somme continue, e piuttosto corpose, prendano commiato dai conti pubblici per raggiungere il Mr Smith prescelto in attesa. Tempi e controlli sono quindi non dribblabili, anche si tratta d’un  “whistleblower”.
 
Ansie future in cerca di cash sonante - La risposta degli informatori del Fisco è stata immediata, e in parte ampiamente giustificata. In breve, come si fa a mettere a rischio la propria carriera professionale, nessuna azienda concederà un’assunzione anche al miglior manager annoverato come confidente del Fisco, senza avere risposte certe e immediate, anche nel senso dei pagamenti attesi come riconoscimento di quanto fatto, dall’Agenzia delle Entrate? Difficile dar loro torto. La soluzione sembra ovvia, infatti sarebbe sufficiente indirizzare monete sonanti, e in quantità ragguardevoli, sui depositi bancari del  “whistleblower”. Ma la lentezza, anche precauzionale, che governa certe procedure è difficile da superare, anche negli States.
 
Confidenze fiscali, fuori i dati – Chiamata in causa in materia, l’Irs ha risposto immediatamente, per sedare in anticipo eventuali malumori dei senatori più anti-tasse. Ed ecco la stele di numeri che ha lasciato molti osservatori, fuori e dentro il Palazzo, piuttosto perplessi. Tanto per incominciare, nel 2013 ai confidenti sono stati pagate somme pari a 53 milioni di dollari, mentre nel 2012 l’esborso aveva superato i 128 milioni di dollari. Somme, sostiene il Fisco Usa, decisamente superiori agli 8 milioni del 2011 e ai 19 milioni di dollari del 2010, anno d’esordio dell’iniziativa. Insomma, complessivamente sono stati versati più di 200 milioni di dollari nel corso d’un quadriennio. Bene, ma quanto è stato recuperato dall’evasione e dalle frodi fiscali grazie alle confidenze, o collaborazioni, fornite da centinaia di informatori? Una cifra inattesa che fa riflettere molti, più di 1 miliardo e mezzo di dollari. Esattamente quanto sarebbero in grado di recuperare 10mila detective del fisco, sui 130 mila di cui dispone l’Amministrazione finanziaria, nello stesso periodo di tempo. Tecnicamente, considerando anche il costo d’ogni singolo dipendente, il programma a misura di confidenza ha determinato un recupero di somme evase extra e a costo quasi pari a zero. Tanto che alcuni ricercatori universitari, anche professori affermati, iniziano a pensare che questo metodo, considerato più etico che profittevole, una volta esteso e generalizzato potrebbe condurre a una lotta all’evasione fondata più su meccanismi civili, e sociali, che non puramente tecnico-amministrativi. Insomma, una rivoluzione nel rapporto fisco-contribuenti. Per altri, a onor del vero, si tratterebbe di pure invenzioni. L’unica cosa certa è che il programma funziona, a oggi, e quindi nonostante l’incrociare le braccia, anzi, i mouse, minacciato dai “whistleblower”, l’iniziativa continuerà.
 
Quanti sono i confidenti del Fisco? – Pochi, tanti, difficile conoscere la reale misura del fenomeno. L’unica certezza, numerica, è nelle segnalazioni che il Fisco ha fatto proprie, escludendo quindi quelle scartate. A conti fatti, gli informatori sono stati, almeno quelli promossi, 335 nel 2013 e 332 nel 2012. Sempre intorno ai 300 sia nel 2011 sia nel 2010. Insomma, di sicuro sono più di mille, ma considerando anche gli esclusi si parla di quasi 10 mila. Una piccola task force pro-Irs.
 
Come funziona il Programma di “confidenze” ideato dal fisco – Uno speciale ufficio dell’Amministrazione riceve messaggi registrati, o inviati via mail, dei potenziali informatori. Nel messaggio è segnalata, con ricchezza di particolari, e ben articolata, la pratica illecita messa in atto dall’azienda per cui si lavora. A questo punto, un team di specialisti del Fisco decide se condurre di fronte a un giudice determinate denunce o se scartarle perché irrilevanti, anzi, immotivate, cioè inconsistenti. Se in giudizio l’Irs ha successo, al confidente andrà pagata una somma che varia, a seconda dell’importanza della segnalazione trasmessa all’Irs, tra il 15 e il 20% di quanto il contribuente, in questo caso l’impresa, sarà chiamata a rifondere all’erario in termini di imposte evase, interessi e sanzioni. Comunque, all’informatore spetta una somma non inferire a 200mila dollari. Supponiamo che il successo in giudizio dell’Irs conduca al recupero di 10milioni di dollari, in questo caso al confidente potrebbe andare una somma oscillante tra i 2 milioni di dollari e il milione e mezzo. Comunque, la norma prevede anche che l’Agenzia delle Entrate proceda di fronte a una corte, a un giudice tributario, soltanto nei casi in cui le somme attese in ingresso, recuperate in caso sia l’Amministrazione a prevalere, risultino superiori ai 2 milioni di dollari. Sotto questa somma l’eventuale denuncia del confidente resta inevasa.
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