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Dal mondo

Usa, dal 2000 al 2003 donati oltre 500 miliardi di dollari

Una cifra significativa confluita nelle casse dei 900mila soggetti abilitati a ricevere le somme e che nel 2004 hanno dichiarato 1500 miliardi al Fisco
In termini di ricavi nelle casse degli ospedali e delle università americane, circa 110 mila, finiscono ogni anno oltre 800 miliardi di dollari. Nei bilanci delle fondazioni private, che sono più di 100mila, scivolano invece 218 miliardi di dollari l’anno. L’arte e la cultura si devono accontentare di soli 40 miliardi di dollari. Naturalmente, nei molteplici settori del no-profit in versione Usa, al di fuori di quelli menzionati, a tutt’oggi oggi piove la quota restante della generosità dei cittadini.
Siamo a Natale e anche quest’anno, come si ripete oramai ritualmente da almeno un decennio, sarà per l’ennesima volta il contribuente americano a far mostra del primato mondiale della generosità e a vestire i panni di Babbo Natale. Infatti, considerando le somme donate in favore di centinaia di migliaia di istituti, centri di ricerca, fondazioni e una vasta gamma di organizzazioni collaterali che operano nel settore del no-profit, una sorta di jungla composita e variegata che negli Usa raccoglie oltre 900 mila centri riconosciuti dalle competenti autorità federali di Washington, nel periodo 2000-2003 oltre 500 miliardi di dollari sono scivolati al di fuori delle tasche dei contribuenti statunitensi per riversarsi sui bilanci dell’universo dei soggetti che, in diversi settori, dalla sanità all’educazione, dalla difesa dell’ambiente alla ricerca, si occupano di temi ed offrono servizi a costi, non sempre per la verità, prossimi allo zero.
Dal 1990 a oggi donati oltre 1000 miliardi di dollari
La corsa delle donazioni ha oramai raggiunto delle somme davvero inattese per la loro estensione. Nel 2004 e nel 2005, le stime parlano di elargizioni significative che, con molta probabilità, si fermeranno intorno a una media non inferiore ai 145 miliardi di dollari per singola annualità. Secondo il Joint Committee on Taxation, Commissione congiunta Affari e Finanza del Senato, se il trend delle donazioni dovesse restare costante anche nel prossimo quinquennio, l’Erario federale potrebbe registrare una perdita sul versante delle entrate fiscali superiore ai 220 miliardi di dollari. Nel 2003, per esempio, oltre 38 milioni di contribuenti americani hanno effettuato delle donazioni riportandole ufficialmente all’interno della loro dichiarazione dei redditi. Nel 2004 e 2005 il numero dei contribuenti generosi dovrebbe salire a quota 40 milioni. In pratica, riassumendo la contabilità del profilo generoso degli americani, dal 1990 ad oggi oltre 1000 miliardi di dollari sono stati destinati al settore del no-profit. Si tratta di somme dalla taglia piuttosto significativa che risultano decisamente superiori ai flussi finanziari complessivi che il Governo Usa stanzia annualmente per alimentare il proprio Welfare nazionale, incluse le risorse destinate a finanziare gli aiuti allo sviluppo indirizzati a sostegno dei Paesi poveri o emergenti.




*Numero dei contribuenti americani che hanno effettuato delle donazioni dal 2000 al 2003. Fonte: IRS, Tax Foundation.
(I dati riportati nel grafico sono espressi in milioni in riferimento al numero degli americani che donano e, riguardo alle somme donate, in miliardi di dollari).
Perché gli americani sono così generosi?
E’ difficile analizzare il perché di tanta generosità esibita ritualmente da decine di milioni di statunitensi col passare degli anni, anzi, di decenni. In realtà, almeno secondo la stragrande maggioranza degli esperti, i contribuenti Usa sarebbero afflitti da una passione piuttosto accesa nei riguardi delle consistenti deduzioni che il Fisco federale offre a chi dona. In pratica, le somme riportate in dichiarazione in forma di donazione consentono automaticamente di restringere la taglia del reddito imponibile di una somma equivalente. E’ per questa ragione che il gettito erariale annualmente vede sfuggirsi risorse significative che, in realtà, grazie alle deduzioni legate alle libere donazioni, scivolano al di fuori dei forzieri del Fisco. Il ricorso alle deduzioni, finalizzato alla diminuzione della bolletta da versare all’Erario, è talmente generalizzato e massiccio che l’Irs ha dovuto nel tempo inserire una sorta di tetto che impone alla deduzione un confine invalicabile, oltre il quale, nonostante la somma donata sia superiore, non si può andare. Questo limite è pari al 50 per cento del reddito dichiarato che costituisce quindi un Limes contabile invalicabile. Peraltro, dato che anche le proprietà immobiliari possono essere donate, sovente le grandi aziende si liberano di patrimoni ingenti che, al prezzo di mercato, consentono di riequilibrare in maniera piuttosto semplice il rosso dei bilanci delle imprese. Il rapporto tra agevolazione fiscale e generosità è così stretto che, almeno secondo un’indagine condotta dal Cato Institute alcuni anni or sono, un americano su tre, tra quelli che donano, ammetterebbero apertamente di farlo soltanto per assicurarsi i relativi benefici fiscali connessi all’elargizione.

I numeri del no-profit in Usa
L’universo dei soggetti, almeno 900 mila, che negli States sono abilitati a ricevere le donazioni dei privati, costituisce una vera e propria industria, il cui fatturato nel 2004 è stato di oltre 1500 miliardi di dollari, una somma vicina al Pil italiano. Nel dettaglio, nelle casse degli ospedali e delle università americane, circa 110 mila, finiscono ogni anno oltre 800 miliardi di dollari. Nei bilanci delle fondazioni private, che sono più di 100 mila, scivolano invece 218 miliardi di dollari l’anno. L’arte e la cultura si devono accontentare di soli 40 miliardi di dollari. Naturalmente, nei molteplici settori del no-profit in versione Usa al di fuori di quelli menzionati fino ad ora piove la quota restante della generosità dei cittadini.
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