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Dal mondo

Usa: dal Fisco una ricetta ad hoc
per salvare l’ambiente e il pianeta

A proporre la soluzione è il MIT di Boston che ha pubblicato uno studio recente sul tema e le sue implicazioni

MIT_logo
La sostituzione dei combustibili fossili che emettono carbonio con energia pulita, tra cui l'energia solare ed eolica, è oramai non più procrastinabile. Per far questo però, molti economisti raccomandano l’introduzione d’una carbon tax su base planetaria che, di fatto, funzioni da detonatore per reindirizzare gli investimenti sulle energie pulite, visto che oggi la sproporzione tra le due è ancora elevata, in proporzione 10 a 1, cioè a ogni singolo milione di euro che si utilizza sul capitolo della ricerca delle fonti rinnovabili corrispondono 10 milioni che continuano a migrare sulle fonti tradizionali d’energia. Un numero minore di esperti, invece, ritiene utile approvare ulteriori finanziamenti, in forma di incentivi e crediti d’imposta, per la ricerca e sviluppo (R&S) nei settori chiave dell’energia pulita. In entrambi i casi, lo strumento prescelto è il fisco, introducendo una nuova forma di tassazione nel primo caso, triplicando o quadruplicando i finanziamenti pubblici in ricerca e sviluppo nel secondo caso. Insomma, il fisco sembra essere la sola bussola capace di garantire un accordo tra le due distinte visioni, ma come renderla effettiva? Secondo il MIT di Boston, tra i migliori istituti e centri di ricerca mondiali impegnati nel settore dello sviluppo tecnologico, entrambe le visioni si dovranno rendere operative, e dovranno quindi convivere, per almeno 50 anni. Oltrepassata questa soglia temporale resterà solo la carbon tax ma con aliquote decrescenti fino ad annullarsi nel corso dei decenni successivi. In pratica, sostengono gli esperti del MIT, entro un periodo di tempo stimato in 100 anni il Pianeta potrà rendersi completamente autonomo dalle tradizionali energie fossili ripiegando su energie pulite.
 
Il dilemma dell’economia: se troppe tasse rischiano di rendere il Pianeta più clean ma anche più debole economicamente - In teoria, entrambe le misure dovrebbero mirano a rendere l'energia pulita più competitiva, sotto il profilo economico, rispetto a petrolio, gas e carbone. Ma fino a che punto incentivare fiscalmente la transizione dall’energia tradizionale fossile a quella, per esempio, rinnovabile garantirebbe una tenuta dei tassi di crescita dell’Economia? Insomma, sostituendo il motore storico dell’economia con un nuovo motore potrebbe avere dei costi. Per esempio, gli economisti e gli esperti del MIT valutano tali costi in perdite sostanziali nell’ordine del 2 o del 3% dei consumi l’anno. Un gap questo che rischierebbe di condurre l’economia mondiale in una sorta di secolare bassa crescita, non per chissà quale crisi ma per il semplice effetto dell’introduzione d’una carbon tax elevata come peso. Dunque come si esce da questo labirinto?
 
La soluzione del MIT: 50 anni di carbon tax con massicci investimenti sulle energie pulite – I ricercatori del MIT hanno elaborato al riguardo un modello unico che dettaglia le dinamiche di innovazione all’interno del settore dell'energia. Così facendo, essi indicano come via d’uscita non solo una tassa sul carbonio ma un doppio binario fiscale. In sintesi, il MIT proporrebbe di utilizzare la carbon tax con moderazione e impiegare gli incentivi per la ricerca in tecnologia pulita in modo molto più sostanzioso di quanto non si faccia ora, al fine di rendere la transizione dall’energia fossile alle nuove fonti rinnovabili più veloce e, soprattutto, indolore per le economie dei diversi Paesi e per i consumatori.
 
L’intervento ideale, fisco&ricerca – Il modello elaborato dal MIT indica che una politica ideale sarebbe caratterizzata da un alto livello iniziale di sovvenzioni per la ricerca e sviluppo, trilioni di dollari, non decine né centinaia di miliardi, che si ridurrebbe a quasi zero dopo 50 anni e, in parallelo, una tassa sul carbonio che aumenterebbe in un periodo di circa 130 anni prima di cadere per effettiva assenza di fonti fossili da tassare. Lo strumento fondamentale resta il finanziamento in R&S che consente una transizione più veloce verso l'energia pulita, mentre per non rallentare la crescita economica, come un’unica carbon tax avrebbe fatto, questa sarà sì introdotta ma senza raggiungere picchi insensati nell’immediato e sempre in parallelo con i finanziamenti pubblici. In questo modo, le tecnologie pulite permetterebbero, con i vantaggi che producono, di ignorare le implicazioni negative della crescita ritardata dalla carbon tax.
 
I numeri in dettaglio - Gli effetti dei cambiamenti climatici avranno pesanti costi sociali, come del resto il non implementare questo tipo di politica su due fronti. Ritardare, per esempio, il modello ideale elaborato dal MIT avrebbe un costo di assistenza sociale equivalente a calo continuo dell’1,7% del consumo annuo, a partire da oggi. Contando, invece, solo su una tassa sul carbonio, senza sovvenzioni per ricerca e sviluppo e quindi rinunciando al mix proposto dal MIT, determinerebbe un calo dell’1,9% nelle risorse disponibili a bilancio. In pratica, il modello rivela come un vantaggio tecnologico può sostenersi solo in quanto capace di produrre entrate che possono portare a ulteriori miglioramenti nello stesso settore tecnologico. Un secondo dato è quello relativo all’inerzia che tende generalmente a favorire l’ulteriore impiego di energia fossile tradizionale.
Per costruire il modello di sviluppo da seguire, i ricercatori del MIT hanno raccolto le informazioni circa le spese di R&S, i brevetti, le vendite, l'occupazione e altro in riferimento a 1.576 imprese del settore energetico, in pratica il 19% di quello statunitense.
 
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